.

.

Saturday, March 31, 2012

Una storia di carbone, uranio e cancro


Plant Scherer, Juliette, Georgia, USA

Questo blog parla di petrolio. Ogni tanto pero' mi capita di leggere o di sentire storie di ambiente e di salute che mi paiono di rilievo. E cosi ecco questo racconto che e' stato in gran parte ripreso da un articolo di CNN.

E' carbone, ma potrebbe essere petrolio, gas, nucleare, petcoke o inceneritore.

Juliette e' una citta' della Georgia, nel sud degli USA.

Georgia Power e' una ditta di energia che ha una centrale a carbone proprio a Juliette. E non e' una centrale qualunque, e' una delle piu' grandi al mondo. L'impanto e' il maggior emettitore di gas serra degli USA, ha due ciminiere alte 30 metri ciascuna, e nello stesso tempo e' il quinto maggior generatore di elettricita' degli USA.


Il signor Robert Maddox e' di Juliette e vive con un respiratore che gli da l'ossigeno. Ogni tanto gli viene sangue dal naso, ha problemi di fegato, reni e spasmi muscolari.

Il medico gli ha chiesto se fosse alcolizzato, e lui ha detto che non beve. Un altra sua vicina ha gli stessi sintomi.

La mamma del signor Robert Maddox invece e' morta di una forma rara di cancro all'orecchio, dopo tre anni vissuti a Juliette.

Anche il vicino di casa del signor Robert Maddox ha il tumore all'addome. Due case piu' in la, una signora ha una forma rara di demenza "giovanile".

Un altra vicina, Gloria Dorsett, ha avuto un cancro al seno, che il medico ha diagnosticato essere causato da "problemi ambientali".

Un altro vicino ancora ha avuto un tumore allo stomaco.

Insomma, Juliette pare il sanatorio.

Il signor Maddox e' convinto, e non ci vuole poco!, che la causa di queste malattie sia proprio la centrale a carbone di Juliette.

Per la signora Donna Welch invece non si riusciva a capire cosa avesse - anche con lei i medici pensavano che fosse alcolizzata o che avesse la sclerosi multipla.

Poi e' andata a farsi delle analisi approfindite ed ha scoperto che .. ha i capelli all'uranio - concentrazioni di 68 parti per milione. Anche suo marito ha malattie ai reni.

Il medico di famiglia ha identificato nell'acqua del pozzo di casa la fonte dell'uranio. Anche altre 20 case hanno acqua artesiana all'uranio. La signora Donna non e' la sola ad avere l'uranio in corpo e dopo di lei altra gente si sta facendo le analisi e sta scoprendo la stessa cosa.

La spiegazione ufficiale dell'origine dell'uranio e' che c'e' una roccia granitica nei dintorni che inquina le falde. Ma la verita' e' che l'impianto a carbone di cui sopra produice centinaia e centinaia di tonnellate di ceneri ricche si uranio che vengono seppellite nei pressi di un lago vicino alla centrale - e vicino a Juliette e alle case delle persone.

Nel corso degli anni, piu' che seppellire si e' formata una montagnola con tutti questi residui all'uranio. Adesso e' di circa 5 metri di altezza.

Le ceneri di carbon sono radioattive, piu' dei residui delle centrali nucleari.

I residenti di Juliette pensano che la colpa di tutte queste malattie, siano le ceneri radioattive e ricche di uranio che in qualche modo sono arrivate nelle case e nei pozzi artesiani delle persone.

Ovviamente quelli della centrale, la Georfia Power, dice che e' tuttapposto e che loro fanno tutto a norma di legge.

Ad ogni modo, siccome e' brutta pubblicita', la Georgia Power sta comprando tutte le case nel circondario e le sta radendo al suolo. La prima fu quella della signora Gloria Dorsett, e ora stanno comprandone altre, per distruggerle e per sigillare i pozzi di acqua.

Lo sanno anche loro che sono nel torto, altrimenti non ci sarebbe questa furia di radere le case e di chiudere i pozzi artesiani.

Per molte persone quelle case rivendute a prezzi stracciati e poi distrutte erano i risparmi di una vita.

Senza parole.

Friday, March 30, 2012

Il fracking e gli scoppi in Pennsylvania e in Texas





Scarpe scioltesi con i residui tossici del fracking


Nel Febbraio 2012 Assomineraria di Claudio Descalzi ha promosso una conferenza sullo "shale gas". Il titolo preciso era "Shale Gas: nuove opportunità per lo sviluppo all'estero delle Imprese di Beni e Servizi".

Erano presenti:

Vincenzo Di Gennaro di Schlumberger, Maurizio Marchesini di Baker Hughes, Alfred Azer di Halliburton, Fernando Aguilar, Calfrac Well Services, oltre che i nostri eroi Sergio Polito, Presidente di Assomineraria, Roberto Nava della ditta Bain & Company Italy e poi S. Reymond e F. Gotti dell'ENI.

Me li immagino questi bei signorotti, eleganti, seduti in una qualche bella villa romana, tutti distinti come se parlassero di un torneo di bridge, magari a bersi l'acqua Perrier, con le loro valigette di pelle e le penne stilo luccianti.

E ci scommetto che in tutto il convegno non hanno mai parlato dei veri costi del fracking, di questo magico shale gas che risolvera' i problemi del mondo.

Eppure la galleria degli orrori del fracking non finisce mai. Ieri per esempio c'e stato uno scoppio in Pennsylvania, l'ultimo di una lunga serie.

E' accaduto nella Contea di Susquehanna, dove e' scoppiato un compressore usato per il trasporto del gas che e' stato fraccato in zona, vicino alle case delle persone, causando tremori per circa un chilometro dal punto di esplosione. Per fortuna non si e' fatto male nessuno.

Della Pennsylvania abbiamo gia' parlato in merito all'acqua avvelenata che la gente trova dai propri rubinetti. Ora anche le esplosioni.

Le autorita' riportano un incendio con rilascio di gas in aria:

Ecco il video:



Non e' la prima volta che ci sono scoppi collegati al fracking in Pennsylvania, che sta lentamente diventando una specie di eldorado del fracking. Qui ad esempio Canton, Pennsylvania, dove scoppio' invece un pozzo, circa un anno fa, nell'Aprile del 2011.

Ci furono migliaia di galloni di fluidi tossici riversati nell'arco di due giorni in acqua e sul suolo di roba di cui non si sa cosa ci sia dentro, se non che un report del Congresso americano dice che alcune delle componenti note sono carcinogeniche.


Qui invece un altro scoppio a Pearsall, in Texas, nella contea di Eagle Ford, nel gennaio del 2012
dove un pozzo e' stato scaraventato in aria a circa 10 metri di altezza. con rilasci di sostanze tossiche e di idrogeno solforato.



I residenti riportano tutti di odori molesti, disturbi fisici e addirittura, le scarpe che si sciolgono se si va vicino ai pozzi del fracking!


Come potevano mancare i terremoti, e infatti ci sono pure quelli ad Eagle Ford!


E come sempre, anche qui la boccetta dell'acqua "potabile" color marroncino.



Trivelle nelle foreste, acqua imbevibile, rifiuti tossici prodotti in abbondanza, scoppi e tremori, terremoti. Aria inquinata, acqua che si incendia. E che vuoi di piu!

Thursday, March 29, 2012

Sarroch: l'idrogeno solforato, questo sconosciuto


Provo dei sentimenti strani.

Sono anni, anni, che vado predicando sull'idrogeno solforato, e ogni volta che leggo la stampa italiana su questi strani "gas", "vapori", "miasmi", mi sento un po sconfitta.

Oggi e' la volta di Sarroch, dove la Saras ha una raffineria di petrolio, che ne ha combinate di tutti i colori nel corso degli anni - morti, inquinamento in aria, in acqua, nei polmoni della gente, strani tentativi di fermare la liberta' di parola e di espressione.

Forse ha anche inquinato il modo di pensare del popolo, convincendoli piano piano che o si muore di fame o si muore di cancro.

A Sarroch pero' dovrebbero saperlo bene cos'e' l'idrogeno solforato, visto che e' uno dei principali prodotti di scarto delle raffinerie - quelle torce che si vedono hanno lo scopo esclusivo di bruciarne i residui, a Sarroch, a Viggiano, e in tutte le altre raffinerie del mondo.

Invece la stampa parla di "puzza insopportabile di uova marce", come se fosse un rapporto del 1800.

I medici dicono che hanno dovuto chiudere gli ambulatori per colpa della "puzza".

La gente ha le congiuntiviti per colpa della "puzza".

La Saras dice che "la puzza" non c'e' ed e' tutto normale ma - e qui casca l'asino - che ci sono stati "convogliamenti verso le torce della raffineria di vapori di idrocarburi"

Veramente il 1800.

Perche' non ci si chiede COSA sia quella puzza? Perche' non lo chiede il giornalista, la gente, il sindaco, i medici?

Come possono accettare che ci sia un misterioso gas killer, senza porsi altre domande?

Se sa di uova marce, se ci sono stati dei convogliamenti in torcia, non puo' che essere H2S.

Perche' allora non si spiega alla gente che quella roba si chiama IDROGENO SOLFORATO, e' tossico, ed e' provato che comporta mali respiratori, mal di testa, nausea, problemi alla vista, problemi circolatori, aborti spontanei, tumori?

Che e' lo stesso gas killer che ha ucciso gente nelle cisterne di Molfetta, Catania e che ogni tanto lascia morti anche alla raffineria dei fratelli Moratti?

La puzza e' veramente solo la punta dell'iceberg.

Non e' a caso che la gente parla di bronchiti e di congiuntiviti. E' tutto scritto, da anni, si sa.

E se la puzza c'e' oggi, e porta a vomito e mal di testa oggi, cosa puo' succedere al corpo umano dopo anni e anni che si respira quella roba che esce incessantemente dalle raffinerie, oggi un po di piu' magari, ma la cui presenza e' costante?

