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Wednesday, August 31, 2016

Gela petrolizzata: dopo l'ENI la fuga. Taormina turistica: record affari.



Update 15 Maggio 2017

Fra qualche giorno si apre il G7 a Taormina.

Parteciperanno:

Justin Trudeau, Canada
Emmanuel Macron, Francia
Angela Merkel, Germania
Paolo Gentiloni, Italia
Shinzo Abe, Giappone
Theresa May, UK
Donald Trump, USA
Jean Claude Junker, EU
Donald Tusk, EU

Mmh. Perche' non l'hanno fatto a Gela?

Storia di due citta' di Sicilia,
una disse no, l'altra disse si al petrolio.

Dopo 60 anni eccoci qui.

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Gela
 



Taormina




A noi la scelta


"Negli anni sessanta, Gela era un gioiello. 
Città pulita e funzionale, acqua potabile 24 ore su 24, 
Lido la conchiglia funzionante, 
Lido Eden funzionante, 
Hotel Venezia, 
Hotel Caposoprano, Hotel ExcelSion, 
Hotel Mediterraneo, Motel Agip 
e qualche altro ancora cui non ricordo i nomi, tutti attivi.
Quattro Cinema più due all'aperto funzionanti,
 tenore di vita del cittadino medio alto, benessere e forte crescita."

 Commento di un lettore sull'articolo Quotidiano di Gela


I mercati che stanno andando benissimo su Taormina sono 
quelli della Scandinavia, quello americano ed inglese. 
Bene anche il mercato tedesco e quello russo.




Ormai alle favole petrolio = lavoro e benessere non ci crede piu' nessuno.  Ma per quei dieci che ancora sognano e soprattutto per l'ENI che continua a propagandare il suo petrol-messaggio di morte e di distruzione, ecco qui l'ennesimo faccia a faccia di due realta' siciliane che mi piace sempre mettere a confronto.

Taormina e Gela.

La prima disse no ai signori del petrolio, tanti anni fa, la seconda, scellerata, disse si.

Gli articoli parlano chiaro: Gela si svuota. Nei primi sei mesi del 2016 sono stati duemila i cittadini che se ne sono andati in nord Italia o in Germania perche' manca... il lavoro.

Ma come ... non doveva il petrolio risolvere tutto?

Non dovevano le raffinerie scintillanti portare gioia e profumi e soldi e salute a tutti? Dove e' finita cotanta speranza?

E no, non e' la natura matrigna di Leopardi a prometterlo, e' stata proprio l'ENI negli anni sessanta a promettere di tutto di piu'. 

Ma oggi, cinquanta anni dopo, su 75mila persone, in sei mesi Gela ne ha perse 2mila. In un solo semestre! Secondo il Quotidiano di Gela, tante le persone che chiudono le proprie attivita' economiche, ed i tentativi di vendere le case. Molti i viaggi a senso unico alla ricerca di un futuro migliore.

Cosa e' successo di cosi grave? Sicuramente sono stati tanti i motivi, ma uno degli elementi che ha portato a questo esodo e' stata la chiusura della raffineria ENI.

Cioe', chiude l'ENI, chiude tutto.

A Gela non c'e' stato nessun pensiero al *dopo* petrolio che inevetabilmente sarebbe arrivato, e quindi, eccoci qui. Non e' una sorpresa, perche' nel suo piccolo e mutatis mutandis Gela e' una piccola petrol-citta', come i petrol-stati russi o venezuelani.

Tutto, o quasi, ruota attorno ad una sola cosa: il petrolio e la raffineria.

E' la natura stessa del petrolio che porta qui. Alle petrol-economie, alla mono-economia. E' successo in Venezuela, e' successo in Russia. Nel suo piccolo succede pura a Gela.

In questi 50 anni, nulla altro si e' potuto o si e' voluto sviluppare qui: turismo? pesca?

Ma chi puo' pensare di venire al mare a vedere i petrolmostri? A sentire la puzza? E se manca pure l'acqua potabile, visto che le falde sono inquinate, come ci si puo' aspettare che possa sorgere qualsiasi altra attivita' sana o duratura?

