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Sunday, June 30, 2013

Romania: Monsignor Vasile contro la Chevron


"The Church does not interfere in politics 
but if the health or life of only one of my fellow men is put in danger,
 it is my duty as a priest to intervene,"

La chiesa non interferisce in politica, 
ma se la salute o la vita di uno solo dei miei concittadini e' in pericolo, 
e' mio dovere di prete intervenire

Mons. Vasile Laiu,
arcivescovo di Barlad, Romania contro il fracking
 



 God will judge each of us. 
We are born and we die only once
but I'd rather die standing than to lose my head in Chevron's mud

Dio ci giudichera' tutti. 
Nasciamo e moriamo una sola volta, 
ma preferisco morire in piedi che perdere la testa nel fango della Chevron. 


Mons. Vasile Laiu
 arcivescovo di Barlad, Romania contro il fracking

Vasile Laiu e' un arcivescovo ortodosso ed un teologo di circa 50 anni che vive a Barlad, nella Romania dell'est.

Barlad invece e' sede di una concessione mineraria della Chevron che possiede 600,000 ettari di terreno per esplorazioni petrolifere, e di shale gas in una zona rurale e povera della Romania.

Le due cose sono collegate perche' monsignor Vasile e' fra i piu' agguerriti oppositori dei progetti di fracking nella sua regione e non esita non solo a partecipare a tutte le manifestazioni di protesta, ma anzi ha portato la chiesa ad avere un ruolo primario in questa battaglia.

Quando la citta' ha vietato le operazioni di protesta, ha infatti aperto le porte della chiesa ai manifestanti ed ha definito il fracking un progetto che "threatens man, nature and future generations" e cioe' che "mette a rsichio l'uomo, la natura e le generazioni future".

L'attivismo di Laiu e' di vecchia data; dopo la caduta del comunismo nel 1989 ha cercato di aiutare i suoi fedeli ad adattarsi alla nuova vita del capitalismo senza regole e senza protezioni sociali che non ha portato qui ricchezza, ma un tasso di disoccupazione del 10%, il piu' alto della Romania.

Come sempre i trivellanti e i frackeranti parlano di lavoro, di energia a buon mercato, e rilancio dell'economia, ma anche in questo angolo lontano del pianeta sanno che non e' vero niente.

La cittadinanza e' preoccupata per la sua acqua potabile e per l'uso smisurato di acqua che il fracking richiede, essendo questa zona soggetta a siccita' e a carenze idriche. Sono preoccupati della monnezza tossica e delle acque di scarto piene di sali, sostanze carcerogene e radioattive, sono preoccupati per il bestiame e per gli ortaggi. Sono preoccupati di chi comprera' mai i loro prodotti se arriveranno i petrolieri a rovinare tutto.

Mutatis mutandis, e' la fotocopia delle nostre citta', dei nostri campi.

Sally Jones, portavoce della Chevron dice che opera con "the highest standards in terms of safety and environmental protection", e che la Chevron stessa "remains committed to being a responsible partner in Romania, actively contributing to the local communities in which it operates".

Il solito corporate-speak, cioe' il modo formale e vuoto dei petrolieri per far passare il messaggio che e' tuttappposto.

Ma Monsignor Laiu insiste e continua a levare la sua voce contro le trivelle a Barlad, e contro il governo centrale e locale, tutti favorevoli alle trivelle.

La situazione in Romania e' complessa: il primo ministro Victor Ponta, di centro sinistra ed al governo dal maggio del 2012 aveva fortemente criticato il governo precendente per avere assegnato le concessioni del fracking. Aveva pure messo una moratoria sulle trivelle in Romania.

Ma poi la moratoria e' scaduta nel Dicembre del 2012 e da quel punto sia il primo ministro che il suo opponente politico Traian Basescu si sono dichiarati a favore delle trivelle e del fracking in Romania - chissa', forse abbindolati dalle promesse anche loro.

Le stime sono di circa 538 miliardi di metri cubi di gas sparse fra Romania, Bulgaria e Ungheria.

Perche' Laiu fa tutto questo? Ecco cosa dice:

"Years ago, my four-year old daughter died from a tumour. When I asked the doctor why, he answered: 'Only God knows, father. But we are too close to Chernobyl and that could be the cause'.
I cannot remain indifferent when the environment is concerned. Life is more valuable than any money they offer us."

"Anni fa, mia figlia di 4 anni e' morta di tumore. Quando ho chiesto al dottore perche' mi ha detto 'Solo Dio lo sa, padre. Ma siamo troppo vicini a Chernobyl e questo potrebbe essere la causa'. Non posso restare indifferente quando c'e' di mezzo l'ambiente. La vita e' piu' preziosa di tutti i soldi che potrebbero mai offrirci."

Amen. 





Saturday, June 29, 2013

E' l'articolo 35, capite?



"la possibilità offerta alle compagnie petrolifere di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque a largo della costa italiana aumenta notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali"

 Prima firmataria Stefania Pezzopane, PD

E allora perche' non ha voluto votare contro l'articolo 35 del decreto Passera?
Cosa aspetta?
Non si vergogna un po?


Mi arriva, assieme al professor Franco Ortolani, una nuova convocazione a Roma, in data 4 luglio 2013 alle 8:30 del mattino, per parlare in Commissione Ambiente delle tematiche collegate alle trivellazioni offshore.

E' tutto sponsorizzato da Giuseppe Marinello, del PDL, Medico e Presidente della Commissione Ambiente del Senato, ed originario di Sciacca, in Sicilia.

La cosa mi stupisce un po' perche' sono gia' stata a Roma - pochi giorni fa e poi ancora un anno e mezzo fa. Tornero', ovviamente e faro' del mio meglio.

Ma poi, perche' mi hanno invitata di nuovo? Perche' non sono venuti a sentirmi il giorno 27 Giugno e invece mi riconvocano il giorno 4 Luglio? Mistero.

Poi mi sovviene la questione Abruzzo-Ombrina e lo schifo che si trascina da settimane e mesi.