Non credo che ci voglia un mago dell'epidemiologia per arrivare ad una conclusione.

E la cosa piu' insopportabile, per me almeno, e' che in Italia gli impianti petroliferi sono autorizzati a rilasciare circa 30 ppm di H2S, a fronte di un limite di 10ppm per altri tipi di impianti industriali.

E cosa vuol dire 30ppm? Beh, basta guardare in giro.

Qual'e' il limite raccomandato dall'organizzazione mondiale della sanita' per le concentrazioni in aria? 0.005 ppm.

Qual'e' il limite legale per le concentrazioni in aria di H2S in Massachussetts? 0.00065 ppm.

In Italia le raffinerie dunque sono autorizzate ad emettere valori di idrogeno solforato fattori migliaia e migliaia di volte superiori a quanto salutare.

Migliaia. 30 ppm contro 0.005 ppm! Un vero scandalo.

La Saras non se ne andra' tanto presto da Sarroch. Ma quel che si puo' fare e' di almeno sapere cosa succede per magari evitare che ce ne siano altre di Sarroch - ad Arborea, ad Ortona, a Lecco, a Bomba.

Ai cittadini di Arborea: non lasciateli venire nel vostro paese. Il pozzo "esplorativo" di gas Eleonora 1 che cercano di far passare come innocente buchetto nel terreno, e' solo l'inizio. Si allargheranno, e prima o poi vorranno mettere una raffineria anche da voi. E' l'iter normale, ed e' stato cosi' in Basilicata, e volevano fare lo stesso in Abruzzo.

Grazie a Manuela Pintus e a Davide Rullo.

Wednesday, March 28, 2012

Elgin Franklin, Mare del Nord: perdite, idrogeno solforato, incendi e bugie bianche.

Update: 22 Dicembre 2015



 “Industry must learn from this, it is an important reminder of the ever-present hazards with oil and gas production and the need for them to be rigorously managed. This could have easily led to loss of life.”



La Total e' stata oggi multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per questo incidente del 2012.

E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE), l'ente britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera. La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.

Era Marzo 2012 e a causa di perdite di gas dalla piattaforma Elgin, 238 persone furono evacuate. Le perdite durarono per 51 giorni, con la perdita di 6,000 tonnellate di gas.  La piattaforma fu chiusa per un anno intero per metterla in sicurezza.
Gli esperti concordano che le cose avrebbero potuto essere molto peggiore se non per i venti forti che mandarono il gas dalla parte opposta rispetto all'incendio che si divampo' sulla Elgin. Secondo l'HSE le perdite avrebbero potuto essere disastrose e che la Total ha molte colpe di gestione e di manutenzione.

Sembrano tanti soldi, ma e' sempre tutto relativo. La Total fattura 1 milione di sterline ogni ora. Quindi per loro questa multa e' bazzeccole.
 
La statistica piu' triste invece e' che dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. E a fronte di oltre 4mila incidenti, ci sono state solo sette multe.  Una su 600.
 
Fra le multe alla Shell, una nel 2006, anche questa per un milione di sterline per la morte nel 2003 di due lavoratori che morirono per esalazioni tossiche durante l'installazione della piattaforma Brent Bravo. 
 
Siccome la Shell collaboro' con le autorita', le diedero lo sconto del 10%.
 
Come sempre, la soluzione e' non farceli venire dall'inizio. 





Ecco le foto dell'incidente, come riportate da Sky Truth, la non profit americana che si occupa di monitorare il cielo degli scandali petroliferi.

In questo momento lo scenario piu' ottimistico e': "speriamo che la piattaforma collassi su se stessa" in modo che si possa fermare il flusso di gas contenente idrogeno solforato, ad alta pressione, ad alta temperatura, estremamente infiammabile e tossico.

Se la piattaforma non collassa su se stessa occorrerranno mesi - chi dice due, chi dice sei - per trivellare un pozzo secondario, il relief well, per diminuire la pressione.

Intanto, The Guardian riporta che c'e' gia' un incendio che va avanti da 4 giorni
, e che i tecnici sono molto preoccupati delle fiamme: se toccassero il gas che fuoriesce ci sarebbe un forte rischio di esplosione.

Ma.. come, non se ne era parlato di incendio in questi giorni!

E infatti ecco il barbatrucco degli onestissimi petrolieri della Total - hanno deciso di non dirlo a nessuno perche' "non era una loro preoccupazione imminente"

Dice infatti David Hainsworth della Total UK

"we have been trying to feed information that is pertinent as the situation was unfolding, the fact that the flare was burning was not one of the most pertinent parts of information. The flare is not our immediate concern."

"abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertimenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' imediate"

Paese che vai, petroliere disonesto che trovi.

E infatti, the Guardian riporta che loro sono venuti a sapere di questo incendio solo dopo la domanda diretta del giornalista!

Aggiunge Hainsworth

"It was not our number one top priority whether the flare was alight. We've been trying to get useful information to the media to tell the public."

"Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no. Stiamo cercando di ottenere informazioni utili da dire alle persone."

Dice che anche se l'incendio continua, il rischio di scoppio e' basso perche' i venti sono favorevoli.

Della serie, facciamo la danza della pioggia per metterci al sicuro dai rischi delle trivelle!

Intanto, vento o non vento, finora dalla piattaforma ci sono perdite pari a 2 chilogrammi al secondo di gas - si, due chili al secondo - fra cui idrogeno solforato.

Questo avra' conseguenze negative sulla vita marina e sulla pesca, perche' il flusso arriva dal fondo, si mescolera' in parte all'acqua e rendera' tossico tutto il mare.

Qui gli sviluppi minuto per minuto.

Lo vogliamo anche noi in Italia il nostro pozzo di petrolio!

Monday, March 26, 2012

Total: perdite di gas nei mari inglesi





"The engineer I have spoken with says
that he has no
idea how to go about fixing
this type of problem"

"In the meantime a lot of gas may potentially
get released into the atmosphere.
"


L'ingegnere con cui ho parlato dice di non
avere la piu' pallida idea di come fermare questo tipo di problema

Nel frattempo un sacco di gas potrebbe essere rilasciato in atmosfera.

Jack Molloy, Total UK


Nei mari del Nord attorno all'Inghilterra c'e' una piattaforma petrolifera della Total che si chiama Elgin Franklin che domenica 25 Marzo ha iniziato ad avere delle perdite di gas e che a tuttoggi non sono state fermate.

Il pozzo si trova a ben 240 chilomentri da riva. Mica a 10 come vogliono fare in Italia! La citta' piu' vicono alla costa e' Aberdeen, in Scozia, ed e' qui che tutti i lavoratori sono stati mandati, per precauzione. La piattaforma e' momentaneamente non in produzione ma il guasto non e' ancora risolto e cosi gran quantita' di gas in eccesso continua a fuoriuscire dal pozzo.

Sebbene la piattaforma si trovi cosi lontano dalla riva, la sua profondita' e' di circa 93 metri ed e' dunque considerata non di acque profonde.

In condizioni normali, il petrolio della Elgin Franklin viene estratto dalla Total UK, pompato in oleodotti della BP e della sua sussidiaria Forties Pipeline Systems fino a Kinneil in Scozia, da qui mandato a Norfolk.

Dopo piu' di 24 ore dalla perdita, si riportano nubi di gas tossico fuoriuscire dalla piattaforma, e visibili fino a 7 miglia in lontananza. Si vedono anche non meglio identificate chiazze di idrocarburi vicino al pozzo.

La Total dice che il pozzo aveva dei "problemi" da un po di tempo a questa parte, e che volevano "ucciderlo", ma non ci sono riusciti prima di questa falla apertasi domenica scorsa.

Poverini.

Pare che ci siano delle fessure nelle pareti del pozzo, e che per fermare il flusso di gas occorra trivellare un "relief" well parallelo a quello che gia' c'e' per dimuire la pressione. Ci vorranno mesi.

Jack Molloy della Total UK afferma

This option is likely to take several months and cost a lot of money. In the meantime a lot of gas may potentially get released into the atmosphere.

Tradotto: un sacco di monnezza finira' in aria e in mare prima che tutto sia sistemato e ci vorranno un sacco di soldi.

E di che gas si tratta? Ma certo, di idrogeno solforato!

"That gas has a high proportion of hydrogen sulfide and carbon dioxide and that makes it very flammable and quite poisonous."

dice Simon Boxwall, un oceanografo inglese, al giornalista della BBC, esprimendo timori per i rischio di incendio e di avvelenamento del mare proprio a caisa dell'idrogeno solforato.

Intanto la Total ha portato dispersanti vicino alla piattaforma, ma non rilascia commenti ufficiali. Dicono solo che hanno chiamato i loro migliori esperti dalla Francia, ma che e' tutto difficile.

Certo, che puo' dire la Total? Non sanno niente di quando il tutto verra' risolto, ed e' meglio tacere!

Il governo dice che l'inquinamento sara' meno che se si trattasse di petrolio.

Come se questo fosse un vanto.

Intanto siamo a 23 tonnellate di gas, in larga misura idrogeno solforato disperso in mare.

Intanto, la macchia di gas si e' spostata e cosi, hanno evacuato una seconda piattaforma, questa volta della Shell, chiamata Shearwater a circa 4 miglia di distanza.

Non si sa come andra' a finire.

Questo e' considerato un pozzo non profondo e cosi quando Assomineraria, la Saras, l'ENI, Corrado Passera, Corrado Clini, Stefano Saglia, Claudio Descalzi, diranno che in Italia non succedera' mai, occorre solo ridergli dietro e dirgli:

Ma voi c'avete la sfera di cristallo? O siete piu' bravi di tutti gli altri? O che 10 chilomentri sono una fascia sufficente a proteggere l'Italia? Ma dove vivete?

La realta' e' che questo e' un pozzo poco profondo, e la Total e i suoi ingegneri non sanno che pesci pigliare.

