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Tuesday, April 17, 2018

Sicilia: gli inglesi della Cabot Energy a trivellare Vesta a Pozzallo





"La regione Sicilia, seppure sollecitata [...]
non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza"

Dal decreto trivellante appena
approvato per la regione Sicilia

13 Aprile 2018

Il presidente della regione Sicilia
si chiama Nello Musumeci.
Il suo partito si chiama
 "Diventera' Bellissima"

Certo, la Sicilia diventera'
bellissima con bella vista trivelle!




Il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini continua la loro opera di distruttori e trivellatori d'Italia.

E infatti sono ancora qui che firmano decreti trivellanti a piu' non posso. Hanno paura forse che finito il loro mandato restino concessioni libere, e quindi via con le firme e con le trivelle! Il documento piu' recente e' stato approvato il giorno 13 Aprile 2018.

E' il turno della Sicilia con Vesta, che fa parte del permesso di ricerca CR 146 NP e per il quale la Northern Petroleum trivellera' un pozzo esplorativo.

In realta' la Northern Petroleum da tempo e' diventata parte di un'altra ditta, che si chiama Cabot Energy e che ha sede a Londra.

Cosa c'e' nelle vicinanze di Vesta?

Dicono che c'e' una lunga liste di aree protette, fra cui i seguenti siti di interesse comunitario (SIC)

ITA080001 Foce del Fiume Irmino
ITA080005 Isola dei Porri
ITA080007 Spiaggia Maganuco
ITA080008 Contrada Religione
ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irminno
ITA090001 Isola di Capo Passero
ITA090003 Pantani della Sicilia sud orientale
ITA090004 Pantano Morghella
ITA090010 Isola Correnti, Pantani di Punta Pileri, chiusa dell'Alga e Parrino
ITA090028 Fondali dell'Isola di Capo Passero
ITA070029 Biviere di Lentini, tratto mediano e foce del Fiume Simeto e area antistnate la foce.
ITA090002 Vendicari
ITA090027 Fondali di Vendicari

e la Riserva Naturale Orientata Isola Faunistica di Vendicari.

Pero' siccome sono ad almeno 24 miglia di distanza, e' tutto sotto controllo e si puo' escludere
"qualsiasi impatto".

E la pesca? E le specie marine che li vivono? E la monnezza che dalla piattaforma viaggera' nel mare? E la biodiversita'?  Niente. Tuttapposto.

Non si parla di cosa accadra' a nessuna di queste aree protette in caso di incidente, di effetti cumulati, di correnti marine. Niente. Tuttapposto.

Non si parla di fanghi, di volumi, di agenti chimici che finiranno nel mare, del raggio di diffusione. Niente. Tuttapposto.

Non si parla del punto finale di tutte queste attivita', e cioe' le trivelle permanenti e di cosa queste significheranno per i prossimi 50 anni in zona. Perche' qui non e' che vogliono sondare il sottosuolo e fare il pozzo temporaneo per amore della scienza. Il loro obiettivo e' piazzare trivelle permanenti e farci soldi.

Notare che si tratta di trivelle in acque profonde, a 120 metri sotto il livello del mare, e queste sono sempre le piu' pericolose, per le distanze coinvolte, le correnti, le difficolta' nel controllare apparecchiature di vario genere.

Per ora il progetto e' solo esplorativo, nel senso che arrivera' infrastruttura temporanea per trivellare in temporane capire se e quanto petrolio c'e' sottoterra e la qualita' del petrolio stessa. Cioe' a valutare se ne vale la pena, economicamente parlando. Ci vorranno due giorni per piazzare la piattaforma temporanea, il jack-up, e 41 giorni per trivellare il pozzo temporaneo, esplorativo.

Se il petrolio c'e', poi ci saranno 14 giorni di prove e di test.

Quindi circa due mesi o poco piu' di trivelle.

Come sempre, questo qui e' un'altro passo verso lo scopo finale che e' ovviamente la piattaforma finale che restera' in mare per 30, 40, 50 anni. 

Come sempre, occorre opporsi all'inizio, e non dopo, quando e' troppo tardi e si possono solo guardare e cercare di contenere i danni.

Sono arrivate solo quattro osservazioni, e tutto e' stato considerato nella decisione finale da Galletti e Franceschini, assieme alle "controdeduzioni"da parte del proponente.

E si, le controdeduzioni.

Ho sottolineato questa cosa tante e tante volte.

Non e' democratico ne giusto che il proponente abbia la prima e l'ultima parola. Le decisioni si prendono con il proponente che propone X e la gente (che deve farsi un enorme lavoro per studiare carte e capire e scrivere) che osserva Y.

E poi si decide. Par condicio. 

Non e' accettabile che la Northern Petroleum/Cabot Energy poi abbia diritto di una controrisposta.
E notare che mentre la Northern Petroleum/Cabot Energy ha come scopo quello di tirare via soldi, la gente vuole solo conservare il proprio mare. Semmai dovrebbe essere la collettivita' ad essere avvantaggiata, non i trivellatori!

Evidentemente la democrazia di questi signori che firmano e che dunque avvallano il tutto, Galletti e Franceschini, e' un concetto relativo.

Interessante che la regione Sicilia non ha mandato parere alcuno. Niente.

Il ministero dice che hanno mandato sollecitazione in data 17 Luglio 2017. Quel giorno li il presidente della regione Sicilia era Rosario Crocetta ancora, del PD, che ha avuto un rapporto strano con l'ENI e le trivelle. Da ex sindaco di Gela non puo' non sapere quanto sia distruttiva l'industria del petrolio, e qui, sollecitato dal Ministero, non ha detto niente.