Gianluca Castaldi del M5S ha infatti presentato una mozione contro Ombrina, che e' stata bocciata dalla maggioranza perche' hanno deciso di "calendizzare alla prossima settimana lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulla attività di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo" . Tutto questo va ad aggiungersi ad altre iniziative di Gianluca Vacca, sempre del M5S contro Ombrina Mare.

La calendarizzazione per indagini conoscitive e' voluta dal PDL, PD, Lega Nord, Scelta Civica.

Una indagine conoscitiva??? Adesso?


Ma se l'articolo 35 del Decreto Sviluppo fu approvato sotto Monti, e firmato da quasi tutti quelli del PD, PDL e da oggi Scelta Civica perche' non hanno fatto allora l'indagine conoscitiva?

Sapevano cosa firmavano allora?

O firmavano a casaccio?

O questa indagine conoscitiva e' solo un paravento per rimandare, per dare tempo ai petrolieri di organizzarsi, per aspettare Godot e mai prendersi una responsabilita' che sia una?

Ma sono parte anche io di questa indagine conoscitiva?

O fanno questa cosa per far l'ennesimo dispetto a quelli del M5S?

Ma poi, questi dove vivono? Sono anni che se ne parla, in tutta Italia e io sono sicura che molti di loro vivono in localita' vicino a zone trivellate o trivellande. Possibile che non ne sappiano niente?

Qui, cari miei il tempo di conoscere e' passato, perche' invece nel frattempo i petrolieri sono arrivati sotto le nostre case e dentro le nostre spiagge, quelle case e quelle spiagge che sono anche vostre.

Non ne possiamo piu, cari politici. Non ne possiamo piu', capite? E non potrete continuare ad abusare cosi della nostra pazienza.

Caro Legnini, cara Pezzopane: non prendiamoci in giro: volete fare qualcosa? Iniziamo con qualcosa di semplicissimo:

REVOCATE L'ARTICOLO 35 del Decreto Passera.

Tutto il resto sono chiacchere.

Friday, June 28, 2013

Ecuador: frane, oleodotti e 1 milione e mezzo di litri di petrolio

The accident has left us without water because the river we take 
potable water from is contaminated. 
The people are indignant because there is no water to drink.

Ana Riva, sindaco di Coca, Ecuador

Cosi, dopo il Canada, passiamo all'Ecuador.

Il giorno 31 Maggio 2013 in Ecuador a causa della pioggia si e' staccato del terriccio lungo la fiancata del vulcano Reventador.

Poteva essere un evento di poco conto: quella era gia' di per conto suo una zona idrogeologicamente instabile e la frana non era neanche tanto grande. Invece questi spostamenti di terreno hanno causato una piccola-grande catastrofe perche' con il carico di terriccio si e' rotto un oleodotto della PetroEcuador che era seppellito nelle vicinanze.




L'oleodotto spezzato ha cosi' causato lo sversamento complessivo di circa 420,000 galloni di petrolio, cioe' circa 1 milione e seiecento mila litri di petrolio. Il petrolio e' poi finito nei fiumi Napo e Coca, tributari del Rio delle Amazzoni e sono arrivati verso la citta' di Coca, piu' a valle.

Coca ha 80,000 abitanti e per colpa del petrolio hanno dovuto chiudere l'acquedotto della citta'. L'inquinamento e' grave - anche se i volumi di petrolio, tutto sommato non sono enormi - perche' sono stati intaccati volumi di acqua molto grandi - si calcola infatti che dal fiuma Coca il petrolio sia arrivato in Brasile ed in Peru. Il presidente dell'Ecuador ha anche chiesto scusa alle due nazioni infatti.

Il ministro dell'ambiente del Peru Manuel Pulgar Vidal, ha detto alla televisione nazionale Canal N che lo sversamento e' un “ problema grave” e che se i danni saranno elevati chiederanno compensazioni.

Queste sono le immagini pubblicate da Diario Hoy, un giornale dell'Ecuador, e mostrano quanto gravi siano state le perdite.


Tuesday, June 25, 2013

Morandi vs. D'Orsogna

Dal Fatto Quotidiano del 24 Giugno 2013. 

You can't sugarcoat BS.

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Gentile Maria Rita D’Orsogna, in questo post lei mi nomina 10 volte. 

Occorre quindi che mi presenti ai lettori. Sono Sergio Morandi, nel 1979 ho conseguito la laurea in Scienze Geologiche e a partire dal 1981 ho lavorato in diverse compagnie petrolifere. Dal 1997 al 2004 sono stato anche docente incaricato di sismica applicata all’Università della Basilicata. Dal 2007 sono amministratore delegato di Medoilgas Italia, una società petrolifera basata a Roma, sede operativa della Mediterranean Oil & Gas Plc, che ha sede a Londra. Operiamo principalmente nel bacino del Mediterraneo e in particolare in Italia, dove la nostra presenza contribuisce ad aumentare il livello di concorrenza nel settore, il che, mi creda, non è sempre semplice.

Ho la responsabilità di guidare un team di professionisti di cui sono orgoglioso: italiani, con un’età media inferiore ai 40 anni, e con capacità tecniche che personalmente reputo eccellenti.
Ci occupiamo di ricerca e produzione di idrocarburi: gas e petrolio. Il nostro è un settore con elevati livelli di rischio, non di carattere ambientale ma finanziario. Ricercare giacimenti è un’attività molto costosa che nella maggioranza nei casi non porta ai risultati sperati, anche dopo avere perforato. In questi casi, come quando i giacimenti si esauriscono, si ripristina il sito alle condizioni originali. 

Nel 2008 abbiamo rinvenuto un giacimento importante: Ombrina, quello di cui lei parla nel suo articolo. Si tratta di un giacimento che non presenta complessità ed è quindi tecnicamente semplice da produrre, il che rende le operazioni estremamente sicure. Vale peraltro la pena sottolineare che l’Inail ha certificato che in Italia l’industria degli idrocarburi è la più virtuosa, in termini di infortuni sul lavoro, dell’intero comparto manufatturiero.