Fonti: BBC

Friday, March 23, 2012

Turismo vs. petrolio



Il cielo sopra Curacao

Ecco una storia interessante di petrolio e turismo che *non* possono coesistere, checche' ne dicano Assomineraria e compari.

Viene dalla piccola isola caraibica di Curacao, originiariamente colonizzata dagli olandesi e oggi una parte del regno d'Olanda, assieme ad Aruba e a Saint Maarten. L'isola e' meta di vacanze oggi e la sua capitale Willemstad e' nella lista dei patrimoni Unesco dell'Umanita'.

Su questa isola pristina c'e' una raffineria chiamata Isla, che i residenti vogliono oggi smantellare perche' inquinante, brutta e non piu' consona al tipo di economia della zona, basata sul flusso turistico. La visuale e' illuminata a tutte le ore dalle fiammelle di idrogeno solforato, e ci sono innumerevoli problemi di puzza e perdite.

A dire la verita' i petrolieri arrivarono sull'isola prima che il turismo. La raffineria Isla risale ai tempi della prima guerra mondiale. La Royal Dutch Shell aveva appena scoperto petrolio in Venezuela ed era tutto perfetto perche' la geografia dell'isola offriva un porto ben commensurato all'arrivo di petroliere, e perche' Curacao, pur essendo vicina al Venezuela era di dominio olandese e quindi politicamente stabile.

La Shell rimase su questa isola per decenni e all'apice della sua attivita' arrivo' ad impiegare 10,000 persone. Nel 1985 la Shell abbandono' Curacao e Isla passo' nelle mani della ditta PDVSA, Petroleos de Venezuela, la ditta nazionale di petrolio del Venezuela.

La raffineria oggi soffre di mancata manutenzione, puzza di zolfo, ci sono continue perdite, inquinamento in acqua e in aria che i residenti non vogliono piu'. La visuale dal cielo e' piena di fiaccole che bruciano di idrogeno solforato a tutte le ore. Ci sono anche reportage di rifiuti tossici disseminati alla meno peggio e di contaminazione dei terreni.

La gente dice che e' arrivata l'ora di investire di piu' nel turismo e nella finanza.
Ecco qui cosa si vede dai cieli di Curacao:



I residenti, guidati da Edgar Leito, chiedono che sia smantellata e che il territorio della raffineria, nel centro della citta', venga bonificato e trasformato in zona turistica. Chavez ha promesso un milione e mezzo di dollari per il riammodernamento, ma non si e' visto niente ancora, sebbene la PDVSA consideri questa raffineria una delle sue piu importanti.

Questo e' un retaggio della prima guerra mondiale, e possono sempre dire che erano altri tempi e che non si sapeva.

Ma oggi 100 anni dopo vediamo chi ha vinto: il turismo e le aspirazioni della gente normale di vivere una vita sana.

Noi abbiamo il lusso di potere imparare dagli sbagli degli altri.

Ma un esempio simile ce l'abbiamo anche in Italia: Gela vs. Taormina,

Tutte e due furono prese di mira dai petrolieri 50, 60 anni fa per costruire raffinerie. Gela disse si, Taormina disse no e decise di investire sul turismo e sulla sua immagine.

Oggi si vede chi ha avuto ragione.

Che senso ha adesso, in Italia, nel 2012, metterci a trivellare il paese da cima a fondo? Perche' con le trivelle arrivera' senz'altro la raffineria, l'oleodotto, il porto petrolifero. E' inevitabile.

Che senso ha in Italia, nel 2012, petrolizzare un territorio turistico, agricolo, che vive di altro - che siano le isole Tremiti, il lago di Bomba, gli stagni di Arborea, la laguna di Venezia o i mari di Pantelleria?

Perche' vogliamo lasciare questi ruderi industriali ai nostri figli? Che ne sara' della raffineria di Viggiano fra 20 anni?

Qualcuno mai investe in sue migliorie?

Non ha senso alcuno, checche' ne dicano Stefano Saglia, Corrado Passera, Corrado Clini, Claudio Descalzi e Paolo Scaroni, gente che non sa guardare al futuro con coraggio e sfruttare le vere risorse dell'Italia.

Monday, March 19, 2012

Immagini che valgono mille parole





Foto scattate il 19 Marzo 2012 a Plaquemines, Louisiana
P.J.Hahn - Grazie!

Sono vecchi pozzi dismessi nel golfo del Messico

Purtroppo non ho sempre il tempo di riportare tutti i danni di cui leggo in giro per il web. Questo che c'e' qui in alto pero' e' quello che si vede oggi nel Golfo del Messico.

Plaquemines si trova nella Baia di Barataria a circa 80 miglia da New Orleans. E' nota per le sue lagune, per la natura... e per i pozzi!

Le immagini di cui sopra NON sono correlate allo scoppio della BP. Non si sa di chi sia quel pozzo che riversa in mare petrolio. Si sa solo che in teoria era dismesso e non attivo.

Ma gli incendenti a Plaquemines non sono nuovi. Un altro pozzo diverso da quello che si vede qui gia' esplose il giorno 27 luglio 2010, dopo un urto con una nave rimprchiatore. Ci furono 10 metri di altezza di rigetto di petrolio. In teoria li ci sarebbe una area ecologica sensibile.

Non ne parlo' nessuno, perche' tutti troppo presi con il pozzo della BP. Come sempre, occhio non vede, cuore non duole. Ecco altre immagini dell'epoca relative a Plaquemines:








E come poteva questa zona rimanere immune dallo scoppio del golfo? Non poteva, ed allora ecco qui le immagini delle morie di pesci a Plaquemines nel Settembre 2010. Questo e' stimato essere per colpa diretta del pozzo BP incendiatosi nel 2010, e a 80 miglia dal punto dallo scoppio




Quello che si vede non e' asfalto, sono pesci morti.

E quindi nel golfo del Messico non c'e' solo la BP, ci sono pozzi dismessi, incagliamenti fra navi e pozzi, riversamenti di monnezza in mare, morie di pesci, di tutto, di piu'.

Un bello spettacolo, eh?, nel paese piu' ricco del mondo.

Prossimamente nei mari italiani, courtesy of Passera, Saglia, Assomineraria, ENI, Clini e compagnia varia.










Sunday, March 18, 2012

L'arcivescovo dell'Alberta contro i petrolieri



I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno di DioMt 21, 28-32


As the Bishop of the Diocese of St. Paul in north-eastern Alberta, it is my responsibility to provide moral advice and leadership on questions that affect the faithful who live in my diocese. It is therefore impossible for me to ignore the moral problem created by the proposed one hundred and fifty billion dollars oil sands developmentsThe critical points made in this letter are not directed to the working people of Fort Mc Murray, but to the the oil company executives in Calgary and Houston

A global Catholic moral consensus now exists:
the environmental crisis is real and it requires a religious and moral response.

I wish to thank the efforts of ecologists working for the oil industry as well as the ongoing work of environmentalists. The people of the Diocese of St. Paul are deeply indebted for their dedication.

Lettera pastorale contro i petrolieri dell'arcivescovo
di Saint Paul, Alberta, Luc Bouchard, 2009

Gentili arcivescovi di Basilicata,

Agostino Superbo,
Vincenzo Orofino,
Giovanni Ricchiuti,
Gianfranco Todisco,
Salvatore Ligorio


durante il periodo di Pasqua del 2011 scrissi una lunga lettera a ciascuno di voi con varie informazioni collegate alle estrazioni petrolifere in Basilicata, le cui problematiche e conseguenze drammatiche per i lucani sono impossibili da nascondere e che certo conoscete.

Vi ho mandato testi scientifici, traduzioni e dati a testimoniare in modo inequivocabile che le estrazioni di petrolio hanno inquinato campi, falde acquifere, riserve di acqua potabile, sorgenti, aria, frutti, miele.

L'ENI e la Total hanno distrutto tutto quello che hanno toccato in questi anni in Basilicata, hanno tolto speranza ai giovani che emigrano in massa, hanno portato ad aumenti di malattie, puzza, corruzione e rassegnazione.

L'ISTAT ha stabilito che la Basilciata e' la regione piu' povera d'Italia, nonostante quasi 20 anni di petrolio.

Vi chiedevo di dire qualcosa, di agire per fermare quella follia che sara' il raddoppio delle estrazioni di petrolio dalla Basilicata. Vi chiedevo di usare il vostro immenso potere per essere utili alla collettivita', in maniera sincera, cristiana - ma per davvero - e senza paura.

Sono passati nove, dieci mesi. Non ho avuto risposte ad eccezione che da uno di voi che mi ha ringraziato e farfugliato qualcosa sul nucleare, senza poi fare granche'.

Questo silenzio, non alle mie lettere, ma di fronte alla realta' lucana che vi circonda, e' qualcosa di inaccettabile, perche' sa molto di Ponziopilatesco e non ha assolutamente niente di cristiano.

E' triste vedere che non ve n'e' importato niente della vostra stessa gente e che il messaggio piu' autentico di Gesu Cristo sia passato in secondo piano di fronte alle paure, alla voglia di mantere lo status quo e al quieto vivere di memoria Don-Abbondiesca.

Cosa, avete paura dell'ENI?

Di Vito De Filippo?

Di Paolo Scaroni?

E non avete paura della vostra coscienza?

Lo so che e' scomodo prendere posizioni di fronte a poteri forti, ma VOI SIETE un potere forte e dovreste usarlo per la difesa dei deboli, del creato. Per la giustizia. E senza delegare a nessuno.

Ecco invece l'arcivescovo di Saint Paul, Luc Bouchard, a darvi una lezione civica, morale, cristiana con parole semplici ma efficaci contro la follia petrolifera.

L'arcivescovo Bouchard vive nello stato dell'Alberta, un petrol-stato, dove estraggono petrolio dal bitume delle tar-sands, con tecniche altamente distruttive, e dove, proprio come in Basilicata, i petrolieri hanno inquinato aria, acqua e polmoni delle persone. La zona maggiormente affetta e' l'area dell'Athabasca, ricca di fiumi e dove si distruggono intere foreste boreali per tirare fuori asfalto.