Forse per giochi del PD? Forse per comodo? Forse perche' non gli interessava? Forse perche' era li nel mare, ed occhio non vede cuore non duole nel blu del Mediterraneo?

Fatto sta che Crocetta non dice niente.

Dal dicembre 2017 il nuovo presidente di Sicilia e' Nello Musumeci del partito "Diventera' Bellissima". SIC.

Si dira': lui e' arrivato dopo il sollecito. Certo, ma ha avuto cinque mesi per rispondere, per interessarsi alla questione, per intervenire, per leggere le carte.

Caro Musumeci, come pensa che diventera' bellissima la Sicilia?

Con le trivelle?

Con il silenzo?

E poi, la Sicilia e' gia' bellissima, basta solo amarla e insegnarlo questo amore ai propri residenti. Era cosi difficile in cinque mesi mandare una lettera a Roma e dire: siamo contrari? Era cosi difficile creare un po di informazione? Era cosi difficile dare l'esempio? Insegnare alla gente che e' importante prendere posizioni, esigere che i propri diritti di cittadino vengano rispettati?

E quindi, arriviamo al 13 Aprile. Sono stati dati tutti i nulla osta, tutti i permessi, tuttapposto.

Come sempre le ridicole prescrizioni di Galletti e Franceschini per far vedere che un po ci tengono al mare.

Notare: siccome si vergognano delle parole prescrizioni, ora usano le parole "condizioni ambientali".
Ma sempre ridicolo e' il concetto, di autorizzare le trivelle e mettere un po di contentini che sara' difficilissimo controllare e che sono solo teatro.

Ad ogni modo ecco qui le prescrizioni, appunto ora chiamate "condizioni ambientali":

1. Assieme all'ISPRA studiare l'interferenza con alcune specie marine, e con la pesca, in particolare per la specie Parapeneus longirostris e le "nursery" presenti in zona per minimizzzare gli impatti.

Come sempre, notare l'uso delle parole in inglese, come dire, se le chiamiamo nursery non fa poi cosi male al cuore.

Sono zone dove i pesci vanno per riprodursi, ecco cosa sono le nurseries.

Cosa e' la Parapeneus longirostris? Il gambero rosa del Mediterraneo.

Qui lo dicono in latino invece.

Quindi, sono preoccupati della pesca di gambero rosa e del fatto che le trivelle arriveranno in zone di riproduzione ittica.

Ma trivellano lo stesso.

Vorrei solo vedere l'ISPRA che ha da dire e se avra' il coraggio di pronunciare le seguenti parole: noi gli studi in congiunzione con i trivellatori non li facciamo.  Fateveli voi. Il mare si protegge non lo si distrugge e fare questi studi con i trivellatori significa tacitamente avvallare il messaggio che trivellare si puo' sempre e comunque.

Ma poi a che servono questi studi se i permessi sono stati gia' accordati?

Mistero della fede.

2. I lavori dovranno essere eseguiti in 70 giorni e si dovra' accertare che non ci saranno interferenze con altre attivita' petrolifere, come indagini sismiche, attivita' di perforazioni e coltivazioni di idrocarburi in aree limitrofe, e cioe' entro 5 miglia.

Cioe' in questa zona potrebbero esserci pure altre trivelle, altri airgun. E quindi, almeno procedere ... uno alla volta!

3. Monitoraggio acustico con il "Marine Mammal Observer" per accertarsi della presenza di zifi e capidogli. Cioe' studiamo se ci sono balene e/o altri mammiferi marini.

"Nel caso nell'area considerata vi sia una rete capillare di monitoraggio degli spiaggiamenti, queste deve essere allertata al fine di raccogliere tempestivamente informazioni su animali trovati morti o alla deriva"

Cioe' lo sanno pure loro che ci sono questi rischi, ma per loro e' solo una questione di "contiamo le carcasse e andiamo avanti". E infatti dopo che hai raccolto informazioni sugli animali morti cosa resta da fare?  Come sempre, e' prima, non dopo che si interviene.

Ad ogni modo, siamo un piu tranquilli perche' il "Marine Mammal Observer" avra' esperienza "pluriennale con curriculum che ne attesta le competenze" ed avra' una "spiccata familiarita' con i cetacei presenti nell'area".

Alla fine, sara' creato un bellissimo report con le note bibliografiche, modellazione acustica relativa alla "crociera sismica".

Cosa sia la crociera sismica in questo contesto non e' dato sapere.

Secondo me hanno fatto copia ed incolla da decreti diversi, dove ad essere accordati erano gli airgun che venivano chiamati crociere sismiche e non le trivelle!

Anche qui, se non ci azzeccano manco a scrivere i rapporti, come possiamo pensare che siano seri nel controlli? 

Tuttapposto.

4.  Finalmente un po di parole sui fanghi. Nelle prescrizioni.  Ecco qui le uniche loro parole "tutti i fanghi di trivellazione non potranno essere rilasciati sul fondale"

E ci mancherebbe!

E possono essere rilasciati in acqua?

Chi lo sa. Dov'e' l'azzeccagarbugli?

5. Arriva quindi la richiesta di un piano operativo. Occorre attenersi ad una non meglio specificata "Scheda tecnica per lo scarico di materiali derivanti da attivita' petrolifere in mare".
 
Mmh.  Quindi vuol dire che l'Italia possiede una scheda in cui si ammette che le attivita' del petrolio scaricano a mare!

Nessuno potra' piu' dire che le attivita' del petrolio causano inquinamento a mare. Se il governo regolamenta tale attivita' vuol dire che esiste. Ma chissa', magari sara' solo profumo di lavanda cio' che viene rigettato in mare.

Comunque sulla piattaforma dovranno esserci vasche per accumulo del fango dotate di agitatori meccanici per garantirne l'omogeneita', vasche di stoccaggio temporaneo e sebatoi di accumulo delle acque reflue.