Il giacimento è importante in quanto, come lei ricorda, ha una capacità stimata di 40 milioni di barili, equivalenti a circa 4 anni del consumo petrolifero della Regione Abruzzo. Certo, se come fa lei lo si pone in relazione al consumo dell’intero Paese, questo tempo di riduce a poche settimane, ma è un ragionamento che ha davvero poco senso, in quanto se lo applicassimo ad esempio agli Stati Uniti, verrebbe fuori che qualsiasi giacimento di quel Paese soddisferebbe il fabbisogno nazionale per pochi giorni. E seguendo una simile logica si dovrebbe smettere di produrre pressoché ovunque, con effetti sociali insostenibili.
Il giacimento è importante anche in termini di crescita e sviluppo, in quanto darà vita a centinaia di nuovi posti di lavoro, determinerà un gettito fiscale stimato in quasi un miliardo di euro, contribuirà a ridurre la nostra dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di fonti energetiche (non la sua, che vive in America). 

Il suo articolo è ricco di gravi inesattezze, di paragoni strumentali privi di senso reale, di avventati allarmismi, di congetture sospettose. Citarli tutti stordirebbe il lettore, lasciandolo con un senso di confusione. Mi limito perciò a citarne solo alcuni: lei parla di 80.000 Kg di sostanze incenerite ogni giorno, laddove il quantitativo è centinaia di volte inferiore e il processo non è incenerimento; lei parla di royalties al 4% quando sa benissimo che sono di quasi il doppio per il petrolio e del 10% per il gas e che le royalties sono una componente minore dell’intero aggravio fiscale, che in Italia supera il 65%; lei definisce blandi i limiti di legge italiani per talune emissioni, omettendo di dire che sono in linea con le direttive europee e che le emissioni da lei citate per Ombrina saranno oltre 10 volte al di sotto dei limiti italiani, oltre ad essere a 12 km dalla costa e con una ricaduta su questa virtualmente pari a zero; lei parla di petrolio di qualità scadente come se, nel caso fosse di una qualità che più le aggrada, ciò modificherebbe la sua posizione.

Ha però ragione quando dice che io ho un tornaconto personale da questo progetto. Questo tornaconto è la consapevolezza di cercare di fare al meglio il mestiere per il quale sono pagato, garantendo un futuro all’azienda per la quale lavoro, nel rispetto delle comunità in cui opera. Si chiama lavoro, dr.ssa D’Orsogna, e fare di tale tornaconto un’accusa è altrettanto ridicolo che accusarla di avere un tornaconto personale dalla sua attività di docente.

Lei insegna matematica in una università americana, Paese nel quale è nata e ha scelto di vivere. Sia chiaro, chi si è laureato in una disciplina può anche diventare esperto di un’altra, con studi da autodidatta. Ma non sembra questo il caso. I suoi blog sono una dichiarazione di guerra alla produzione di idrocarburi ovunque nel mondo, spesso con motivazioni che di scientifico hanno ben poco e motivata da testimonianze alquanto curiose, come quella di un contadino che denuncia che alle sue mucche sono cadute le code per colpa dell’estrazione petrolifera. 

L’ambientalismo è una forza fondamentale della società civile. E’ però necessario che sia costruttivo, dando il giusto valore a tutte le esigenze della stessa società civile. Si chiama Sviluppo Sostenibile ed è quello in cui io credo, e con me i miei collaboratori. Dire di no a tutto, combattere la produzione di idrocarburi ovunque, senza se e senza ma e con argomenti tutti tesi al cieco allarmismo è solo pregiudizio e non è utile a nessun Paese. Certamente non serve al nostro Paese, e neanche al suo.

Sergio Morandi
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Signor Morandi, grazie della risposta.

Con la sua lettera lei ha cercato di far passere me per una pazza esaltata mentre lei si presenta come una persona pacata, responsabile e addirittura interessata allo sviluppo sostenibile.  Un bel tentativo, finemente elaborato, ma non ci casca nessuno.

Chi mi conosce, chi mi legge, sa che sono una persona obiettiva, responsabile e indipendente. Sopratutto sa che non ho interessi personali in gioco, mentre lei sì, e tanti. Io non sono macchiata dal conflitto d’interessi, lei sì.

Non mi sono svegliata una mattina con una posizione preconcetta sul petrolio. Mi sono svegliata una mattina invece e ho scoperto che la mia regione stava per essere trasformata in un distretto minerario, da lei e dai suoi colleghi dell’Eni, senza che nessuno ne sapesse niente.

Anche se lei cerca ora di dipingere il suo progetto come una opera caritatevole per le sorti economiche della mia regione, lei sa benissimo che per l’Abruzzo si vuole invece applicare il modello Val D’Agri.

E io ci sono andata in Val d’Agri e tutto questo splendore e tutto questo progresso portato dall’industria petrolifera non l’ho visto. Ho visto invece la distruzione dell’agricoltura, tumori, inquinamento di aria e acqua, centraline di monitoraggio mancanti, pozzi di petrolio dietro gli ospedali, e ho visto gente che piangeva pensando a quello che i petrolieri gli avevano distrutto.

E no, non lo dice la D’Orsogna tutto questo. La D’Orsogna legge e si documenta, la D’Orsogna parla con la gente. Proprio il contrario di quello che fa la sua industria quando arriva in un territorio: riservatezza prima di tutto, perché la gente, meno ne sa e meglio è per voi. Vero?

Lei dice che Ombrina è sicura. Certo. Infatti prima che si verifichi un incidente tutti i pozzi sono sicuri. Non conosco nessun petroliere pronto a dire il contrario. Ma la nostra regione non solo non vuole incidenti petroliferi, non vuole neanche correre il rischio di averne uno. La nostra agricoltura, il nostro turismo, la nostra pesca, le nostre spiagge, il nostro modello di vita non si adattano all’industria petrolifera.  Lo capisce lei tutto questo?