L'ENI opera in Sicilia dodici concessioni sulla terraferma e sul mare, fra cui quella di Gela. Nel 2015 da questa regione e' stato estratto (secondo l'ENI) circa l'11% percento della produzione Italiana. In questo momento a Gela ci sono progetti per sviluppare il cosiddetto cluster Argo.

Cosa ha avuto Gela in cambio?

Morte e distruzione. Persone che si ammalano, bambini con difetti alla nascita, acqua inquinata. E ora pure la fuga altrove.

A Taormina invece ogni anno contano i record di presenze, c'e' vita, ci sono idee, c'e' voglia di futuro.  Ad Agosto la media e' stata di circa 120 mila persone in visita al giorno. Gli alberghi sono pieni. E i turisti arrivano numerosi in tutti i periodi dell'anno, non solo a Ferragosto. Addirittura c'e' cosi tanta gente che si parla di numero chiuso.

E il turismo, a differenza del petrolio, non finisce mai.

Basti solo pensare che il G7 del prossimo anno si terra' qui, a Taormina, mica a Gela.

Ve la immaginate la cricca Merkel-Renzi-Hollande e il futuro presidente USA in una cittadina in cui manca l'acqua potabile?

Dove puzza?

Dove vedi una enorme ciminiera, spenta o accesa che sia?

In Italia? Il paese di Dante e di Leonardo e di Michelangelo e di Venezia e di Firenze? Sono sicura che se l'ENI volesse fare un convegno internazionale non lo farebbe a Gela, lo farebbe pure lei a Taormina.

L'avro' detto un milione di volte.

Ogni petrol-concessione che arriva, ogni pozzo nuovo, ogni proposta di airgun va sempre vista in questa ottica:  cosa vogliamo fare di questa nazione, una grande Gela o una grande Taormina?

Credo che la risposta sia chiara. 










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Tuesday, August 30, 2016

Costa Rica: ancora record nel 2016 -- 113 giorni di elettricita' senza petrolio





Anche per il 2016 il Costa Rica continua la sua corsa con le rinnovabili. Grazie all'idroelettrico che fa la parte del leone, al vento e all'energia geotermica, il paese ha prodotto oltre il 96% della sua energia da fonti non fossili dal 1 Gennaio ad oggi.

Per la precisione, di circa 5,050 GWh di elettricita' generata nei primi sei mesi dell'anno, il 69% e' arrivato dall'idroelettrico, il 13% dal geotermico e il 12% dal vento. Il resto e' sole e biomasse.

A Giugno il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnovabili.
A Luglio il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnobaili.
Ad Agosto il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnovabili.

In totale da fine Maggio ad oggi, siamo a 113 giorni di elettricita' solo dalle rinnovabili.

Chi l'avrebbe mai detto? Questo piccolo paradiso del turismo e' diventato pioniere dell'energia non fossile grazie ad investimenti lungimiranti, ad una classe politica volenterosa e alla voglia di guardare avanti.  Certo, la sua posizione geografica, il fatto di non essere densamente abitata, l'abbondanza di acqua e di sistemi idroelettrici aiutano molto, ma il punto e' che lo si e' voluto, e che l'infrastruttura non e' arrivata dal cielo.

I primi impianti idroeletrici arrivano qui all'inizio del 1900, ma investimenti e progetti a scala maggiore arrivadono alla meta' del secolo. Nel 1949 venne istituito l'Instituto Costarricense de Electricidad che gestisce tutte le dighe pubbliche del paese.   Dal 1989 ci sono anche i privati.

Nel 2015 generarono il 99% dell'elettricita' dalle rinnovabili, con 285 giorni di soli sole, vento ed idroelettrico. Di questi giorni 75 sono stati consecutivi.

Quest'anno vogliono fare ancora meglio.

L'obiettivo a cinque anni, per una nazione di circa 5 milioni di persone e' di liberarsi completamente di oil and gas. Entro il 2021 vogliono  essere "carbon neutral": cioe' emettere tanta CO2 quanta ne si assorbe.