Certo, per la lavanda di cui sopra.

Occorrera' pure "disidratare il fango esausto", e usare "vibrovaglie", "batterie di idrocicloni in serie", "desander e desilter", "centrifughe a cilindri rotanti".

Mazinga Z ci vuole!

6. La Northern Petroleum/Cabot Energy di Londra dovra' pure indicare un piano di emergenza, in cui indicare cosa fare in caso ci sia "l'evento incidentale". Non lo chiamano scoppio, o perdita di petrolio o incendio. Solo un evento incidentale.

Dovranno usare le simulazioni fatte dall'Universita' La Sapienza di Roma, per quantificare le misure che useranno in relazione ai rilasci. Per di piu' occorrera' intervenire entro 12 ore massimo "dall'evento".

E infine dovranno pure specificare le loro capacita' finanziarie per far fronte al risanamento e al ripristino dell'habitat.

E super infine dovranno comunicare se trovano referti archeologici alla sovrintendenza dei beni culturali di Ragusa.

Tuttapposto.

Ma... quando arriva il ricambio da Galletti e Franceschini?







Sunday, April 15, 2018

Marche: terremoti, faglie attive e approvazione di estrazione di gas






erano già state dichiarate inagibili, così come il 100 per cento degli edifici pubblici, a seguito delle scosse che hanno colpito il Centro Italia e le Marche negli ultimi anni. 

Secondo Alessandro Amato, esperto dell’INGV da Ottobre 2016 a oggi 
ci sono state oltre 86 mila scosse, molte delle quali di magnitudo inferiore a 2.
"Sembra che la zona interessata dalla sequenza sismica si stia spostando 
nella zona settentrionale.





Il giorno 9 Aprile 2018 c'e' stata una scossa di terremoto nelle Marche, con epicentro a Muccia, in provincia di Macerata. Il terremoto e' stato di magnitudo 4.7.

Il giorno 5 Aprile 2018 il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, che ancora siedono nei palazzi romani e ancora decidono del nostro territorio, del nostro mare e delle nostre montagne, autorizza altra estrazione di gas da Santa Maria Nuova, in provincia di Ancona.

Le due localita', Muccia e Santa Maria Nuova distano circa 80 chilometri l'una dall'altra.

Non e' un controsenso?
Non e' ignoranza?
Non e' cattiveria? 

Il Centro Italia ormai sono anni che sente la terra tremare. Siamo qui in presenza di faglie attive, la cui attivita' puo' perdurare a lungo. A Muccia, gia' quasi completamente devastata da terremoti di anni passati, e' crollato pure il campanile della chiesa. Il terremoto si e' sentito anche in regioni limitrofe.

E' evidente che si tratta di un territorio ballerino di per conto suo, con l'INGV che parla di 86mila scosse, quasi tutte di magnitudo inferiore a 2, negli scorsi 18 mesi.

Ha senso trivellare ed estrarre gas da un territorio cosi instabile?

Le trivelle della Gas Plus Italiana sono state progettate per una concessione che porta lo stesso nome della citta' di Santa Maria Nuova, e l'iter va avanti dal 2016.

L'approvazione, ironicamente arriva il giorno 5 Aprile 2018, proprio qualche giorno prima del terremoto.

A circa 5.4 chilometri di distanza dal pozzo c'e' un sito di interesse comunitario, dal nome "Fiume Esimo in localita' Ripa Bianca", ma come sempre, non ci sono, secondo trivellatori, ministeri e burocrati vari, pericoli di alcun genere.

E come sempre la lista di prescrizioni-salva apparenze e' lunga e ridicola: monitoraggio delle caratteristiche fisiche e chimiche dell'acqua, "quantomeno fino all'acquifero nella zona di transizione fra acque dolci ed acque salate", un piano di allarme, il monitoraggio della subsidenza, il monitoraggio "microsismico" in collaborazione con l'INGV con un valore di soglia di magnitudo 0.5 e con un area di spazzolamento fra i 5 e i 10 chilometri.

Dovranno stare attenti al rumore che emetteranno, e a possibili fughe di gas, dovranno controllare i "carri bombolai" ed avere tutte le autorizzazioni dei comuni limitrofi. Dovranno pure comunicare agli enti archeologici le date dei loro lavori.

Chicca finale: "i manufatti fuori terra dovranno essere realizzati con coloriture delle terre naturali nella gamma degli ocra".

Ora e' evidente che questa autorizzazione, del giorno 5 Aprile 2018 non ha portato al terremoto del giorno 9 Aprile 2018.

Ma queste vicende di terremoti, che si susseguono nel corso dei mesi e degli anni, nell'Italia centrale in particolare, ci ricorda che il nostro territorio e' fragile, e' delicato, e' caratterizzato da strutture ancora piu' fragili, per storia e per geografia, e che le trivelle certo non miglioreranno la situazione. La zona e' anche soggetta a smottamenti, a dissesti.

A suo tempo lessi tutta la documentazione della Gas Plus con le loro proposte e il testo e' qui in basso. Ricordo che di eventi sismici si parlo' poco, e con estrema leggerezza. Il famoso tuttapposto.

E ora, quattro giorni dopo l'approvazione di Santa Maria Nuova arriva un terremoto di magnitudo 4.7 a 80 chilometri di distanza.

Come possiamo essere sicuri che il tuttapposto della Gas Plus sia sufficente? Come possiamo essere sicuri che queste prescrizioni del governo possano garantire la sicurezza di persone e case? La pace mentale dei residenti?

Davvero il monitoraggio microsismico e' la risposta?