Questo arcivescovo, a differenza vostra, prende e scrive una lettera pastorale di una decina di pagine, indirizzata ai suoi fedeli, ma anche a tutti i capoccioni petroliferi a Calgary, e ai governanti di Edmonton, la capitale dell'Alberta, e di Ottawa, la capitale del Canada.

Dice che lui e' dalla parte della gente e degli ambientalisti, che e' concorde con le argomentazioni prodotte da questi ultimi e anzi, li ringrazia per quanto fatto.

Con cosi tanta semplicita' e gentilezza, dice che lui, vescovo, e' debitore verso gli ambientalisti per la loro dedizione.

Nel suo testo, "L'integrita' del creato e le tar sands dell'Athabasca", l'arcivescovo e' schietto, e non ha paura di prendere posizioni, di dare pane al pano e vino al vino, senza paura. Dice che:

"even great financial gain does not justify serious harm to the environment,”

neanche enormi ritorni finanziari possono giustificare seri danni all'ambiente

“the present pace and scale of development in the Athabasca oil sands cannot be morally justified"

il tasso attuale e l'enromita' dello sfruttamento delle sabbie bituminiche dell'Athabasca non possono essere moralmente giustificate

"environmentalists and members of First Nations and Meltis communities who are challenging government and industry to adequately safeguard the air, water, and boreal forest eco-systems present a very strong moral argument, which I support"

"gli ambientalisti e i membri delle comunita' indigene che stanno facendo pressione sul governo e sull'industria petrolifera per salvaguardare aria, acqua e foresta boreale, presentano delle argomentazioni solide e morali, con cui sono d'accordo."

Capite? Questo arcivescovo dice che lui sente la responsabilita' - parola cosi bella e cosi difficile - di essere una guida morale ai suoi fedeli, dice che non e' etico continuare a pompare bitume in Alberta, e che non dovrebbe essere estratto neanche un solo barile in piu' finche' non si riesce a garantire la sicurezza assoluta dell'ambiente. Non un solo barile in piu'. Dice che lui concorda con gli ambientalisti e che le loro argomentazioni sono giuste e morali.

Nel primo capitolo della sua lettera, l'arcivescovo presenta i motivi che secondo lui impongono la difesa dell'ambiente come un obbligo religioso. Dice che dal 1965 ad oggi ci sono state circa 40 lettere pastorali scritte da vescovi da ogni parte del mondo a favore dell'ambiente.

Nel secondo capitolo poi l'arcivescovo fa una lista, dettagliata, accurata, scientifica, dei problemi che i petrolieri hanno portato all'Athabasca:

1. distruzione dell'ecosistema e della foresta boreale
2. danni al sistema acquifero dell'Athabasca, il terzo piu' grande del mondo
3. le emissioni di gas serra
4. l'uso di gas naturale per estrarre il bitume
5. la creazione di pozzetti a cielo aperto di rifiuti tossici

E poi aggiunge:

Any one of the above destructive effects provokes moral concern, but it is when the damaging effects are all added together that the moral legitimacy of oil sands production is challenged.
Ciascuno di questi effetti distruttivi provoca preoccupazioni morali, ma quando tutto questi effetti sono messi assieme, emerge la questione della legittimita' morale dell'intera opera di sfruttamento petrolifero.

I am forced to conclude that the integrity of creation in the Athabasca Oil Sands is clearly being sacrificed for economic gain.

Sono costretto a concludere che l'integrita' della creazione nelle sabbie bituminiche dell'Athabasca e' stata sacrificata in nome dei tornaconti economici.

Nel terzo capitolo invece si parla di cosa fare, e qui l'arcivescovo dice che la produzione attuale deve essere rallentata, e che occorre diminuire le emissioni di anidride carbonica, che devono esserci minori emissioni di roba tossica, che i diritti degli indigeni devono essere rispettati, che non si deve piu' abbattere foresta e che i lavoratori siano adeguatamente protetti.

Musica per le mie orecchie.

Infine, l'arcivescovo condanna i nostri usi eccessivi, gli sprechi, ringrazia di nuovo gli ambientalisti e invita tutti i suoi fedeli a contattare i rappresentanti politici per fare pressione sulle loro decisioni.

Cioe' dice alla gente di rompere le scatole!

Nel testo dell'arcivescovo Bouchard la parola "morale" compare almeno 20 volte.

E voi cari vescovi di Basilicata? Dove siete voi a parlare con la vostra gente? A scrivere lettere a quelli dell'ENI e della Total? A scrivere a Vito de Filippo? A Monti? A dare supporto e a ringraziare gli ambientalisti, cosi derisi? A ricordare che la difesa dell'ambiente e' prima dei profitti? A dire alla gente di rompere le scatole, e a offfire il vostro contributo?

A usare le parole "morale", "responsabilita'", "dovere"?

Dove siete? O queste parole si applicano solo per la gente "normale" e non per voi?

A chi fu dato molto, molto sarà chiesto. Lc 12, 39-48

A voi, in Italia, e' stato dato un potere immenso.

Thursday, March 15, 2012

Affondiamo la Saras e i pozzi made in Moratti


S'ena Arrubia, la Saras vuole trivellare qui, dentro un area di protezione per gli uccelli


Ecco qui i link per le osservazioni brevi e ancora piu brevi da mandare agli uffici regionali della Sardegna.

La furia trivellanda in Italia non si ferma, e come dico sempre ci riguarda tutti. Dopo il Salento, la Costa Teatina, il Borsacchio, Pantelleria, la Bassa Padana, la Val'Agri e il Curone, eccoci qui in Sardegna. Ne abbiamo gia' parlato qui.

Spiantano campi di fragole per metterci pozzi di gas a 400 metri dalle case.

La scadenza per dire il proprio no al Ministero e' il 20 Marzo.

Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare a

amb.savi@regione.sardegna.it

3. Se si preferisce usare la carta, si puo' inviare tutto anche a

Spett.le Regione Autonoma della Sardegna
ASSESSORATO DELLA DIFESA DELL'AMBIENTE
Servizio della Sostenibilità Ambientale,
Valutazione Impatti e sistemi informativi ambientali
Settore delle Valutazioni ambientali,
Valutazione di Impatto ambientale e valutazione di incidenza
Via Roma, 80 - 09123 Cagliari


5. Mandare se possibile una copia anche a me, che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa.

6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.

Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia e' abbastanza collaudata.

Per chi volesse leggersi la VIA al completo e preparare i suoi testi di sana pianta, sono qui linkati e scaricabili.

Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa.

La legge obbliga gli enti regionali a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.

Grazie anche alle osservazioni siamo riusciti a fermare le trivelle al largo di Pantelleria, e il pozzo Ombrina Mare, in Abruzzo. E' in atto il ricorso alle Tremiti, dove hanno usato i testi delle mie osservazioni come base scientifica per dire no. Quindi sono utili ed e' un modo civile di dire di no.

E' un modo per noi cittadini di riprenderci la nostra democrazia e di non delagare a nessuno il nostro futuro.

E' un diritto che e' sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

Non esistono limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. E' un bel modo di dimostrare solidarieta' fra noi. Spero anche che in futuro gli abitanti di Sardegna possano essere solidali con quelli di altre regioni.

Ecco. In questi giorni preparero' il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a spedire questa seguendo questa possibile traccia.

Che dire. Che si vergognassero i fratelli Moratti, seppure conoscono il significato di queste parole.

Wednesday, March 14, 2012

Il prezzo della benzina


Apprendo da Maurizio Crozza che la benzina in Italia costa circa 2 euro al litro. Qui in California e' a circa $4.50 al gallone - che fa circa $1.30 al litro, circa 90 centesimi di euro al litro. Puo' sembrare di meno che che in Italia - e lo e'! - ma l'aumento e stato vertiginoso anche qui.

Per fare il raffronto, quando sono arrivata a Los Angeles, nel 1999, il prezzo della benzina era di $1.10 al gallone.

In 12 anni il prezzo della benzina qui in California e' quadruplicato.

Nel resto degli USA il prezzo medio e' di circa $3.80 dollari al gallone. In California la benzina costa di piu' perche' usano una miscela a basso impatto - per le leggi di protezione dell'ambiente - e perche' ci sono delle tasse aggiunte che in altri stati non hanno.

Ma in generale, perche' la benzina costa caro? Ovviamente non sono un economista, ma ho parlato con qualcuno di loro e leggo ogni tanto vari articoli sul tema. Ci tengo allora a dire quel che penso, per non dover sentire che dobbiamo trivellare tutto il trivellabile in Italia per "fare diminuire il prezzo della benzina".

E questo perche' da piu' parti, ceto piu affidabili che i deliri di Saglia, Passera, Scaroni ed Assomineraria, leggo che il prezzo della benzina e' totalmente scollegato ai costi di produzione, esplorazione e di raffinazione e invece fortemente legato ai livelli speculativi in borsa.

Cioe' non e' la mancanza di petrolio che fa salire i prezzi, ma sono le speculazioni in borsa e i giochini finanziari collegati a percezioni piu' o meno distorte che portano a questi aumenti vertiginosi.

Qui negli USA il prezzo del petrolio viene stabilito presso il New York Mercantile Exchange, il NYMEX. Nel processo decisionale dovrebbero essere tenuti in considerazione i vari eventi mondiali - la situazione in Libia, Iran, Medio Oriente, o tempeste, o esplosioni, domanda ed offerta - che potrebbero cambiare i vari livelli produttivi e di utilizzo.

A suo tempo questo NYMEX era sede di persone fisiche che si scambiavano oggetti, merci e soldi. Adesso invece quasi tutti gli scambi vengono fatti da computer che usano algoritmi matematici e scambiano informazioni molto piu' in fretta di prima.