E vogliono fare questo con sistemi di trasporto elettico e/o ibridi, con l'incentivo per i veicoli non alimentati da idrocarburi, per esempio biocarburanti, e con una tassa, detta C-neutral, sugli impianti turistici che devono certificare di essere appunto carbon neutral. Cioe' possono emettere tanta CO2 quanto ne assorbono oppure devono pagare una tassa.

L'ostacolo maggiore sono ovviamente le automobili. In questo momento gli autobus sono tutti o quasi a diesel. Ma il governo cerca di svoltare: la maggior parte dei nuovi veicoli sono tutti ibridi o elettrici.


Altre cose che aiutano il Costa Rica: l'essere la quarta piu' piovosa del mondo, il fatto di non avere grande industrie impattante, cosicche possano essere piu' flessibili negli usi e non ci sia bisogno di enromi quantitativi di energia da generare. 
Sopratutto l'eliminazione dell'esercito venne con una clausola: i soldi risparmiati dovevano essere usati per salute, istruzione e ambiente. Niente soldi ai miliari, e investimenti invece per programmi sociali e di utilita' pubblica. 
L'hanno fatto veramente ed ecco qui i risultati. 



Sunday, August 28, 2016

La Zenith Energy di Scozia: richiusa e sigillata Ombrina Mare per 300mila euro





Ma chi e' stato a richiudere Ombrina Mare?

Cosa hanno fatto? Cosa faranno? Chi sono?

Eccoli. Si chiamano Zenith Energy ed hanno sede ad Aberdeen, in Scozia.  In data 22 Agosto 2016 hanno annunciato di avere finito le operazioni di chiusura di Ombrina Mare per conto della Rockhopper Exploration.

Si chiama "plug and abandonement" - tappa e abbandona - ed alla Rockhopper Exploration e' costato 250,000 sterline, circa 300,000 euro.  A causa dell'attuale crisi nel settore petrolifero il prezzo e' considerato estremamente favorevole.

L'infrastruttura che abbiamo visto parcheggiata attorno ad Ombrina per Luglio ed Agosto si chiamava
Atwood Beacon jackup drilling rig, una piattaforma mobile e temporanea che puo' essere usata a vari scopi, e che si puo' montare e smontare a piacimento.  L'altra volta che vedemmo un jack up drilling rig attorno a San Vito Marina si chiamava George Galloway, ed era quella che nel 2008 venne per installare Ombrina Mare.

Il direttore delle operazioni della Zenith Energy si chiama Chris Collie ed ha annunciato che per loro si tratta di un importante passo in avanti. Era il loro primo progetto di rimozione di piattaforma ed e' stato tutto programmato ed eseguito in cinque mesi. Prima d'ora si erano solo occupati di realizzare impianti e piattaforme e non di dismetterli. Dicono di avere eseguito i lavori seguendo i piu' stretti protocolli di HSEQ - health, safety, environment, quality.

Chiudere un pozzo non e' un gioco facile. E' costoso, delicato, ci vuole personale competente. Ci sono stati pure dei morti in alcuni casi quando le cose non sono state fatte bene. In inglese le parole sono "well kill". Uccidere il pozzo. 

La prima cosa che si deve fare e' di mettere quantita' sufficenti di fluidi pesanti nel pozzo in modo che gli idrocarburi ed altri fluidi presenti nel pozzo non possano tornare in superficie, anche quando le valvole che ne controllano l'erogazione saranno smantellate.

Di solito quello che si fa e' di usare il metodo bullhead - a testa di toro.  Si forzano dei fluidi (che sono piuttosto dei fanghi densi) nel pozzo fino a che gli idrocarburi e o altre formazioni (tipo acque di scarto o fluidi di perforazioni precedenti o gas) non vengano respinti nel giacimento iniziale.