O non e' forse il caso di arrendersi alla natura, all'intelligenza, al buonsenso, e decidere che non e' il caso di continuare a stuzzicare cosi follemente le dinamiche geologiche? A decidere che la sismicita' naturale ce la teniamo, ma che tutto il resto, inclusi i sospetti e i rischi e le possibilita' di sismicita' indotta per quanto remote, e' meglio non accollarceli?

Galletti e Franceschini non credono al principio di precauzione?  O non gliene importa niente? O hanno amici da accontentare dentro la Gas Plus?

Quale che sia la risposta, ai miei occhi e' veramente insensato e schifoso questo modo di gestire la cosa pubblica.

Vergogna a loro due, e che lascino il posto a gente piu' competente, piu' innamorata dell'Italia e della sua gente.


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Qui quanto scritto su questo blog nel Dicembre 2016 sullo stesso pozzo, per una idea piu' chiara di cio' che fara' la Gas Plus a Santa Maria Nuova


L’ipotesi di messa in produzione dell’esistente 
pozzo risulta essere l’unica alternativa progettuale possibile
Cioe' o trivelle o morte!


Siamo in provincia di Ancona, in localita' Santa Maria Nuova. Ottantuno chilometri quadrati fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l'Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas.

Leggo il loro documento di valutazione ambientale.

Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano ENI, fanno un po sorridere e tanto piangere.

Le loro motivazioni possono essere riassunte cosi': un pozzo di gas fra i campi e' cosa buona e giusta.

Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto

"contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero". 

Ammazza quante cose fa questo pozzo!

Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitivita' del settore, ci rende meno dipendenti dall'estero e rispetta pure l'ambiente!

Praticamente il pozzo del mago Silvan.

Ma... un pannello solare sulle case di tutti no, eh?

Poi aggingono che addirittura il progetto e' in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera

perche'

il gas naturale, al confronto con tutti gli altri vettori energetici fossili, è quello più rispettoso dell'ambiente con una produzione di gas a effetto serra minore rispetto all’olio combustibile.

Ah pure!

Questo pozzo e' praticamente un toccasana perche' addirittura combatte l'effetto serra. Dovrebbero avercelo tutti nel giardino dietro casa, non solo i signori della foto su in alto che niente di male hanno fatto per avere un pozzo letteralmente dietro casa.

Ma secondo l'ottica di Gas Plus, dobbiamo per forza essere fossili. E certo -- sono una ditta di fossili, fossili sono nati, fossili vedono e fossili vogliono restare. Fossili di idee, di fatti, di visone. E fossili vogliono pure morire, costi quel che costi.

E infatti dicono che il non trivellare implicherebbe 

il mancato utilizzo di una risorsa la cui disponibilità è già stata verificata

 e non saremo in linea con le 

azioni e gli obiettivi intrapresi, in campo energetico, a livello nazionale e regionale volti a favorire l’indipendenza dall’approvvigionamento energetico internazionale.

Come dire, il micro pozzo di Ancona ci salvera' dall'importazione di gas russo!

Cara Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per "l'indipendenza energetica". La vera indipendenza energetica e' quella che ci si produce in loco, sui tetti, dal vento, senza distruggere l'ambiente e i polmoni del vicinato. 

Continuo a leggere.

Il progetto si trova in una area ad alta percettività visiva relativa alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico per cui i piani della regione Marche pervedono valorizzazione delle visuali panoramiche.

Ma niente problema, quelli della Gas Plus decidono che il pozzo non si vede mica poi tanto e quindi la percezione visiva non cambia. Dicono che 

l’area pozzo risulta poco o per nulla visibile dalle strade limitrofe,

Tuttapposto.

Ancora, ci sono altri vincoli e zone speciali:

- Area di eccezionale valore geologico/geomorfologico a circa 350 metri a sud del pozzo;

- Centro storico e nucleo storico della frazione Collina a circa 700 metri a nord del pozzo;

- Centro storico capoluogo del Comune di S. Maria Nuova a circa 2000 metri dal pozzo;

- Vincoli paesaggistico-ambientali legati alla fascia di rispetto fluviale del Fiume Musone a circa 1.2 chilometri a sud del pozzo.

- Zona di ambientamento fauna selvatica e Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale "La Scarpara" di 249 ettari a circa 150 metri ad ovest del pozzo

- Zona di ripopolamento e cattura San Filippo di 1.028 ettari a circa 1.5 chilometri a sud dal pozzo

- Ambito territoriale non insediativo delle Zone Territoriali Omogenee "bacino del rio Capora" in area trivellanda dove sono vietate la costruzione di recinzioni delle proprietà se non con siepi e materiali di tipo e colori tradizionali e i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale il profilo del terreno.

Ma anche qui, e' tuttapposto a causa della "limitata estensione delle attivita' previste", il rischio idrogelogico o di dissesti qui non ci sono, l'area non ha alcun elemento paesaggistico-ambientale di rilievo e si adotteranno tutte le opportune misure mitigative al fine di evitare possibili disturbi alla fauna selvatica presente. 

Tuttapposto. 

Le attività in progetto non interferiranno con l’area di versante in dissesto più prossima all’area pozzo, con rischio medio (R2) e pericolosità elevata (P3), che si colloca a circa 300 metri.  

Come se la geologia dopo 300 metri si fermasse.

E la zona di ripopolamento?

Gli animali saranno cacciati via e poi dipingeranno il recinto secondo i colori naturali. Ipse dixit.

E il movimento di terra?

No problem: le attività di scotico e movimentazione terra saranno minime e quindi il profilo del terreno già pianeggiante, non verrà alterato.

Dicono infatti che il buco gia' esiste dal 1988 e quindi, loro semplicemente andranno a tirarne fuori il gas. Quindi la Gas Plus trivellera' magicamente, senza movimentazione di terra di alcun genere.