Questo fa si che il prezzo del petrolio non sia tanto collegato agli scambi veri fra venditore e acquirente, o anche ai veri effetti di domanda e di offerta, ma che ci siano dietro scommesse, opzioni e previsoni per il futuro, effetti psicologici, e timori reali o immaginari che siano (la fine del petrolio, il maggiore uso di petrolio da parte di Cina, l'India e il Brasile, le guerre o l'instabilita' del Medio Oriente sicuramente veri ma certo usati un po come scusanti), che determinano i prezzi in maniera del tutto scollegata ai veri costi.

Ovviamente a beneficio di chi partecipa in queste speculazioni finanziarie!

Infatti, sono gli stessi petrolieri dicono che i prezzi della benzina sono gonfiati.

Circa un anno fa, nel Maggio 2011, il capo della ExxonMobil Rex Tillerson disse che il vero prezzo della benzina dovrebbe oscillare fra i 60 e i 70 dollari al barile. Ovviamente se lo dice un petroliere, o e' vero, oppure i prezzi sono ancora inferiori!

A Settembre 2011 the Energy Information Administration del governo USA riportava che il petrolio dovrebbe costare circa 30 dollari al barile e che i costi produttivi variano da 7 dollari al barile nel Medio Oriente a 41 nel golfo del Messico.

La differenze sono dovute ai vari standard ambientali da mantenere, al costo della manodopera e alla difficolta' estrattiva.

Addirittura ci sono report per cui il petrolio debba costare in verita' 10 dollari al barile!

The price of a barrel of oil would be closer to $10 if the commodity wasn't traded as an investment instrument, given the record-high levels of U.S. oil inventories, Peter Beutel, president of Cameron Hanover, told CNBC Monday. "I honestly think that if there were no investors using oil as an asset that the price of oil right now would be $10 or $15 or $18, but it wouldn't be anywhere near where it is," Beutel said. "We have so much oil right now, more than we've had in 27 years. Why is it 27 years? Because that's how far our records go back. It's probably the most in 50 or 100 years," he added.

Questo Peter Beutel era il presidente di Cameron Hanover fino a ieri, ditta finanziaria che si occupa proprio di ricerca del mercato dell'energia, e di consulenze per investitori. E' stato un esperto di prezzi e di mercati petroliferi per 30 anni. E' morto proprio oggi, domenica 10 Marzo 2012.

Ma non e' il solo a parlare di $10 dollari al barile, la stessa cifra e' emersa in una audizione al Senato USA, l'anno scorso per cui il prezzo medio di produzione si aggira attorno agli $11 dollari al barile.

Ergo, quando il petrolio arriva sul mercato, a $100 dollari al barile, il differenziale e' di circa il 90%!

Conclusione: quando Corrado Passera, l'ENI, Stefano Saglia, Assomineraria, la Senatrice Simona Vicari, Angelino Alfano, Corrado Clini, la famigerata "Italiadecide", diranno che dobbiamo trivellare perche' questo serve per la bilancia dei pagamenti italiani, la risposta e' che no, ci devono guadagnare le compagnie petrolifere e coloro che speculano sulla differenza fra il prezzo del bene fisico, 10 dollari, e il prezzo gonfiato sui mercati finanziari, 100 dollari!

Non ci guadagna nessuno di noi persone normali, tantomeno le comunita' trivellande e trivellate, ne sono sicura.



Fonti: The New York Times, The Los Angeles Times

Tuesday, March 13, 2012

Mazzette ENI ai politici stranieri


Fanno veramente schifo.

Eccoli qui i nostri eroi dell'ENI, i benefattori dell'umanita', questo mostro di ingordigia accecato dal profitto e dai soldi.

Qui infatti un articolo sulla Repubblica sulle presunte mazzette ENI in Iraq e in Kazakhstan.

E cosi, mentre noi cerchiamo di esportare l'immagine di paese turistico, cibo genuino, paesaggi da vacanza, una cultura a base di Leonardo da Vinci, Giacomo Puccini e Giorgio Armani, loro esportano la cultura delle mazzette.

Infatti, da questi articoli e dalle indagini del pubblico ministero Fabio De Pasquale traspare che per costruire impianti petroliferi a Zubair in Iraq e a Karachaganak in Kazakhstan, i signori dell'ENI abbiano pagato tangenti ai politici del posto.

Le ditte coinvolte sono



La Siirtec la conosciamo anche noi in Abruzzo perche' era la ditta coinvolta nel Majella Petroleum System, un progetto per trivellare la Majella. Questa Siirtec Nigi avrebbe costruito un desolforatore "ad impatto zero" sotto una delle montagne piu' amate d'Abruzzo.

Per quanto riguarda l'Iraq e il Kazashstan, pare che il tutto risalga al giugno 2011 quando le ditte di cui sopra hanno iniziato a "sovraffatturare" l'ENI, con i soldi della differenza usata dall'ENI stessa per corrompere i politici stranieri.

Un bellissimo strategemma per creare "provviste di denaro" per "pagamenti di tipo corruttivo", come scrive la Repubblica.

E non mi si venga a dire che questi galantuomini di cui sopra, presidenti delle sussidiarie ENI sono da considerarsi meno colpevoli che l'ENI perche' parte di un ingranaggio.

Loro hanno *acconsentito* di fare parte del gioco. Nella vita uno puo' scegliere, e questi hanno
*liberamente scelto* di partecipare al gioco della corruzione. Il fatto che ci fossero sette ditte, alcune delle quali molto note in Italia, la dice lunga sulla corruzione galoppante in Italia.

Non e' la prima volta che l'ENI e' immischiata in questioni di tangenti. L'ENI infatti e' stata gia' condannata dalla SEC americana a pagare oltre 360 milioni di dollari per corruzione, in questo caso in Nigeria.

Quindi, non hanno impartato niente e continuano ad allungare mazzette e soldi come se niente fosse.

E se fanno cosi' in Iraq e in Kazakhstan, cosa pensate che facciano in Abruzzo, Basilicata, Lombardia? Con buona pace della bonus card dei lucani!



Niger Delta - The black gold film

Il petrolio in Nigeria - corruzione, inquinamento, violenza. Un film del 2011 di Jeta Amata. In tutto questo ci siamo anche noi Italiani - l'ENI e' al 30% roba nostra.

Saturday, March 10, 2012

Corrado Passera, amico dell'ENI-AGI


Inzia l'attacco di tale Corrado Passera, l'uomo amico delle banche, ministro per caso, contro i cittadini d'Italia che vogliono *solo* difendere i loro territori, la loro vita, i loro polmoni.

Tale Passera afferma - naturalmente su intervista dell'AGI - l'azienda giornalistica italiana di proprieta' del 100% dell'ENI e parlando della sconosciuta associazione "Italiadecide" che:

"Non tutti sanno che l'Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio. Una parte importante di queste riserve e' attivabile in tempi relativamente rapidi, consentendo di soddisfare potenzialmente circa il 20% dei consumi (dal 10% attuale)".

Forse, ma tutti sanno che l'Italia e' il paese del sole e che siamo molto indietro rispetto, per esempio, alla Germania che produce circa il doppio dell'energia fotovoltaica rispetto all'Italia, sebbene abbiano molto meno sole di noi.

Forse, ma tutti quelli con un po di sale in zucca - non e' il caso di Passera che avra' nella zucca solo il soldi delle sue banche - si renderanno conto che l'Italia *non e' l'Arabia Saudita*. Dove vuole trivellare Passera? Ovunque ti giri in Italia c'e' un paese, un parco, una spiaggia, un campo, un vigneto. C'e' la vita. Non abbiamo deserti, non abbiamo lande desolate.

Siamo un paese sismico, siamo un paese in cui, in generale, il petrolio e il gas sono di qualita' scadente e portano solo guai - subsidenza, perdite, inquinanmento, puzza.

Vuole trivellare caro Passera? Bene, dia l'esempio. Ci dica dove vive, e lo facciamo nei campi attaccati alle sue case un nuovo centro oli, dei bei pozzi luccicanti e visto che ci siamo anche un po di oleodotti.

C'e' mai stato lei Passera in Basilicata? Sa che vuol dire trivellare?

Ah, si dimenticavo, la Basilicata e' lontana dalle sue luccicanti banche, per cui piu' facile fare propaganda sui giornali dell'ENI, i principali responsabili di questo disastro che lei appoggia.

Si vergogni signor ministro.

Aggiunge il nostro eroe:

Muoversi decisamente in questa direzione - ha proseguito il ministro - potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti e 25.000 posti di lavoro stabili e addizionali; ridurre la nostra bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l'anno, aumentando quindi il Pil di quasi mezzo punto percentuale; ricavare 2,5 miliardi di euro di entrate fiscali, sia nazionali che locali.

Ma dove li pigliano questi numeri? Caro Passera, forse ENI e le sue banche non le hanno detto che nonostante tutte queste balle che lei propaganda, la Basilicata e' la regione piu' povera d'Italia, parola di Istat! E allora tutto questo lavoro, tutti questi soldi, se pure esistono, non sono certo per i residenti locali.

A quelli solo poverta', inquinamento, disperazione.

Come sempre, chi ci guadagna dal petrolio italiano sono solo gli speculatori - parenti stretti delle banche. Ecco che allora AGI-ENI-Passera sono tutti amici. C'e' n'e' un po per tutti.

Conclude Passera:

Per fare tutto questo dobbiamo adeguare agli standard internazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione, che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi ed e' per molti aspetti molto piu' restrittiva di quanto previsto dalle normative europee.

E si, certo, va bene. Come detto, iniziamo dal suo paese di residenza, caro Passera.

Accanto al suo ospedale, accanto ai campi da dove viene il cibo che lei mangia, nel mare dove lei va a farsi il bagno. Se la beva lei l'acqua inquinata, se li mangi lei le carpe avvelenate. Mandi lei i suoi figli a respirare l'aria pura al sapore di zolfo.

Ci dia l'esempio, e si porti con lei quella macchina di propaganda che e' l'AGI e l'ENI.