Questo puo' essere pericoloso perche' se uno pompa materiale troppo in fretta, o calcola male i volumi,  ci possono essere problemi con le pressioni dei tubi dei pozzo, scoppi, e si puo' anche danneggiare il giacimento con l'introduzione di materiali indesiderati o innaturali.

Secondo la Zenith Energy pero' ad Omrbina e' andato tutto bene.

Sono stati poi rimossi dei cablaggi detti slickline e wireline e le valvole dette "ad albero di Natale" - cioe' i Christmas Trees che servono per monitorare pressioni e temperature, e controllare flussi di materiale in arrivo e in uscita. Hanno poi cementificato il pozzo in modo definitivo, tagliato e rimosso rivestimenti interne delle pareti del pozzo e smontato l'infrastruttura visibile dalla superficie del mare.

Secondo la Zenith, Ombrina era particolarmente delicata a causa delle alte concentrazoni di idrogeno solforato rimaste nel pozzo e perche' durante il bullheading potevano esserci sbalzi di pressione.
Anche qui, tutto e' andato come previsto, almeno secondo quello che dice la Zenith e Ombrina e' ora "permanentemente abbandonata".

Ma la risposta vera a chi ha chiuso Ombrina Mare e' un altra. Ombrina Mare e' stata chiusa grazie a tutti noi.  Siamo stati bravi, ma davvero.

Ogni tanto ci devo fermarmi a ricredermi - 8 anni, e abbiamo vinto noi.  In Italia, dove queste cose non succedono mai. Un pozzo che siede li per otto anni, che non succhia nemmeno una goccia di petrolio, e che alla fine viene smontato grazie a gente normale.

E ci devono pure rifondere 300 mila euro!

Grazie a noi.

Ad majora.

Saturday, August 27, 2016

Greensburg, Kansas -- dopo il tornado 100% rinnovabile

4 Maggio 2007, Greensburg, Kansas



Dal 2007 ad oggi

l'Ospedale crollato sopra
l'Ospedale nuovo, 100% rinnovabile, sotto
 
 





I tornado del Kansas per la stragrande maggioranza degli americani significano una sola cosa: Dorothy, la bambina del Mago di Oz, con le scarpette rosse che vola nel cielo per arrivare nella terra di Oz. Dorothy la protagonista del famoso film del 1939 con Judy Garland, diretto da Victor Fleming, che poi diresse Via col Vento.

Ma i tornado del Kansas sono anche la premessa di un altra storia, di ricostruzione, di voglia di rinascere dalle ceneri meglio di prima.

Successe tutto la notte del 4 Maggio 2007.
 
Un tornado classificato come EF-5, cioe' con venti di velocita' superiore a 320 km per ora (il piu' devastante che possa esserci) spazzo' via la maggior parte della citta' di Greensburg, un piccolo centro agricolo in Kansas.
 
Quasi tutti i 1400 cittadini persero la loro casa, in undici morirono e della citta' del giorno prima non rimase niente. 
 
Ovviamente all'inizio ci fu stupore, tristezza e angoscia. Ma presto si inizio' a pensare alla ricostruzione. Come fare? Cosa fare? .. perche' non ricostruire Greensburg secondo i criteri di archiettura verde? Di risparmio energetico? Di efficenza? 
 
In una parola, facciamo questa Greensburg green di nome e di fatto.
 
A parlare con i residenti, la decisione fu presa subito:  le prime riunioni sul da farsi vennero tenute nelle tende allestite per i senza tetto del dopo-tornado. Vennero invitati e coinvolti *tutti*. Il personale degli ospedali, i rappresentanti delle non-profit, i politici, le famiglie.
 
Alcuni decisero di lasciare la citta' per sempre. Troppo il dolore. E dei 1400 abitanti, si passo' a 775.
 
Ma fra quelli che rimasero, l'accordo fu unanime. Nonostante la distruzione ed il terrore del tornado si decise di voler usare la catastrofe come un punto di partenza per una citta' migliore.
 