Pero' si scopre poi che

- La porzione occidentale dell’area pozzo ricade in “ambito di tutela di crinali e versanti” nelle quali si vieta la realizzazione di “nuove attività estrattive, discariche depositi e stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali. 

Cioe' vogliono trivellare in un area in cui si vieta la realizzazione di nuove attivita' estrattive. Come puo' essere che non ci possono essere attivita' estrattive e questi qui possono trivellare?

Sono speciali?

Dicono che le loro attivita' saranno principalmente circoscritte alla sola area di piazzale.

Ma non interessa niente che ci sia un piazzale o una fontana. E' vietato estrarre? E allora lo e' per tutti, e per qualsiasi tipo di suolo o di piazzale che sia.

Non e' che la Gas Plus e' speciale.

Aggiungono che per sicurezza potrebbe esserci una lieve spianatura e riprofilatura del piede del versante che sostanzialmente non modificherà l’assetto morfologico naturale dei crinali. Se necessario, in fase di cantiere, saranno realizzate opere di contenimento naturali dei crinali presenti in prossimità dell’ingresso all’area pozzo, come “fascinate” o seminazione di particolari arbusti autoctoni, aventi anch’essi lo scopo di mettere in sicurezza i pendii individuati. 

Pertanto, il progetto non interferirà con la suddetta area di tutela crinali e versanti.

Quindi, tutti tranquilli: l'assetto morfologico dei canali non sara' cambiato.

Ma ... lo spianare e i riprofilare un intero versante non sono movimenti di terreno?
Avevano detto che non ne facevano!

E poi se era solo un piazzale, come fanno ad essere preoccupati dell'intero versante? 

Veramente credono questi siano interventi "lievi"?

E poi ancora: fanno questi interventi ai pendii perche' gia' sanno che le trivelle sono pericolose e quindi occorre intervenire in modo preventivo?

E perche' allora non considerano *seriamente* l'opzione ZERO: niente trivelle, niente rischi, niente spianamenti, niente riprofili?

Perche'? Vedi sopra: fossili nascono e fossili vedono. E se vedono green e solo il green del denaro.

Continuo a leggere. Risulta pure che nelle vicinanze del pozzo ci sono:

- emergenze geologiche, ad una distanza minima di 270 metri a sud

- corpi idrici Fosso della Scarpara a circa 380 metri ad ovest, Rio Caporà a circa 875 metri ad estil fiume Musone a circa 1,2 km a sud;

- versanti (pendenza superiore al 30%), a circa 195 e 450 metri a nord;

- manufatto storico, a circa 380 metri a nordest;

- fonti idriche la più delle quali si colloca a circa 380 metri a nordest dal pozzo;

- alcuni percorso pedo-ciclabili, il più vicino dei quali si colloca a circa 520 metri a sud,

- settori “a” (particolari ambienti naturali) a circa 360 m a Sud;

-  area occupata dal depuratore “e”, a circa 880 m a Nordovest;

- aree di versante in dissesto, così come recepite dal PAI e dalla Carta Geomorfologica Regionale

Ma va tutto bene, queste aree "non interferiranno con le attività in progetto previste".

Cioe' non sono loro che interferiscono con la natura,  e' la natura che non interferisce con le loro trivelle!

Per altri motivi di preoccupazione come il rumore, non ci sono problemi. E' -- manco a dirlo! -- tuttapposto. Anzi, c'e' completa conformità e aggiungono in allegato i risultati della simulazione acustica che certifica il tutto.

Ma... in fase di cantiere la Gas Plus Italiana potrebbe valutare richiesta di deroga dai limiti acustici comunali per motivi eccezionali e documentabili se si verifica una impossibilità di rispettare i limiti acustici!

Come dire: ma allora perche' dire che c'e' completa conformità?  Rispetteranno le regole finche' non le rispetteranno piu'.

Si premurano di dirci che non ci sono cimiteri nelle vicinanze.

E quindi visto che e' tuttapposto, si evince che l’area pozzo non ricade in alcun ambito naturalistico-ambientale soggetto a particolari prescrizioni di tutela.

Invece alcuni elementi soggetti a vincoli di tutela, data la distanza dal sito e la tipologia di attività previste (circoscritte alla sola area pozzo), non saranno interessate dalle attività in progetto.

E dunque, in barba ai dissesti, al divieto di nuove attivita' estrattive, alla tutela dei pendii,  la messa in produzione del pozzo risulta pienamente coerente con i contenuti della normativa energetica nazionale regionale e comunale vigente. 
 
Perfetto.

E poi ovviamente c'e' da considerare tutta l'infrastuttura del caso. Dicono:

Durante il processo di trattamento gas, tutti i liquidi di separazione ed essicazione gas
raccolti (costituiti soprattutto da acqua salata e minime tracce di idrocarburi) saranno
convogliati alla vasca di raccolta liquidi di drenaggio, il cui contenuto verrà periodicamente
prelevato da apposita autocisterna e portato a smaltimento.

  
Ma come fanno a sapere che i loro fluidi di perforazione sono fatti solo di acqua salata con "minime tracce di idrocarburi"? Chi gliel'ha detto? Qual'e' la percentuale di idrogeno solforato in questo pozzo? Chi smaltira' tali "acque salate"? Dove? Perche non ci dicono esattamente cosa c'e' in cio' che manderanno giu' per trivellare e che sara' mescolato con la loro acqua salata? Veramente credono che basta mettere assieme acqua e sale per trivellare? Davvero non ci saranno additivi chimici di nessun genere?

Useranno sale da cucina?

Credono che siamo scemi?

Ma quanto gas ci dara' poi Santa Maria?

Non e' ben chiaro. Ma dicono questo:

si stima che la fase di produzione del pozzo possa durare circa 20 anni, con una portata iniziale di circa 7.100 Sm3/g.