Vuole fare come l'Europa? Bene le dico io cosa fare:

Non si e' mai visto in un paese *civile* che una ditta petrolifera sia proprietaria del giornalismo nazionale. Vietiamo all'ENI di fare giornalismo. Non si e' mai visto in un paese *civile* che la Mafia sia la prima industria nazionale. Combatta quella. Non si e' mai visto in un paese *civile* che ci siano rappresentanti politici con la fedina penale sporca. Si accanisca contro di loro.

Occorre essere piu' intelligenti di questa gentaglia che se ne sta seduta nei lussi dei palazzi governativi italiani - e vi assicuro che non si fanno mancare niente - incuranti della gente normale, dei nostri diritti, della nostra volonta'.

Passera, lasci in pace l'Italia. Lei e le sue banche avete gia' fatto troppi guai.
Basta.

Ah, un ultima cosa: e invece di inventarvi fanotmatiche associazioni "Italiadecide", andate a parlare con la gente vera, di Basilicata, d'Abruzzo, di Sicilia, i Puglia, e poi vediamo cosa decidono gli Italiani veri.

Chi c'e' dentro Italiadecide? ma certo, tutti quelli che ci hanno portato fin qui:

Giuliano Amato, Alessandro Campi, Vincenzo Cerulli Irelli, Paolo De Ioanna, Gianni Letta, Massimo Luciani, Domenico Marchetta, Pier Carlo Padoan, Angelo Maria Petroni, Giulio Tremonti, Luciano Violante, Nicolò Zanon.

Passera, all'aceto pure lei.


Friday, March 9, 2012

A Corrado Passera, all'AGI-ENI

Inzia l'attacco di tale Corrado Passera, l'uomo amico delle banche, ministro per caso, contro i cittadini d'Italia che vogliono *solo* difendere i loro territori, la loro vita, i loro polmoni.

Tale Passera afferma - naturalmente su intervista dell'AGI - l'azienda giornalistica italiana di proprieta' del 100% dell'ENI e parlando della sconosciuta associazione "Italiadecide" che:

"Non tutti sanno che l'Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio. Una parte importante di queste riserve e' attivabile in tempi relativamente rapidi, consentendo di soddisfare potenzialmente circa il 20% dei consumi (dal 10% attuale)".

Forse, ma tutti sanno che l'Italia e' il paese del sole e che siamo molto indietro rispetto, per esempio, alla Germania che produce circa il doppio dell'energia fotovoltaica rispetto all'Italia, sebbene abbiano molto meno sole di noi.

Forse, ma tutti quelli con un po di sale in zucca - non e' il caso di Passera che avra' nella zucca solo il soldi delle sue banche - si renderanno conto che l'Italia *non e' l'Arabia Saudita*. Dove vuole trivellare Passera? Ovunque ti giri in Italia c'e' un paese, un parco, una spiaggia, un campo, un vigneto. C'e' la vita. Non abbiamo deserti, non abbiamo lande desolate.

Siamo un paese sismico, siamo un paese in cui, in generale, il petrolio e il gas sono di qualita' scadente e portano solo guai - subsidenza, perdite, inquinanmento, puzza.

Vuole trivellare caro Passera? Bene, dia l'esempio. Ci dica dove vive, e lo facciamo nei campi attaccati alle sue case un nuovo centro oli, dei bei pozzi luccicanti e visto che ci siamo anche un po di oleodotti.

C'e' mai stato lei Passera in Basilicata? Sa che vuol dire trivellare?

Ah, si dimenticavo, la Basilicata e' lontana dalle sue luccicanti banche, per cui piu' facile fare propaganda sui giornali dell'ENI, i principali responsabili di questo disastro che lei appoggia.

Si vergogni signor ministro.

Aggiunge il nostro eroe:

Muoversi decisamente in questa direzione - ha proseguito il ministro - potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti e 25.000 posti di lavoro stabili e addizionali; ridurre la nostra bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l'anno, aumentando quindi il Pil di quasi mezzo punto percentuale; ricavare 2,5 miliardi di euro di entrate fiscali, sia nazionali che locali.

Ma dove li pigliano questi numeri? Caro Passera, forse ENI e le sue banche non le hanno detto che nonostante tutte queste balle che lei propaganda, la Basilicata e' la regione piu' povera d'Italia, parola di Istat! E allora tutto questo lavoro, tutti questi soldi, se pure esistono, non sono certo per i residenti locali.

A quelli solo poverta', inquinamento, disperazione.

Come sempre, chi ci guadagna dal petrolio italiano sono solo gli speculatori - parenti stretti delle banche. Ecco che allora AGI-ENI-Passera sono tutti amici. C'e' n'e' un po per tutti.

Conclude Passera:

Per fare tutto questo dobbiamo adeguare agli standard internazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione, che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi ed e' per molti aspetti molto piu' restrittiva di quanto previsto dalle normative europee.

E si, certo, va bene. Come detto, iniziamo dal suo paese di residenza, caro Passera.

Accanto al suo ospedale, accanto ai campi da dove viene il cibo che lei mangia, nel mare dove lei va a farsi il bagno. Se la beva lei l'acqua inquinata, se li mangi lei le carpe avvelenate. Mandi lei i suoi figli a respirare l'aria pura al sapore di zolfo.

Ci dia l'esempio, e si porti con lei quella macchina di propaganda che e' l'AGI e l'ENI.

Vuole fare come l'Europa? Bene le dico io cosa fare:

Non si e' mai visto in un paese *civile* che una ditta petrolifera sia proprietaria del giornalismo nazionale. Vietiamo all'ENI di fare giornalismo. Non si e' mai visto in un paese *civile* che la Mafia sia la prima industria nazionale. Combatta quella. Non si e' mai visto in un paese *civile* che ci siano rappresentanti politici con la fedina penale sporca. Si accanisca contro di loro.

Occorre essere piu' intelligenti di questa gentaglia che se ne sta seduta nei lussi dei palazzi governativi italiani - e vi assicuro che non si fanno mancare niente - incuranti della gente normale, dei nostri diritti, della nostra volonta'.

Passera, lasci in pace l'Italia. Lei e le sue banche avete gia' fatto troppi guai.
Basta.

Ah, un ultima cosa: e invece di inventarvi fanotmatiche associazioni "Italiadecide", andate a parlare con la gente vera, di Basilicata, d'Abruzzo, di Sicilia, i Puglia, e poi vediamo cosa decidono gli Italiani veri.

Chi c'e' dentro Italiadecide? ma certo, tutti quelli che ci hanno portato fin qui:

Giuliano Amato, Alessandro Campi, Vincenzo Cerulli Irelli, Paolo De Ioanna, Gianni Letta, Massimo Luciani, Domenico Marchetta, Pier Carlo Padoan, Angelo Maria Petroni, Giulio Tremonti, Luciano Violante, Nicolò Zanon.

Passera, all'aceto pure lei.


Lettera ai vescovi di Basilicata - parte prima


Cronistoria: il primo invio di lettere in forma cartacea da parte mia verso i 5 vescovi di Basilicata - Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti, Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio- e' stato verso la meta' di Aprile del 2011.



Non ho ricevuto risposta alcuna.

In seguito ho mandato ai vescovi di Basilicata questo email che ora rendo pubblico, in Giugno 2011. Mi rispose solo uno di loro.

La prossima puntata sara' la lettera finale, di questi giorni.

Come gia' detto, non sono nessuno ma non posso accettare che la chiesa stia zitta di fronte a questo scellerato raddoppio lucano e alla devastazione ENI, Total e ora anche Shell.

Questo e' il mio tentativo di ricordare loro che hanno delle responsabilita' morali e che il silenzio non e' accettabile.

Il cristianesimo - quello che hanno insegnato a me almeno - e' per i deboli, e' per la vita, e' per la giustizia. Non e' per i prepotenti, per la paura e per il silenzio.

E no, non sono anticlericale. Sono solo una che vuole che la parole vadano di pari passo con i fatti. Altrimenti il vangelo e' solo una favola.

--------------

Los Angeles, 7 Giugno 2011

Gentile Vescovo,

Mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono un fisico, ho 38 anni e sono professore associato in matematica applicata in una Universita' Californiana. Da vari anni mi adopero per evitare che l'Abruzzo e per quanto mi e' possibile altre regioni d'Italia si trasformino in un enorme campo di petrolio, come purtroppo gia' accaduto in Basilicata.

Le ho scritto circa un mese fa via posta cartacea per chiederle un intervento della chiesa di Basilicata sul tema delle estrazioni petrolifere nella sua regione.

Saro' molto schietta. Io trovo che sia semplicemente inaccettabile che la Chiesa di Basilicata non abbia nulla da dire riguardo alla questione petrolio, quando ogni santo giorno ci sono notizie di incidenti, sversamenti, proposte di raddoppiare le estrazioni, campi inquinati, persone che si sentono male, aumenti di malattie, laghi inquinati, pesci morti e sorgenti chiuse.

Da cattolica praticante sono letteralmente scandalizzata e mi vergogno profondamente di questo silenzio assordante che nulla ha a che fare con lo spirito piu' autentico del Vangelo, che e' fatto di impegno, di voglia di difendere gli indifesi, di mercanti scacciati dal tempio, di posizioni prese anche quando sono scomode.

Qui non si tratta di ambientalismo fine a se stesso, di posizioni ideologiche, di destra o di sinistra.

Qui si tratta della vita delle persone, quella stessa vita di cui la chiesa, a parole, dice di essere difenditrice. Ma la vita non e' solo la lotta all'aborto o all'eutanasia o alla pillola anticoncezionale.

La vita e' anche tutto quello che c'e' in mezzo il nascere e il morire. La vita e' fatta di aria che si respira, di cibo che si mangia, di acqua che si beve, di speranze per un futuro migliore, di giustizia sociale per tutti.

In Basilicata, in Val d'Agri, l'ENI ha distrutto tutte queste cose e non ci sono mezze parole per dirlo.