I residenti di Greensburg vollero non solo costruire una citta' verde, ma costuire una citta' che potesse durare nel tempo, che potesse portare al 21-esimo secolo i loro valori di comunita' agricola e rurale, e che rispettasse il loro desiderio di autosufficenza. Non volevano essere bollati come sognatori o utopistici. Volevano invece che la citta' funzionasse, che fosse vera e migliore di prima.
 
E cosi iniziarono. Tutti a pensare a come poter rendere le nuove costruzioni il piu possibie eco-friendly ed efficenti.

In alcuni casi fu necessario spendere il *doppio* dei costi normali. Ma avevano deciso di investire nelle rinnovabili, e nessuno si lamento'. 
 
Sono passati quasi dieci anni da allora.
 
Nel 2016 gli edifici pubblici sono ora tutti LEED al piu' alto livello- cioe' con certificati ufficiali di sostenibilita' ambientale, ci sono sussidi per sole e vento per chi vuole installare impianti rinnovabili nei propri tetti e nei proprio giardini, e il masterplan della citta' ha spazio per il verde pubblico, e isole pedonali. 
 
Il modo in cui le rinnovabili sono pensate per le case dei residenti e' che quello che non viene usato viene immesso nelle rete e si viene pagati a prezzo di mercato.  E infatti il sole e il mini-eolico sono dappertutto.
 
La pubblicita' non e' mancata: ci furono storie nella stampa nazionale ed internazionale, e Leonardo Di Caprio ci fece pure uno speciale in televisione.  

E dopo quasi dieci anni, tutto cio' che e' stato speso in piu' per essere "green" nella fase di costruzione e' stato ripagato in termini di risparmio energetico e di minori costi per la generazione dell'energia. Sono nate piccole ditte specializzate nell'installazione di mini-eolico che hanno fatto il passo di qualita'. La BTI Wind Energy da Greensburg e' passata ad installare turbine in altre comunita' americane ed in Canada.
 
La citta' di Greensburg avvio' anche una partnership con la John Deere Renewable Energy ed il Kansas Power Pool per creare un piccolo parco eolico a otto chilometri dal centro cittadino. Questo parco eolico integra il solare e il mini-eolico prodotto in citta' cosicche' a Greensburg il 100% dell'energia elettrica e' da rinnovabili. Non solo, quello che avanza viene venduta ad altri comuni limitrofi.

L'ospedale, il museo civico, il municipio ed altri 10 uffici pubblici sono tutti ad alta efficenza energetica e si stima che solo questo fa risparmiare alla citta' 200mila dollari l'anno.

Oggi, la popolazione e' tornata a crescere, seppure lentamente, ci sono nuovi esercizi commerciali, e progetti per i giovani.  In televisione si parla di Greensburg come di un modello possibile di citta' verde e di speranza nel cuore del midwest americano.

E' evidente che Amatrice e Greensburg sono due cose diverse, per storia, per geografia, per il tipo di vita che ci si conduce. Ho voluto pero' raccontare questa storia perche' e' un esempio bello di speranza, per guardare un pochino avanti con un senso che non tutto e' perduto. Se l'hanno potuto fare a  Greensburg, di passare dalla distruzione ad una citta' modello, lo si puo' fare anche altrove, nei modi e nei tempi giusti.

Ecco spero che un giorno si possa riguardare indietro a questa notte del 24 Agosto e vedere che dalla tragedia e dalle notte buia buia che nessuno voleva e' venuto fuori anche qualche cosa di buono e di duraturo.  Che sia una Amatrice della buona ricostruzione, del buon vivere, dell'energia green, non importa. Ma che sia qualcosa di cui essere orgogliosi.

Passate le polemiche e il tanto parlare, la rabbia per tutto il malcostume italico dell'approfittarne e della superficialita', occorrerra' guardare avanti.

E il modo migliore che c'e' per onorare quei quasi 300 morti, per tutti quelli che hanno perso tutto, e per chi verra' dopo di noi, e' di ricostruire con onesta' una Amatrice migliore.





Wednesday, August 24, 2016

Duane e Adam e altri 40,000 che regalano una spiaggia alla Nuova Zelanda





"All those who contributed have given a wonderful gift to our nation."