Ora tutto questo e' ingannevole.

La portata inziale significa il primo giorno? La prima settimana? Il primo mese? E dopo? Non si sa. Quindi non possiamo sapere esattamente quanto gas ce sotto a Santa Maria.

Ma diamogli il beneficio del dubbio.

Seppure fossero 7,100 metri cubi al giorno per i prossimi 20 anni si parla di circa 50 milioni di metri cubi in totale.

Ne consumiamo circa 68 miliardi l'anno. Facendo la divisione viene fuori che nel migliore dei casi da Santa Maria avremo gas per ... 0.25 giorni. Cioe' 6 ore!

Cioe' tutto questo spianare, dipingere, movimentazione di terra, vasche di contenimento per... neanche mezza giornata di gas da spalmare in venti anni!

Proprio l'indipendenza energetica, eh? 

Lo sappiamo tutti che questo pozzo non portera' niente di buono a nessuno 

Ma... e il rischio? E se ci sono problemi? Lo dicono anche loro che ci possono essere emergenze ed insicurezze. Se e' vero che ci sono li vicino ferrovie ed autostrade cosa facciamo se ci sono scoppi, o incidenti? E il gas estratto dove andra' a finire? L'autostrada e le ferrovie saranno sicure?


Santa Maria proteggici tu.









Saturday, April 14, 2018

Svezia: aperta la eRoad Arlanda, la strada che ricarica le auto elettriche mentre si guida










E' la prima strada del mondo del suo genere e si trova in Svezia: se ci guidi sopra la tua auto elettrica o il tuo camion elettrico si ricaricano da sole. 

La strada e' stata inaugurata il giorno 11 Aprile 2018 e si chiama eRoad Arlanda.

Per ora consiste in due chilometri di strada elettrificata costruira sulle strade pubbliche nei pressi dell'aereoporto della citta' di Stoccolma che si chiama Arlanda. A pagare il tutto e' stato l'ente per il trasporto svedese. Il progetto, pilota certo, e' parte dell'obiettivo di Svezia di arrivare ad una societa' zero fonti fossili, incluso il ramo trasporto, entro il 2030.

Cioe' veramente vogliono liberarsi dal petrolio!

Come funziona? 

L'energia arriva all'automobile da un braccio meccanico parte della macchina stessa che riesce a collegarsi da sola alla strada sottostante che e' stata elettrificata.

Il braccio si attiva quando la macchina arriva sul tratto stradale in questione grazie a dei sensori magnetici. La strada invece e' divisa in sezioni da 50 metri ciascuna con alimentazione erogata solo quando la macchina ci passa sopra. Se la macchina si ferma, la corrente viene disattivata.

La strada riesce anche a calcolare quanta energia e' stata erogata, e cosi anche ad addebitare i costi giusti dell'energia al consumatore (qui niente e' gratis!).

Ad inaugurare il tutto, un camion diesel trasformato in camion elettrico della ditta svedese PostNord. La tratta del camion e' breve, 12 chilometri dall'aereoporto al centro logistico dove trasporta merci, ma il tratto viene percorso di routine. 

L'intero processo' e stato disegnato per essere silenzioso ed efficente.
Tutto e' automatico al 100%.

Il capo della eRoad Arlanda si chiama Hans Säll e dice che i costi di operazione saranno minimali, con taglio delle emissioni per il tratto interessato che possono arrivare fino all'80 o al 90 percento.

Per ora si parte con 2 chilometri, ma se le cose vanno come dovrebbero l'obiettivo di Säll e' di arrivare a circa 20,000 chilometri di autostrade.

In questo modo uno, in teoria, potrebbe usare il sistema autostradale di Svezia senza avere mai tempi morti di ricarica, perche' combinando le ricariche stradali e l'autonomia di ciascuna automobile le macchine dovrebbero sempre avere carica.

Altre stime piu' ottimistiche parlano di soli 5,000 chilometri.

Certo i costi sono fantasmagorici: 1 milione di euro a chilometro. Ma come per tutte le cose e' un inizio, una prova. Se le cose funzioneranno, potrebbe arrivare la produzione di massa, l'abbattimento dei costi, l'entusiasmo del volerlo.

Per ora gli Svedesi sono soddisfatti della loro tecnologia, del mostrare al mondo che si puo', e che sono loro a mostrare la strada maestra.

Thursday, April 12, 2018

La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle offshore


 
Il primo ministro Jacinda Ardern il giorno del suo insediamento

I blocchi petroliferi della Nuova Zelanda


L'annuncio arriva dal primo ministro Jacinda Ardern. La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle a mare per petrolio e gas.

Il primo ministro Ardern, che ha iniziato la sua attivita' ad Ottobre 2017, dice che questo e' un passo obbligatorio, avendo il paese firmato gli accordi di Parigi, e avendo come obiettivo quello di arrivare alla "carbon neutrality", il pareggio fra emissione e riassorbimento di anidride carbonica in Nuova Zelanda.

Il piccolo nodo e' che il divieto si applichera' solo a concessioni future e non quelle gia' esistenti.

Ce ne sono 22 in azione in questo momento, molte delle quali per ricerca di petrolio e che occupano un area di 100,000 chilometri quadrati di mare, che potrebbero vivere fino al 2030, tempo massimo della loro scadenza.

Anche le trivelle onshore potranno andare avanti.

Cio' nonostante e' un piccolo-grande progresso, da celebrare.

Ovviamente l'industria del petrolio e del gas e' in allarme. La ditta New Zealand Oil and Gas dice che non ne sapeva niente e che questo cambio inaspettato di politica e' in conflitto con le promesse precedenti fatte dal governo di Ms. Ardern prima delle elezioni.