Lasci decidere a noi il nostro futuro, lasci decidere a noi cosa è sostenibile e cosa non lo è e vada a imporre il suo modello di sviluppo e vada a fare la sua carità da un’altra parte.

Le sue promesse mirabilanti sulla creazione di posti di lavoro non hanno senso perché voi petrolieri contate quel poco che create ma non tutto quello, infinitamente più grande, che distruggete.
Come detto sopra, la Val d’Agri parla chiaro.

Quanto alla “coda di mucca”, non lo dice la D’Orsogna, lo dice un articolo peer reviewed. Sa cosa vuole dire? E’ così che si fa la scienza, è così che avanza il progresso e la conoscenza del genere umano. Si informi. Studi i venti d’Abruzzo, studi il mercato internazionale dello zolfo, controlli le tabelline incongruenti elaborate dai suoi tecnici, legga la letteratura sull’inquinamento prodotto dagli scarti petroliferi. Non segua il costume della sua azienda che organizza convegni-propaganda senza contraddittorio, per di più dentro una Università pubblica.

Lei parla di un team italiano. Bene, se questo team e’ italiano mi spiega perché la MOG è una società registrata a Londra? Sarà mica per qualche vantaggio fiscale? O forse in caso di incidente è più facile essere immuni da responsabilità?

E invece di cercare di farmi passare per una sovversiva, perché non ci spiega i rapporti che la sua compagnia ha con i vari Ministeri? Perché non ci spiega i rapporti intercorsi con il Ministro Corrado Clini e le frasi indirizzate a Clini:  “I danni elevatissimi che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri.”, e poi “Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo
al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitive e rapida approvazione”.

Come detto, lei potrà continuare ad attaccare la mia persona e la mia professionalità finché vuole, ma alla fine, sono le idee, sono le informazioni che ho seminato con amore in questi anni che camminano e che cammineranno indipendentemente da me e da lei.

E in caso non le fosse chiaro, non è la D’Orsogna a dirle di no, è un popolo intero, maturo, informato, cosciente che democraticamente le sta dicendo che qui non vogliamo ne Ombrina né nessun altro impianto petrolifero.

A Pescara il giorno 13 Aprile c’erano 40mila persone contro i progetti della sua ditta, la più grande manifestazione della storia d’Abruzzo. Eravamo tutti lì per dirle, ancora una volta, che in Abruzzo lo sviluppo sostenibile si chiama turismo, si chiama agricoltura, si chiama parco della costa teatina, si chiama vita sana. Si chiama democrazia. Non si chiama petrolio e non si chiama certo Ombrina Mare.

Maria Rita D’Orsogna

Sunday, June 23, 2013

L'Istituto Luce, Paguro e Ragusa











Qui i video dedicati alla piattaforma Paguro - la vita senza donne, buchi nell'acqua, ENI, musica trionfante, tralicci come grattacieli, Robinson Crusoe del petrolio, una vita tranquilla, "lei ha moglie?", "no", "ecco perche' e' cosi tranquillo".

Servizio speciale Incom Paguro senza donne. La vita degli operai e dei tecnici sulla piattaforma - il [...] 19/07/1963 - 02387

Italia: Inaugurazione della nuova piattaforma petrolifera Paguro costruita dal [...] 08/1963 - OC372

E' finita com'e' finita - con lo scoppio della piattaforma.

Della storia del pozzo di Ragusa invece abbiamo gia' parlato. Ed ecco qui i vari video dell'epoca:

La World Bank, Nuova Sicilia, magnifica storia, pozzo numero nove, principe Pignatelli, sorgenti di energia miracolose, temperatura funzionante, "aiutati che iddio ti aiuta".

Asta quadra, favorito le ricerche, autorita', 2000 metri di profondita, grande risposta, mescolato a gas e fango e' emerso il petrolio siciliano, flacone del prezioso liquido, orizzone nuovo e luminoso, festa grande per l'isola e per la nazione, fuochi d'artificio mai visto, fuochi di petrolio siciliani,





E poi, invece ecco qui com'e' finita a Ragusa, con i video dell'epoca.

Boato assordante, fiamme ruggenti, colossale incendio, uomini imbacuccati in tute d'amianto, immane fornace, violenza, Kinley, uomo taciturno, curioso mestiere, occhio esperto, tranquillo e sicuro, ne ho domati di ben peggiori, vittoria dell'uomo sulle forze scatenanti della natura.

Domani il prezioso petrolio tornera' a sgorgare anche qui.



 

Saturday, June 22, 2013

Riversamento monnezza in Canada: ogni singolo albero e' morto

"Every plant and tree died" 
 James Ahnassay, chief of the Dene Tha First Nation









"Every plant and tree died"
James Ahnassay, chief of the Dene Tha First Nation


Il Globe and Mail, il giornale piu' diffuso del Canada, risporta che ben 9 milioni e mezzo di litri di monnezza petrolifera sono fuoriusciti da conduttura difettosa fra le foreste del Canada.

La ditta responsabile e' la Apache Corp., con sede a Houston. Sebbene le perdite siano iniziate il giorno 1 Giugno 2013, ne hanno dato notizia solo il giorno 12 Giugno.

E come e' venuta fuori questa notizia? E' venuta fuori perche' un residente ha visto il tutto per caso ed ha chiamato la televisione - era una zona scarsamente abitata.

I petrolieri hanno detto che ci hanno messo 10 giorni per determinare le dimensioni delle perdite ed e' per questo che ci hanno messo cosi tanto per dare l'allarme!

Della serie: non era petrolio, ma erba e fango!!!

Ad ogni modo, dopo questi dieci giorni, quellli della Apache hanno determinato che le "acque di scarto" hanno inquinato ben 42 ettari di terra attorano a Zama City.

“Every plant and tree died” 

come conferma James Ahnassay, capo della tribu indigena Dene Tha First Nation.

Come volevasi dimostrare, l'acqua conteneva petrolio, sale, composti sulfurei, metalli, elementi radioattivi, solventi chimici ed additivi usati dall'industria del petrolio.