La chiesa d'Abruzzo ha avuto il coraggio di pronunciarsi contro le estrazioni petrolifere, per via dell'intera Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise, ed e' stata da sempre al fianco dei cittadini nella lotta al petrolio e alla costruzione di un Centro Oli del tutto simile a quello di Viggiano. Anche la diocesi di Termoli e di Larino si e' espressa contro le trivellazioni nel mare Adriatico.

Perche' invece la chiesa lucana tace da 15 anni a questa parte?

Di cosa si ha paura? Sono i petrolieri, gli affaristi e i politici collusi che dovrebbero avere paura, e non la chiesa.

La gente ha fame di una chiesa attiva, che si sporchi le mani con i loro problemi reali, calati nel concreto, proprio come Gesu, che prima di predicare dava da mangiare alla gente e li curava dalle malattie.

Ecco, mi auguro che la chiesa di Basilicata possa finalmente prendere posizioni nette e schierarsi contro l'ulteriore distruzione della regione perche' sono in arrivo altri pozzi, altri centri oli, altri parchi violati nell'assenso apatico della quasi totalita' della classe politica di Lucania.

Mi auguro che la Chiesa di Basilicata possa lavorare in difesa della vita vera e al fianco di tutti quelli che da anni si adoperano per una Basilicata migliore, finora lasciati troppo soli.

Ecco qui la chiesa d'Abruzzo e di Molise:

Qui

Qui

Qui

Qui

MRD

Wednesday, March 7, 2012

L'arroganza di Mauro Febbo


GRAZIE WALTER CAPORALE.

IO CREDO CHE SIA MAURO FEBBO A DOVER ABBASSARE I TONI DELLA SUA ARROGANZA E MALEDUCAZIONE.

INCREDIBILE CHE A RAPPRESENTARCI SIA UNO COSI'!

Ieri alla regione Abruzzo, la regione dei parchi i cui politici odiano i parchi. Grazie a Lulu' Santarelli per l'invio. Credo che il tutto si commenti da solo! Il Senatore Antonio D'Ali "sollecitato" da qualcuno - chissa' da chi!


PRESIDENTE PAGANO: Passiamo alla nona interrogazione. Interrogazione riguardante Parco nazionale della costa teatina, rinvio e nomina del coordinatore presentata dal Consigliere Caporale.

La parola all'interrogante, risponderà l'Assessore Febbo.

CAPORALE: Grazie Presidente. È da un po' di anni che discutiamo del futuro del Parco nazionale della costa teatina, istituito dodici anni fa con la legge numero 93.

Un emendamento di un senatore siciliano profondo conoscitore della realtà abruzzese, il mese scorso ha proposto lo slittamento al prossimo 31 dicembre 2012 della perimetrazione del Parco nazionale della costa teatina. Nel frattempo, la nostra Regione, che nei mesi scorsi aveva nominato lei, Assessore Febbo, come referente del tavolo di coordinamento regionale per l'istituzione del Parco nazionale della costa teatina, nulla sta facendo in questo periodo, se non dichiarare su Il Centro di oggi, "che il parco non costituisce una concreta rivalutazione delle zone che racchiude".

Apprendo con gioia e con entusiasmo che sono stati ascoltati tutti, il settore turistico, i balneatori, gli industriali, gli artigiani. Tutte categorie che sono ben consapevoli, come lo è lei, di che cosa sia realmente utile per lo sviluppo economico del territorio costiero.

Visto che tra dieci minuti inizieremo a discutere anche della proposta di abolire una riserva regionale, visto che nelle prossime settimane discuteremo della riduzione del Parco del Silente Velino, le chiedo, Assessore, ma lo chiedo anche al Governatore Chiodi, intanto smettiamola di parlare dell'Abruzzo come della regione verde, Europa, del polmone verde d'Europa se la vostra volontà è quella di abolire i parchi regionali e nazionali della nostra regione.

Credo che l'Abruzzo sia la prima regione in Italia in cui non si riesce a istituire un parco. Soprattutto le chiedo, Assessore, se lei è stato nominato coordinatore per l'istituzione del Parco nazionale della costa teatina, perché dichiara di voler fare ben altro? Che fine faranno i fondi dei bandi europei 2014/2020?

Forse a qualcuno non gliene frega niente, ma qui stiamo parlando del futuro della nostra regione e della nostra economia. Grazie.

PRESIDENTE PAGANO: Prego Assessore Febbo, a lei la risposta.

MAURO FEBBO: Grazie Presidente. Intanto, credo che il senatore Dalì, mio amico, Presidente della Commissione Ambiente, sia stato lui a fare l'emendamento, forse, su sollecitazione di qualcuno.

Credo che il collega Caporale farebbe bene ad abbassare i toni su questa polemica. Come lui ha ricordato, sono dodici anni che non la Regione ma altri enti, che sono stati e sono guidati anche da una maggioranza diversa da quella attuale in Regione Abruzzo… ricordo al collega Caporale che suo fratello ha fatto parte di una maggioranza in provincia di Chieti dove avevano un Assessore Verde e mi sembra che in quei cinque anni nulla abbia fatto per il parco.

Ricordo al collega Caporale che lui è stato Consigliere regionale quando qui sedeva qualcun altro e non ha fatto nulla. Abbassiamo i toni. Il senso dell'emendamento è quello di capire che cosa vogliamo fare.

Credo sia questo il problema. Un parco non si fa superando i portatori di interessi e passando sulla testa dei cittadini. Nessuno avrebbe mai nominato alcun commissario per fare il parco, perché il parco deve nascere dai territori.

Caro collega, ti informo, così sai che mentre tu ne parli a spot, perché hai la visibilità dei media, ti posso assicurare che a Roma ho continuato i miei rapporti, sono stato al Ministero, ho visto il Ministro Clini, ho visto il direttore generale e siamo andati avanti.

Qualcuno farebbe bene anche a leggere il decreto Monti, c'è un passaggio importante.

Il tavolo di cui tu fai riferimento continua a lavorare, sono stati convocati i tecnici prima della politica per il giorno 14. La Provincia di Chieti sta portando avanti il suo progetto e sta chiamando i tecnici per capire quale delle due strade vogliamo seguire.

Io credo che farebbe bene una certa parte politica a discutere serenamente come arrivare e se arrivare, perché non è detto che quello che dici tu sia il vangelo, non è detto che quello che dice la tua parte sia l'unica soluzione o la verità in assoluto.

Fai ogni volta dei riferimenti assurdi quando parli che è un'occasione per il turismo.

Ti voglio ricordare che l'Umbria e la Puglia, che quest'anno per il secondo anno consecutivo sono state le regioni che hanno avuto il maggiore incremento di turisti, non hanno i parchi, tranne un piccolo parco la Puglia, quello del Gargano.

Quando sento parlare di queste cose… state facendo perdere i fondi europei al nostro territorio. I prossimi bandi sono 2014 e 2020, non ci sono ancora le linee guida. Non solo, ma i fondi europei, permettimi, caro collega, sono destinati all'intero territorio regionale, poi, nell'ambito delle singole misure si può andare a ricavare nei dettagli qualcosa.

Faresti bene a portare avanti la tua tesi insieme a me sui tavoli che sono tecnici, dovresti sapere che delle otto Amministrazioni che fanno parte di questo parco ci sono delle Amministrazioni i cui Consigli comunali si sono espressi negativamente.

Quelli devi andare a convincere, devi andare a convincere il Sindaco di Vasto, che ha fatto una pseudo delibera, una pseudo perimetrazione, perché il giorno dopo che ha presentato la delibera in Consiglio comunale a Vasto (e tu sai quello che è successo), il giorno dopo ha firmato perché in quel territorio, dove lui dice che deve nascere il parco, ci vuole mettere una centrale a biomasse, ma non di un mega, come quella di Treglio, ma di quattro mega.

Quindici giorni fa il Sindaco di Vasto ha rilasciato l'autorizzazione, sempre in quel territorio, di un cementificio.

Faresti bene a parlare con la tua coalizione per capire che cosa volete fare. Noi abbiamo le idee chiare, abbiamo una proposta, che ti può anche non piacere, ma siamo disponibili al confronto e ne stiamo discutendo prima sui tavoli tecnici, poi dovrà arrivare la politica.

Io guido quel tavolo perché questa assise a suo tempo all'unanimità mi ha nominato, quando mi avete chiesto la sfiducia, non solo la mia Maggioranza, il Governo regionale, altri gruppi, che ringrazio, mi hanno detto che io dovevo stare al mio posto e lì resto.

PRESIDENTE PAGANO: Prego collega Caporale per la risposta conclusiva.

CAPORALE:

Grazie Presidente. Intanto, caro Assessore, io non ho bisogno di criticare il parco per andare sui giornali, perché faccio queste battaglie da quando ho quattordici anni, soprattutto non ho bisogno di difendere la Provincia di Chieti sotto l'Amministrazione Coletti, che ha provato a lavorare, così come l'ha fatto l'Assessore all'Ambiente Caramanico dal 2005 al 2008.

Sulle centrali a biomasse, caro Assessore, se si stanno facendo adesso, si stanno facendo grazie alle vostre leggi e non grazie alle nostre.

Allora lei abbia il coraggio di cambiare…

Non rida Assessore, lei ride su che cosa? Io vivo in quel territorio perché risiedo a Fossacesia, abbia il coraggio di cambiare il nome di quel tavolo di coordinamento per l'istituzione del Parco nazionale della costa teatina, visto che lei non lo vuole. Soprattutto, le ricordo che quando decidemmo, votammo il suo nome all'unanimità in questo Consiglio, tutti insieme, ci fu il suo impegno a coinvolgermi negli incontri con i Ministri, con i Sindaci e con la Provincia.

Lei non l'ha mai fatto perché evidentemente non le interessava avere una parte critica che può fare proposte diverse.