Dicono che verranno messi a rischio quasi 2 miliardi di dollari di introito dall'industria del petrolio e che tutto questo non fara' altro che aumentare la produzione di petrolio da altre parti del mondo.

Invece il partito di destra chiamato National Party  parla di vandalismo economico e dicono che il divieto non portera' a nessun progresso ambientale.

Bla bla di una industria morente. Le abbiamo gia' sentite tutte in Italia!

Jacinda Ardern ha 37 anni e durante la campagna elettorale aveva fatto molte promesse ambientali: 100% energia elettrica rinnovabile entro il 2035, carbon neutrality entro il 2050. Questo divieto alle nuove trivelle offshore rientra nella sua missione di una Nuova Zelanda ancora piu' green.

Dice che il fatto che il divieto e' per concessioni future dara' un po di spazio e di tempo per chi gia' lavora nell'oil and gas nel paese e che per l'immediato non cambiera' niente. E' solo che da un segnale per il futuro, e che la direzione nuova in cui si vuole andare non prevede le trivelle a mare.

Dal mio punto di vista, come detto sopra, e' un ottimo passo in avanti, ma occorre fare di piu', piu' in fretta, con piu' paesi, in terra, in mare. Occorre liberarsi dalle trivelle il piu' in fretta possibile, e questo perche' siamo ingoiati dall'inquinamento fossile, dai cambiamenti climatici, dalla plastica che soffoca tutti noi.

La storia della Nuova Zelanda mi fa tornare in mente il divieto delle trivelle a 12 miglia nel nostro paese e quanto sudore e quante lacrime ci siano state dietro. Siamo stati bravi. A differenza che in Nuova Zelanda, dove e' stato il primo ministro a volere questo divieto alle trivelle offshore, in Italia siamo stati noi, persone normali, a spingere per questo obiettivo, partito se uno ci pensa bene, nel 2008 per evitare Ombrina Mare in Abruzzo.  Matteo Renzi a suo tempo non ha potuto non piegarsi alla volonta' popolare e nel 2016, voila', il divieto.

E' un vero peccato che in Italia non abbiamo politici degni di questo nome. Quante cose in piu' avremmo potuto fare con una classe politica preparata, intelligente, colta, lungimirante in tema ambiente?

Quante cose in piu' avremmo potuto fare se Renzi (o Gentiloni o Galletti o Franceschini o chi per loro)  veramente ci avessero creduto alla difesa dell'ambiente?

Perche' si, il divieto delle 12 miglia e' un bellissimo traguardo, come la morte di Ombrina e delle altre 26 concessioni che sono morte con lei quel giorno, ma c'e' molto da fare.

Chiudere tutto l'Adratico alle trivelle, accordarsi con Croazia e tutti gli altri paesi che li si affacciano per evitare qualsiasi altra nuova struttura, qualsiasi altro airgun.

Non e' stato cosi.

Ma quanto ne avremmo guadagnato in termini di salute, ambiente, rispetto internazionale? 










Tuesday, April 10, 2018

Spagna: la balena morta con 29 kg di plastica in corpo








Non e' la prima volta che accade ed ogni volta fa un po male al cuore.

Questa volta e' un capodoglio di 10 metri e sei tonnellate di peso che si e' arenata lungo le coste di Spagna nel mese di Febbraio 2018.

Era morta e si era deciso di fare l'autopsia per capire perche'.

Il perche' e' presto trovato: 29 chilogrammi di plastica in pancia.

Ventinove.

Siamo nella localita' Cabo de Palos, nella regione di Murcia, nel sud del paese. Qui il centro per il recupero degli animali El Valle ha scoperto buste di plastica, barattoli, corda da pesca nella pancia della povera balena.

La morte e' avvenuta perche' la balena stessa non sapeva, non poteva espellere tutta la plastica che aveva mangiato a sua insaputa. Il sistema digestivo e' collassato, c'e' stata una infezione dell'addome, una peritonite, e poi la morte.

Ci sono milioni e milioni di pezzi di plastica in mare, interi isolotti di monnezza da noi creati, sotto e sopra la linea dell'orizzonte marino.

Che vuoi che siano 29 chilogrammi?

Che fare?

Il governo di Murcia ha deciso di usare la morte della balena per sensibilizzazione e prevenzione.

Si stima che ce ne siano circa 100,000 a livello mondiale di capodogli e le stesse sono considerate una popolazione a rischio. Mangiano per lo piu' polipi e vivono in condizioni normali per 70 anni. Dal suo intestino, in condizioni normali!, un tempo si estraeva una sostanza detta ambergris usata nell'industria dei profumi.

A noi sempre il solito compito: esserne coscienti, ridurre, risparmiare, non gettare monnezza in modo sbagliato, usare meno plastica possibile.

Purtroppo per la balena senza nome tutte queste cose non sono arrivate in tempo.




Sunday, April 8, 2018

Il 100% dell'elettricita' del Portogallo e' stata rinnovabile a Marzo 2018







"Last month's achievement is an example of what
will happen more frequently in the near future. 
It is expected that by 2040 the production of
renewable electricity will be able to guarantee,
in a cost-effective way, the total annual electricity
 consumption of mainland Portugal"


Commentando il 100% rinnovabile a Marzo 2018 in Portogallo





E chi l'avrebbe mai detto che il piccolo e per lo piu' silenzioso Portogallo ci sarebbe riuscito, cosi spettacolarmente, cosi' velocemente?

E' una notizia bella che arriva direttamente dalla Associazione per l'Energia Rinnovabile del Portogallo, la APREN: a Marzo del 2018 *tutta* l'energia elettrica del paese e' stata da fonti rinnovabili.