Non e' la prima volta che accade, ed infatti ce ne furono altre di perdite fra cui 800,000 litri di un misto acqua-petrolio dalla Pace Oil and Gas Ltd., e un altra di circa 3.5 million litri di petrolio da un oleodotto della Plains Midstream Canada.

La Apache e' responsabile di 959 perdite di cui 517 di monnezza tossica.

 L'oleodotto aveva solo 5 anni, ed era programmato per durarne 30.

Secondo una indagine del Global News  negli scorsi 37 anni, dagli oleodotti dell'Alberta ci sono stati 28,666 perdite di petrolio e  31,453 spills di altra monnezza piu o meno tossica.

Fanno due perdite al giorno, tutti i santi giorni.

Evviva il petrolio.
















Friday, June 21, 2013

Bordolano - le fiamme dello stoccaggio



Il tuttapposto della Stogit: non si ravvisa quindi
alcuna situazione di emergenza.
E' tutto normale.

Notare che la Stogit notifica i Vigili del Fuoco di Quinzano D'Oglio
ma ... a Quinzano D'Oglio i vigili del fuoco non ci sono:
sono andati via verso la fine degli anni sessanta!!

Aspettiamo Godot!
 




5 Novembre 2014:

Sette nuovi pozzi perforati da Halliburton e Schlumberger sono
vicini o sopra faglie sismogenetiche con previsione di pressione di 240 bar. Resistera' a queste pressioni di immissione ogni sei
mesi per venti anni, il tappo "franco" di 44 m?


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Il fuoco ritorna protagonista a Bordolano dopo l'incendio a seguito della eruzione di un pozzo nel lontano marzo-aprile 1952.

Dal 27 maggio scorso un semplice fax di Stogit al Comune di Bordolano avvisa che "al Cluster B ubicato nel Comune di Bordolano, dal 29 maggio al 7 giugno 2013 si svolgeranno attività tali da comportare l'accensione di una fiaccola per la combustione controllata di gas metano proveniente dagli impianti.

Tale attività viene svolta dai nostri tecnici in totale sicurezza nell'arco delle 24 ore, e non si ravvisa quindi alcuna situazione di emergenza."

Nessun riferimento al Piano di Emergenza Esterna che manca dal 2010 da quando è entrato in funzione il "Cluster B", una delle strutture con il "Cluster A" e la "centrale di stoccaggio da 52MW" che fanno parte del "Progetto centrale e stoccaggio" per immettere nel sottosuolo, nei vecchi pozzi depleti, 1.200milioni di metri cubi di metano a ciclo, alternando ogni sei mesi cicli di immissione e di estrazione: nessuno sà dire con quali effetti per il sottosuolo che si estende anche su una sorgente sismogenica composita attiva, la ITCS 002, secondo i dati dell'INGV, nonostante la zona sia stata coinvolta nel terremto di Soncino-Romanengo del 12 maggio 1802.

Bordolano, un Comune in provincia di Cremona, nel Parco Oglio Nord è coinvolto con altri 15 Comuni, cinque dei quali in provincia di Brescia, nel "Progetto centrale e stoccaggio di metano-Stogti di Bordolano".

Il territorio coinvolto è di 135 kmq con 55.000 abitanti, per la gran parte del tutto disinformati: da queste parti la Convenzione di Aarhus che prevede informazione, partecipazione e consultazione dei cittadini sui progetti energetici che toccano i loro territori, è del tutto ignorata.

E, dopo l'avviso via fax di Stogit, il Sindaco di Bordolano ha risolto la "questione informazione" ai cittadini affliggendo un solo volantino alla bacheca del Comune: risultato?

Cittadini spaventati dal potente sibilo emerso dalle profondità del sottosuolo e dalla colonna di fiamme alte non meno di 20 metri sprigionatesi "dalla fiaccola per la combustione controllata di gas metano". Tutto sotto controllo?

Ma c'è davvero bisogno di importare ancora così tanto gas metano in Italia quando i consumi energetici e del metano stanno diminuendo dagli 85 miliardi di m3 di qualche anno fa ai 75-73 miliardi di m3 di oggi? Addirittura ci sono progetti per lo stoccaggio in sovrapressione a Sergnano (105%) a Ripalta Cremasca (110%), a Settala, di stoccaggi a Romanengo-ITIS 104 (vicina a Soncino-terremto 1802), a Capriano del Colle (sisma 1111 e 1222)-Bagnolo Mella a 30 km da Salò (ITIS 069, sisma 1901 e 2004), a Cornegliano Laudense dove nel 1951 si verificò un terremto a causa della eruzione di un pozzo: per la gran parte si tratta di stoccaggi situati sulle sorgenti sismogeniche attive ITCS 002, ITCS 072 e ITCS 010, capaci di sismi fra Magnitudo 5.5 e magnitudo 6.1 in ogni punto della loro estensione.

La Lombardia quarta regione europea per PIL, ha bisogno di vedere a rischio il proprio territorio senza un piano generale sugli stoccaggi, senza un piano ed un programma energetico.

I Comuni coinvolti in Lombardi adai progetti degli stoccaggi sono 116 con circa unmilione (1 milione!!!) di ignari cittadini che non conoscono cosa si nasconde sotto i loro piedi. Le principali città coinvolte? Brescia, Sesto San Giovanni, Monza, Cinisello Balzamo, Crema, Lodi... L'attività di stoccagio è considerata a rischio di incidente rilevante, soggetta alla "Direttiva Seveso"-D.lgs 334/1999: in nessun impianto oggi in funzione (Brugherio, Settala, sergnano, Ripalta Cremasca, Ripalta Guerina, Bordolano-Cluster B) è presente il Piano di Emergenza Esterna: nè i cittadini, nè i soccorritori sanno cosa fare in caso di incidente rilevante.

Non male, nella Lombardia del 2013! Quale futuro li aspetta?