Voglio raccontare una storia di umanita' bella in questi giorni del terremoto laziale.

I nostri protagonisti sono due cognati della Nuova Zelanda, Duane Major e Adam Gard’ner. Il primo ha 44 anni e fa il pastore (religioso, non di pecore) e l'altro l'allenatore di tennis.

Assieme a loro, una spiaggia lungo le coste della Nuova Zelanda, quella piu' a sud. Si chiama Awaroa Beach e fino a poco tempo fa era di proprieta' privata.

Le foto parlano da se: il mare e' qui meravogliosamente blu, pulito, pacifico.
La spiaggia e' lunga 800 metri ed e' accessibile solo dal mare o da elicottero.

Il proprietario della spiaggia, Michael Spackman, era stato generoso con i visitatori. Anche se era sua, ci si poteva andare a visitarla, a farci il bagno. In molti ci passavano davanti mentre facevano kayak magari dopo la visita ad un parco non lontano chiamato Abel Tasman National Park.

Ma era arrivato il momento di vendere. E cosi a Natale 2015 Mr. Spackman la mette sul mercato. Awaroa Beach viene descritta come "la piu' bella spiaggia del pianeta" 

Major e Gard’ner che conoscevano quella spiaggia dalle loro gite in kayak erano preoccupati che il solito palazzinaro o resortaro la comprasse, ci piazzasse il suo cemento, e che sarebbe stata la fine dell'accesso pubblico e di cosi' tanta bellezza.

La spiaggia era stata messa in vendita a 2 milioni di dollari.

Che fare.

Ne Major ne Gard'ner avevano questi soldi.

Mmh.

L'idea gli venne facile: facciamo una colletta per comprarla e poi la regaliamo alla Nuova Zelanda come regalo di Natale.  Dopotutto non e' giusto che un oasi di pace debba essere di proprieta' privata.

E cosi hanno iniziato con il crowdfunding. Il sito che hanno usato si chiama
Givealittle. Si puo' dare da un dollaro fino a che si vuole.

Avevano 3 settimane per racimolare i soldi.

E cosi hanno fatto. La storia e' rimbalzata sui social media, sui notiziari del paese e tutti hanno fatto la loro parte: scuole, individui, organizzazioni. Pure il governo ha dato 150mila dollari. Alla fine, una delle associazioni piu' note del paese, detta Joyce Fisher Charitable Trust ha donato 250mila dollari.

Raccolgono i soldi - 2 milioni e 78mila dollari. 40,000 donazioni.
Ci stanno pelo pelo.

Ma sono preoccupati: magari il venditore ha trovato qualcuno che gli offre di piu': 2 milioni e mezzo? Tre? Cinque?  E se le carte di credito dei donatori risultassero false o magari i numeri erano sbagliati? E se qualcuno dei donatori ci ripensasse?

Cosa avrebbero fatto?

Consultano un team di avvocati. Probabilmente non ci sarebbero riusciti: troppe le variabili in gioco.

Major e Gard'ner si preparano ad una conferenza stampa per annunciare che molto probabilmente non ci sarebbero riusciti a comprare la spiaggia.

Ma proprio all'ora X il governo decide di dare loro altri 200mila dollari. Si arriva a 2 milioni e 278 mila dollari.

Alle 10:30 di quella stessa sera, Mr. Spackman accetta.

La spiaggia e' di Major e di Gard'ner, che increduli e felici, la regalano al Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda.

La spiaggia e' ora parte dell'Abel Tasman National Park ed e' stata aperta al pubblico nel Luglio del 2016 - tantissimi i visitatori.

E non solo, l'idea ha preso piede in Nuova Zelanda e ci sono una miriade di altre piccole inziative del genere: crowdfunding per comprare terreni privati e farci parchi e spiagge per tutti.

I due si descrivono come persone normali che volevano fare qualcosa di buono per la propria nazione.




Ecco, mi sembrava un piccolo segnale di speranza per noi tutti.
C'e' qualcosa di rasserenante nella generosita' gratuita.