Io non ho, a differenza di altri, e non mi riferisco ad altri, interessi a fare villaggi turistici, resort o speculazioni in quella benedetta area, sono qui perché qualcuno (e c'è la Magistratura che sta indagando) ha ben altri interessi a non fare questo parco, caro Assessore.

La ringrazio per l'applauso.

PRESIDENTE PAGANO: Qui non si applaude, non si litiga. Per cortesia! Andiamo all'ultima interrogazione. Prego il pubblico di rimanere in religioso silenzio, sennò sono costretto a fare uscire le persone.

Monday, March 5, 2012

I politici d'Abruzzo contro la riserva del Borsacchio

Questo articolo dettagliato sulla storia della riserva del Borsacchio mi e' stato mandato da Franco Sbrolla di Roseto. Ecco chi ammazza i nostri parchi, in particolare questo travagliato fazzoletto di terra che chiede solo di poter essere lasciato in santa pace.

Grazie al signor Sbrolla per il lavoro certosino. E quando questi signori politici diranno di essere contro le trivelle, sara' un po una piccola bugia: essere contro le trivelle vuol dire essere per la natura, i parchi, e la vita tutta, anche quando fa male al portafoglio e non saltare sul carro della petrolizzazione perche' va di moda.

Agli Abruzzesi: NON VOTATELI PIU'! Questi signori NON MERITANO I VOSTRI QUATTRINI.

------------------------

Non si erano mai visti, nel selvaggio West, indiani e cow boy andare uniti all’assalto della diligenza.

Questo accade a Roseto, dove i politici, di centrosinistra e di centrodestra, vanno insieme all’assalto della Riserva naturale Borsacchio, oggetto delle brame della Consorteria degli Affari.

Mi sembra quindi doveroso riepilogare i fatti documentati ed assegnare il meritato riconoscimento ai Magnifici 15, che, più di altri, si sono prodigati nell’esercizio delle loro funzioni:

1. TOMMASO GINOBLE, deputato del Pd. Il 7 luglio 2004, quando era consigliere regionale, fu uno dei 17 promotori bipartisan che firmarono la proposta per istituire la nostra area protetta. Votò poi a favore della legge istitutiva (Art. 69 L.R. 8.2.2005 n. 6) e della legge correttiva (L.R. 3.5.2006 n. 11), approvate all’unanimità dal Consiglio Regionale.

Si pentì in seguito e, dopo aver approvato l’emendamento Boschetti-Cesarone, votò contro la L.R. 1.10.2007 n. 34, che confermò i confini della Riserva naturale Borsacchio e l’estensione di 1100 ettari.

2,3. ANTONIO BOSCHETTI, assessore del Pd, e CAMILLO CESARONE, capogruppo regionale del Pd, furono gli autori di un emendamento ad personam che fu inserito, surrettiziamente, nella L.R. 9.8.2006 n. 27. In conseguenza della variazione apportata, che rimandava ad una nuova perimetrazione l’efficacia della Legge istitutiva, sono state realizzate diverse opere non compatibili all’interno della zona di integrale conservazione del luogo e del biotipo, già vincolata con i D.ti Min.li del 1963 e del 1969.

Boschetti e Cesarone, coinvolti nella Sanitopoli abruzzese, sono stati rinviati a giudizio il 20 novembre 2010, e il 29 aprile 2011 è iniziato il processo presso il Tribunale di Pescara.


4. FRANCO DI BONAVENTURA del Pd, sindaco di Roseto dal 2001 al 2011. Alle elezioni comunali del 2006 fece la campagna elettorale a favore della Riserva naturale Borsacchio, e il 21 marzo 2006 tutti i capigruppo dei partiti di centrosinistra firmarono un documento in cui era riportato che “entro l’area della Riserva non potrà esserci incremento dei volumi già esistenti”.

Successivamente il Sindaco cambiò opinione, e il 21 ottobre 2008, pur essendo in doppio conflitto d’interessi, tentò di far approvare dal Consiglio comunale il Piano di Assetto Naturalistico che prevede una lottizzazione di oltre 50.000 metri quadrati all’interno dell’area protetta.

5. VALTER CATARRA di centrodestra, presidente della Provincia di Teramo. Sottraendosi all’obbligo istituzionale di gestire la Riserva e di nominare l’Organo di Gestione, ha impedito la concessione dei finanziamenti regionali utilizzabili per l’occupazione di disoccupati e inoccupati, come prescrive la L.R. n. 6/2005, e per mettere in sicurezza il torrente Borsacchio, che, con l’annunciata esondazione del 2 marzo 2011, arrecò notevoli danni ai cittadini residenti a Roseto nord.

6. BERNARDO RABUFFO, consigliere regionale e politico “ballerino” in quanto, eletto nel listino di Gianni Chiodi, è passato poi dal PdL a Fli, al Polo per l’Abruzzo e di nuovo a Fli. Ha presentato una proposta di legge per riperimetrare la Riserva Borsacchio, che dovrebbe diventare una specie di Orto Botanico, lasciando tutto il resto nelle mani della speculazione edilizia. Il 16 febbraio 2006 l’architetto Rabbuffo, allora vicesindaco di Teramo e responsabile della discarica comunale, continuò a rassicurare i concittadini affermando che la discarica La Torre non sarebbe mai crollata.

Crollò invece il giorno dopo, venerdì 17 febbraio, e 450.000 mc. di rifiuti precipitarono nel laghetto sottostante, mentre i liquami, incanalandosi nei fossi, finirono nel fiume Vomano che sbocca proprio a Roseto.

Memori di quella data fatidica, ancora oggi i teramani, quando vedono il consigliere regionale (soprannominato “Vradduccio jellato per i numerosi disastri procurati), cambiano strada e fanno i rituali scongiuri.

Il 26 febbraio 2009, Berardo Rabbuffo è stato rinviato a giudizio per reati che vanno dal crollo colposo alla deturpazione delle bellezze naturali. Il processo è tuttora in corso presso il Tribunale di Teramo.

7. PAOLO TANCREDI senatore e coordinatore del PdL della Provincia di Teramo. Il 18 giugno 2010 presentò al Senato, come primo firmatario, tre emendamenti alla “manovra finanziaria” (condono edilizio, diritto di prelazione e condono fiscale tombale), al fine di sanare gli abusi perpetrati nelle aree protette ed i conseguenti sequestri ordinati dalla Magistratura.

Quando gli emendamenti vennero ritirati a furor di popolo, il senatore Tancredi così si espresse nell’intervista concessa al giornalista Mario Sensini, pubblicata il 22 giugno 2010 dal Corriere della Sera:

“...Ma io, anzi noi, neanche li abbiamo letti gli emendamenti, perché non c’è stato il tempo
materiale. Li abbiamo solo firmati. Io sono un ambientalista, sono abruzzese e amo la montagna e il Gran Sasso che sta in un parco nazionale. Mai e poi mai mi sarei sognato di proporre un condono edilizio. Dentro ai Parchi e alle aree protette, poi...”.

Coinvolto nella Rifiutopoli d’Abruzzo, il 15 aprile 2011 la Procura della Repubblica di Pescara ha chiesto il suo rinvio a giudizio. Il 25 ottobre 2011 il GUP ha deciso che per competenza territoriale il Senatore sarà giudicato dal Tribunale di Teramo.

8. LANFRANCO VENTURONI, capogruppo regionale del Pdl. Dopo l’accordo in Consiglio Regionale per rinviare il disegno di legge Rabbuffo alla II Commissione consiliare, ha presentato, il 14 aprile 2011, una proposta molto concisa e molto espressiva: “Art. 1 (abrogazione art. 69 L.R. n. 6/2005)”.

Guarda caso, il giorno dopo, 15 aprile 2011, la Procura della Repubblica di Pescara ha chiesto il suo rinvio a giudizio, in quanto coinvolto nella Rifiutopoli d’Abruzzo quando era assessore regionale alla Sanità. La prossima udienza si terrà il 31 maggio 2012 presso il Tribunale di Pescara.

9,10,11,12,13,14. D’Alessandro, Ruffini, Di Luca, D’Amico, Di Pangrazio e Sclocco, consiglieri del Pd. Il 10 maggio 2011 hanno presentato un progetto di riperimetrazione dell’area protetta, con l’identico fine di favorire i responsabili degli abusi, già processati e condannati dal Tribunale di Teramo.

15. ENIO PAVONE. E’ stato Assessore socialista fino all’agosto 2008 e il suo partito si è sempre schierato contro la riperimetrazione. Diventato Sindaco liberalsocialista, ha fatto approvare dalla maggioranza del Consiglio comunale una proposta da Premio Attila, e ripete, pedissequamente, la parola riperimetrazione, ereditata dall’ex sindaco Franco Di Bonaventura.

L’approvazione di una qualsiasi delle proposte faciliterebbe anche il nulla osta all’istanza Villa Mazzarosa, e le trivellazioni, e i pozzi petroliferi, si aggiungerebbero alle cementificazioni.


Nel contempo dovrebbe essere oscurato il sito web istituzionale, in quanto, nell’illustrare al mondo intero le peculiarità della nostra area protetta, la Regione Abruzzo così si esprime:

“...la Riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento, che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico…”.

E mentre continuo a pubblicare “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”, che evidenzia il degrado della politica nella Regione Verde del Governatore Gianni Chiodi, mi tornano in mente le parole del filosofo Dario Antiseri, vincitore del Premio Internazionale alla Libertà:

“... I politici, o meglio, la gran parte di essi vengono considerati, oltre che con distacco, con disprezzo e sono sempre più percepiti come un ceto trasversale di privilegiati che stanno lì a recitare una parte scritta da altri... E’ così che, se si seguiterà ad andare per questa strada i cittadini si allontaneranno sempre più dalla vita dei partiti, crescerà la sfiducia nelle istituzioni.

E senza regole accettate, condivise e difese la democrazia deperisce, la società si trasforma in una giungla dove bande di predoni attrezzati e i loro servi del momento la faranno da padroni”.

Profezia diventata purtroppo realtà!