Qui altre notizie piu' dettagliate

Thursday, June 20, 2013

Ombrina, il Corsera e le balle di Morandi



La storia dietro l'articolo di Galli Della Loggia del Corsera su Ombrina e la conseguente risposta di Morandi e' molto lunga - con vari teatrini dietro, telefonate alle quattro di notte, email scambiati con Ferruccio De Bortoli in cui mi si chiedeva di mandare una risposta, e una corsa contro il tempo per fare tutto fra esami e lauree.

Il riassunto di tutto e' che nonostante tutta questa frenesia, alla fine la mia risposta non fu mai pubblicata. Non so perche'.

Notare che vi fu una serie di articoli favorevoli ad Ombrina in cui si citava il mio nome e i cui autori pero' non hanno avuto ne coraggio, ne correttezza di chiedermi una opinione in merito. Come dire, hanno creduto ciecamente a Sergio Morandi, e a nessuno e' venuta la curiosita' di sapere cosa
c'era scritto in questo fantomatico "rapporto" della D'Orsogna.

Non e' per niente che in Italia la stampa e' relegata al 57esimo posto nel mondo. 

Ad ogni modo ecco cosa avrei risposto al Morandi, e cosa ho mandato sul Fatto Quotidiano riportato con varie modifiche per lunghezza qui in calce.

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Il giorno 13 Aprile 2013 circa 40,000 abruzzesi sono scesi in piazza a Pescara per protestare contro il progetto petrolifero “Ombrina Mare” della Medoilgas (MOG) di Londra. Il progetto prevede la trivellazione di sei pozzi di petrolio, l'installazione di una piattaforma a sei chilometri da riva e di una nave desolforante di tipo FPSO a nove chilometri dalle spiagge d’Abruzzo.

Da allora si sono succeduti una serie di articoli sulla stampa nazionale, inclusa una lunga lettera dello stesso amministratore delegato della MOG, Sergio Morandi che sul Corriere della Sera elenca tutti i supposti motivi a favore di Ombrina, criticando anche il lungo e paziente lavoro di informazione e di indagine che ho portato avanti in questi anni.

Un po di articoli sono qui:

Il foglio
L'occidentale
Assoelettrica
Formiche
Newsit24

Sono di origini abruzzesi, anche se vivo in California da anni. Conosco e amo la riviera teatina e al contempo mi reputo una persona di scienza libera, indipendente, intelligente e, a differenza di Morandi, non ho alcun tornaconto personale in questa vicenda. Ho semplicemente letto tutti i dettagli del progetto della MOG e sono giunta alla conclusione che Ombrina Mare sarà assolutamente deleteria per la costa teatina e per i suoi residenti, per questi motivi:

1. Il petrolio d'Abruzzo è poco e non cambierà di uno iota lo scenario energetico nazionale. E' la MOG stessa a fornire stime ai suoi investitori secondo le quali al massimo si ricaveranno fra i 20 e i 40 milioni di barili di petrolio da Ombrina. Considerato che l'Italia consuma circa 1.5 milioni di barili al giorno, i conti sono presto fatti: nella migliori delle ipotesi, e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina nell'arco di 24 anni basterà a soddisfare in totale fra le 2 e le 4 settimane di fabbisogno nazionale.

2. Il petrolio di Ombrina è di qualità scadente, ricco di impurità sulfuree e di indice API 17. Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Ovviamente peggiore la qualità del petrolio, maggiori sono gli impatti sull'ambiente. Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione – l'eliminazione dello zolfo - in loco, vicino al posto di produzione.

3. Ecco allora la necessità di usare una FPSO - la "nave galleggiante" cui si riferisce Morandi. La sigla FPSO sta per "Floating Production Storage Offloading" unit cioè unità galleggiante di stoccaggio, di trattamento e di scaricamento. Il petrolio non si separerà magicamente da acqua e gas come vuole far credere Morandi, servirà invece una delicata operazione di eliminazione di scarti sulfurei e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. La stessa MOG stima che l'insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80,000 chilogrammi al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi.

4. La reazione chimica di base che avverrà sulla FPSO e che porterà alla creazione di "zolfo puro" come dice Morandi, e' il processo Claus, una reazione all'equilibrio, che non e' mai completa al 100%. E' per questo che parte degli scarti collaterali (fra cui il pericoloso idrogeno solforato) non si trasformera' mai in zolfo puro e che occorre bruciarlo. Tutti gli impianti che trattano petrolio amaro come quello d'Abruzzo usano questa prassi, incluso il centro Oli di Viggiano, in Basilicata. Fra l'altro i limiti legali in Italia per l’idrogeno solforato sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di idrogeno solforato, mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite e' di 0.00065ppm. Quindi, tanto “stringenti” come li chiama Morandi i limiti italiani non sono.

5. Morandi dice che lo zolfo sarà utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma dimentica di ricordare che nel mondo esiste una sovrapproduzione di zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L'industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo, quindi dei 500 chili al giorno di zolfo previsti da Ombrina se ne potrà tranquillamente fare a meno.

6. Oltre agli scarti atmosferici, ci sono quelli in mare. Una delle prassi più comuni nell'industria petrolifera è il rilascio a mare - accidentale o volontario - di materiale di perforazione e di acque di produzione, che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo di Norvegia parlano di 3000 tonnellate l'anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Qualche anno fa vi fu uno studio del governo americano nel golfo del Messico - GESAMP - dove si giunse alla conclusione che i tassi di mercurio nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, coincidenza al quanto singolare. Per di più quell'anno l'ARTA Abruzzo accertò inquinamento “medio" attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l'inquinamento era rimasto "basso" - questo dopo solo tre mesi di operazione. Infine, è importante ricordare che all'interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall'UE: chiudiamo le acque ai pescatori, e le apriamo ai petrolieri? Non è un controsenso?