Anzi, meglio ancora, il paese ha generato il 103.6% dell'elettricita' necessaria da vento ed idroelettrico, cioe' hanno fatto meglio di quanto le servisse.

Anche se tutti pensiamo che il leader delle rinnovabili in Europa siano i tedeschi o gli svedesi, il Portogallo e' fortemente motivato a diversificare la sua energia. E anzi, attivamente cercano di liberarsi dal petrolio e di portare avanti politiche che favoriscano sole e vento.

Gia' nel 2016 infatti sono riusciti ad alimentare tutto il paese con solo energia green e per 107 ore di fila, piu' di quattro giorni.

Nel giro di due anni, dico due!, sono passati da quattro giorni ad un mese intero, segno delle potenzialita' delle rinnovabili, della serieta' dei portoghesi in questa direzione, e della tecnologia che procede a passi da gigante.

E infatti, il rapporto dell'Associazione per l'Energia Rinnovabile del Portogallo, in un comunicato ufficiale dice proprio questo: che questi risultati sono un esempio di quello che accadra' sempre piu' spesso nel futuro. Ci si aspetta che entro il 2040 la generazione di energia elettrica rinnovabile potra' garantire in modo sempre piu' efficente e a costi conenuti il consumo totale di energia elettrica nel paese.

La crescita e' stata strabiliante. Per tutto il 2013 il paese ha generato il 26% della sua energia dalle rinnovabili. Nel 2016 si era arrivati al 55%. Purtroppo il 2017 ha visto un calo, a causa della siccita' che ha colpito laproduzione di energia dall'idroelettrico, e per l'annata appena terminato, le rinnovabili hanno portato al 42% dell'energia.

Per Marzo 2018 il 55% dell'energia e' stato dall'idroelettrico, e il 42% e' stato dal vento. Il resto e' stato dal sole, dalle biomasse. Ci sono anche stati anche alcuni brevi momenti di transizione, in cui si sono usate coperture fossili, ma quegli intervalli sono stati brevi e coperti e superati dalle rinnovabili che hanno generato energia in eccesso nei momenti in cui le condizioni meteo erano favorevoli.

Chi e' questa APREN? E' una associazione che rappresenta il 93% di tutti i produttori rinnovabili del paese, da micro-reti fino ai produttori di idroelettrico. Il suo ruolo e' di coordinare interessi dei produttori con quelli del governo, e dei ministeri collegati alla generazione e all'uso di energia. Hanno anche ruolo di rappresentanza presso l'UE. Il Portogallo ha 10 milioni di abitanti. Il suo PIL varia fra il 36esimo al mondo e il 50esimo, a seconda dei vari indicatori.

L'Italia ne ha 60 di milioni di abitanti. Il suo PIL secondo le stesse classifiche varia dal numero 9 al numero 27.

Non abbiamo veramente scuse. I portoghesi hanno iniziato queste poltiche rinnovabili nel 2008. E i loro risultati mostrano che si, si puo' fare. Basta mettersi li, volerlo, pensarlo, investire oggi e seminare per il futuro.

In Italia invece siamo qui ancora a discutere di lotti petroliferi, fra il Veneto e la Puglia, fra il Piemonte e la Basilicata, e con poche politiche coordinate, con pochi obiettivi verdi davanti a noi.

Adesso arriva un nuovo governo (forse!). Chinque siano, spero che l'ambiente sia la loro prima priorita'. Ne vinciamo tutti, in salute, in costi energetici, in immagine, per la posterita'.

Volli, sempre volli, fortissimamente volli.

Friday, April 6, 2018

Scoppio di oleodotto a mare in Indonesia. Un incendio, 5 morti, 60 km di spiaggia e 120 kmq di mare al petrolio



La nave Ever Judger e tutto il petrolio

Il tracciato dell'oleodotto in questione, costruito nel 1988

Le chiazze di petrolio attorno a Borneo





Il ministro dell'energia di Indonesia riporta di una nave del Paraguay che e' rimasta coivolta nello scoppio di un oleodotto lungo le coste dell'isola di Borneo.

L'oleodotto si e' incendiato e sono morte di cinque persone. Nel frattempo 60 chilometri di spiaggia sono rimaste inquinate. In mare invece c'e' una chiazza di 120kmq. I cinque morti erano semplicemente dei pescatori che cercavano di spegnere l'incendio alla meno peggio.

Siamo in localita' Balikpapan e l'oleodotto, gestito dalla ditta nazionale di petrolio Pertamina, era sotterraneo, sepolto a circa 25 metri sotto il livello del mare .

Piu' di mille e trecento persone si sono sentite male, e anzi sono state distribuite pure le maschere antigas. Il mare puzza di benzina. Le mangrovie sono intrise di petrolio. C'e' ancora puzza, sono state ritrovate caracasse di delfini, pesci sulla spiaggia, e la distribuzione di petrolio lungo l'oledotto in questione, da Lawe-lawe a Balikpapan, e' stata fermata. Le autorita' hanno dichiarato lo stato di emergenza.
 
Insomma un piccolo grande inferno. 


L'incendio e' divampato il giorno 31 Marzo. 

Non e' ben chiara la dinamica: la nave in questione si chiama Ever Judger e come si vede dalle foto siede proprio sopra il centro della marea nera. Si pensa che questa nave stesse in qualche modo attraccando e che sia rimasta incagliata nell'oleodotto causandone la rottura, le perdite, e lo scoppio.
Questo almeno e' quanto dice il direttore generale del reparto oil and gas dell'Indonesia, Djoko Siswanto.

E infatti, non solo l'oleodotto perde, ma e' anche stato spostato dalla posa iniziale di circa 120 metri.

Un altro giorno, un altro disastro petrolifero.

Le immagini vengono tutte da Sky Truth.