7. Morandi dice che non sono previsti scoppi ed incidenti. Gli siamo grati. Gli scoppi sono eventi rari, è vero, ma ne basta uno solo per mettere in ginocchio tutto quanto di buono già esiste sul territorio. Quando si parla di incidenti si pensa solo al golfo del Messico, nel 2010. Ma in verità ve sono altri che si susseguono in vari angoli del mondo: in Adriatico sarebbero particolarmente deleteri, considerato che il mare nostrum è un mare chiuso, con un ricambio d’acqua non certo paragonabile a un oceano. Restando solo in ambito di FPSO, al largo delle coste britanniche ce ne sono circa 15, tutte a distanza molto maggiore di quanto proposto in Abruzzo. Qui, le statistiche portate avanti nel decennio 1993-2003 parlano di circa 70 incidenti l'anno per nave FPSO, inclusi ferimenti, morte, incendi, sversamenti in mare, scontri con altre navi, problemi agli ancoramenti, e agli oleodotti. Non è vero poi che le navi FPSO causano meno impatto ambientale, la chimica e le emissioni non cambiano.

8. Considerati questo tipo di rischi, gli stati costieri negli USA hanno deciso di vietare tutte le attività petrolifere nei loro mari. Lungo le coste pacifiche e atlantiche, in questo momento, vige una fascia di rispetto di 160 chilometri da riva che in Florida diventa di 200. La moratoria è in vigore da più di 30 anni, ed in California non sono state più costruite trivelle a mare dopo il 1969, dopo uno scoppio a Santa Barbara. Questo perché' si è capito che trivelle e qualità di vita sana non si sposano. E' solo il golfo del Messico che è stato sacrificato al petrolio: il Texas e la Louisiana hanno scelto di puntare sugli idrocarburi con tutte le conseguenze che questo ha portato. Non è un caso che si sogna il mare di Malibu e non certo quello di Galveston. E' sempre interessante ricordare a questo proposito la dicotomia Gela-Taormina. La prima, sessanta anni fa, disse sì all'industria petrolifera, la seconda no. Credo che sia lampante oggi vedere chi abbia fatto la scelta migliore. Morandi cita la riviera romagnola ma non ricorda i gravissimi fenomeni di erosione delle coste e della subsidenza dei mari di Ravenna, causati anche dalle estrazioni di metano in zona. Studi condotti per conto dell'ENI mostrano la connessione fra subsidenza e produzione metanifera; in Emilia Romagna alcuni tratti di fondali si sono abbassati anche di due metri in 20 anni a causa delle estrazioni di idrocarburi.

9. E tutto questo in cambio di cosa? In Italia, le royalties in mare sono del 4%. Leggendo i comunicati agli investitori della MOG e di tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire in Italia, si legge sempre la dicitura "excellent fiscal regime" (Petroceltic) oppure "Italy’s tax regime for oil and gas producers remains among the most favorable worldwide" (Orca Exploration). Di contrasto, la Norvegia utilizza quest'altra dicitura: "A causa degli straordinari profitti associati con l'industria del petrolio, una addizionale tassa speciale del 50% e' applicata." La Norvegia investe la maggior parte dei fondi petroliferi in speciali fondi pensioni programmati per durare anche dopo l'esaurimento dei giacimenti. Proprio come in Italia, vero?

E’ utile anche ricordare che ad Ombrina venne già rilasciato parere negativo nel 2010 dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo che per la prima volta in Italia coraggiosamente decretò anche una fascia di rispetto di 5 miglia (9 chilometri) lungo tutto il perimetro nazionale e di 12 miglia (circa 22 chilometri) nei pressi di riserve naturali.

Il successivo governo Monti/Passera sostituì questo decreto con l'articolo 35 del Decreto Sviluppo del Luglio 2012 in cui il limite veniva esteso a 12 miglia per tutto lo stivale, ma con applicazione solo per progetti e concessioni successive al 2010. Queste trame machiavelliche lasciarono Ombrina fuori da qualsiasi fascia di protezione, riaprendo la strada al dibattito attualmente in corso.

Ci tengo anche a denunciare la mancanza di trasparenza da parte del governo Monti su questo tema, come emerge dalla corrispondenza interposta fra l'ex ministro Clini e lo stesso Morandi, in cui quest'ultimo ricorda, riferendosi al decreto Prestigiacomo, che i “danni elevatissimi […] che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri” e in cui poi lo ringrazia, riferendosi al Decreto Sviluppo, per “ il prezioso contributo” alla “soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore”.

Ma al dila' di tutti questi dati, e di questi teatrini, c’è una cosa che Morandi non potrà mai capire: la costa teatina è il mare degli abruzzesi, amato e vissuto da noi tutti. Non lo vogliamo colonizzato da piattaforme, trivelle, porti petroliferi, oleodotti. E' un popolo intero che lo chiede: dai politici regionali, provinciali ed i sindaci, dalla Chiesa Cattolica alla Confcommercio, dalle cantine del vino agli operatori turistici, dalle associazioni studentesche, a quelle culturali, dagli scout ai centri sociali, tutti hanno detto no, ripetutamente e con convinzione dal 2008 ad oggi. Solo la MOG insiste e diabolicamente persiste.

Il problema però non è solo dell'Abruzzo. Nuovi pozzi sono programmati in tutta Italia – in mare, in terra, con fracking, senza fracking, di gas, di petrolio, di estrazione o di stoccaggio - dai campi di riso di Carpignano Sesia, ai sassi di Matera, dai vigneti del Montepulciano d'Abruzzo alle riserve marine di Pantelleria, dai frutteti di Arborea alla laguna di Venezia, dal delta del Po alle isole Tremiti, dalle zone terremotate dell'Emilia ai mari di Otranto, da Bordolano a Ribolla. Ai miei occhi tutto questo è pura speculazione, perché' i temi di cui sopra, mutatis mutandis, si applicano a tutta l'Italia.

Mi auguro allora che questo nuovo governo non la lasci vinta ai prepotenti del petrolio in nessuna parte d'Italia, ma che invece a vincere, per una volta, sia il buonsenso, la giustizia sociale, la lungimiranza di riportare questa nazione alla bellezza e all'incanto dei suoi mari, delle sue colline e della sua gente.

Maria R D'Orsogna

Santa Monica, CA 23 Maggio 2013



Wednesday, June 19, 2013

Ombrina: te lo do io lo zolfo

As the average sulphur content of crude oil rises, 
the industry will have much more sulphur than it can find uses for.

Man mano che il contenuto medio di zolfo nel greggio aumentera', 
sara' disponibile sempre piu' zolfo di quanto si possa utilizzare



The glut in the world sulfphur market is severe. 
L'eccesso di zolfo nel mercato mondiale e' grave.


A un certo punto Sergio Morandi dice che Ombrina sara' utile per la produzione di "zolfo puro"
"utilizzato dalle industrie farmaceutica, agricola e alimentare".

E ovviamente i gran giornalisti italiani che riportano queste notizie non si pongono la domanda - come per mille altre cose riguardanti Ombrina - se sia vero o no.

Ad esempio, qui l'Occidentale (?) che intervista un tale Paolo Tancredi (?) che dice che "l’idrogeno solforato servirà a produrre zolfo".

Oppure qui il Foglio dove dicono la stessa cosa "l’idrogeno solforato sara' usato per produrre zolfo".

Bene, questi giornalisti - cosi' bravi a prendersela con me, senza neanche potermi interpellare e chiedermi di dire la mia - dimenticano o non sanno che in questo momento nel mondo c'e' una SOVRAPPRODUZIONE di zolfo, e che non si sa che farne a causa della eccessiva desolforazione di petrolio schifoso, specie dalle Tar Sands del Canada.

Ecco qui che fine fa lo zolfo di Morandi: lo si stoccca a cielo aperto o lo si seppellisce sottoterra.



E questo non lo dice la D'Orsogna, cari giornalisti italiani, lo dice la Shell qui

"The industry is producing, and will continue to produce, large quantities of sulphur at refineries. In some ways, dealing with this is a bigger technical challenge than developing new separation processes. As the average sulphur content of crude oil rises, the industry will have much more sulphur than it can find uses for. "

Addirittura non esistono piu' miniere di zolfo nel mondo, sono state tutte chiuse, proprio perche' il quantitativo di zolfo che puo' essere usato dall'industria farmaceutica, agricola ed alimentare, come dice Morandi, e' minuscolo rispetto alle enormi quantita' di zolfo prodotto come scarto dall'industria del petrolio e per cui occorre inventare usi "creativi."

E mentre prima la miniera di zolfo potevi fermarla se c'erano sovrapproduzioni, adesso la produzione di zolfo non si puo' piu' arrestare, perche' non si puo' fermare il processo di raffinazione del petrolio. Anzi, man mano che cresce l'uso del petrolio schifoso - come quello di Ombrina -  parallelamente cresce lo stoccaggio di zolfo in eccesso e indesiderato.

Nel solo Alberta ce ne sono 15 milioni di tonnellate di cui non si sa che fare. Si sta allora pensando di usare lo zolfo come additivo nel cemento o nell'asfalto (!) ma ci si va con i piedi di piombo perche' troppi sono i possibili effetti all'ambiente e alla salute legati a queste "soluzioni creative".

E allora, un altra domanda che si pone per Ombrina:

Che ne facciamo in Abruzzo di questo zolfo?
Dove lo stocchiamo?
Dove lo seppelliamo?

Lungo la riviera dei trabocchi, per dare un tocco di giallo canarino? 

E ricordo che la MOG parla di 500 chili al giorno. Un'altra domanda che resta aperta e che mostra che tutti quegli intelligentoni in Italia che siedono nelle redazioni dei giornali e che approvano progetti deleteri per questa nazione non sanno  -- e men che meno non amano -- niente di cosa scrivonono, di cosa decidono, e di cosa firmano.

Una vergogna che di piu non si puo'.









Tuesday, June 18, 2013

L'air gun e le cento balene spaiggiate in Madagascar

Nel Maggio 2008 in Madagascar iniziarono a ritrovare prima balene spiaggiate ma vive e poi carcasse di balene morte lungo le spiagge nel nordest dell'isola, in una mangrovia detta Antsohihy Bay.
 
Le balene morte erano trenta e quelle spiaggiate cento.







Li vicino c'era un area dove la Exxon-Mobil stava eseguendo ispezioni sismiche - a 50 chilometri di distanza. Dicevano che non potevano essere stati loro a causare gli spiaggiamenti - e che magari era un virus? una infezione? - perche' le loro operazioni di riflessione sismica erano troppo lontano dal punto della moria.

Sebbene la Exxon negasse il suo ruolo nella faccenda fermo' lo stesso le operazioni di airgun, per evitare la morte di altre balene. Alla fine il conto fu di circa 200 balene spiaggiate, la maggior parte delle quali morte.

E' stata allora una infezione o l'air gun?

Probabilmente non lo sapremo mai, perche' e' sempre difficile trovare una relazione diretta.

Intanto Micheal Jasny del gruppo NDRC, il National Defense Research Council, di cui far parte anche Robert Redford, ricorda che questi tipi di balene spiaggiano molto molto raramente. Allo stesso tempo pero' e' noto che sono molto sensibili ai rumori prodotti dagli umani in acqua, con altri spiaggiamenti collegati ad esercizi con sonar della marina USA in una baia delle Hawaii nel 2004.

E poi c'e' una intervista a Paul Johnston, uno degli scienziati capo-gruppo di Greenpeace che dice

"There is no such thing as direct proof in these particular cases. There never is. But once the oil companies start doing seismic surveys, once they start using using scan sonar in a really big way, then we've come up with a number of instances where whales have run into difficulties, whales are stranded, whales are panicked. You have to make the link, really."

"Non c'e' mai la prova diretta in questi casi. Non c'e' mai. Ma una volta che le ditte del petrolio iniziano a fare ispezioni sismiche, una volta che usano i sonar in modo massiccio, allora ci sono stati molti casi in cui le balene hanno avuto difficolta', con spiaggiamenti, e terrore. Occorre veramente collegare le due cose, davvero."

You have to make that link, really.