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Sunday, June 25, 2017

Pakistan: esplode camion-petrolifero. 123 morti



Sono almeno 123 i morti carbonizzati dopo l'esplosione e l'incendio di un camion che trasportava greggio lungo una autostrada in Pakistan. Siamo in localita' Ahmedpur East nella zona detta di Bahawalpur. Oltre ai morti, circa 40 persone sono state portate all'ospedale in condizioni critiche, con almeno il 70% di ustioni.

Si teme che il numero dei morti aumentera'.

La tragedia e' triste e qui la dinamica e' ancora piu' triste perche' c'e' di mezzo gente che non sapeva quel che faceva, e che si e' portata per molti versi la morte da sola.

Intanto la strada era tortuosa e pericolosa. Il camion che andava da Karachi a Lahore, perde controllo e si capolovge. La gente si avvicina per racimolare il petrolio che fuoriesce.

In totale c'erano 25mila litri di greggio.

Sono venuti con cucchiai, mestoli, pentole, ed altri utensili da cucina da villaggi nei dintorni. Erano uomini, donne e bambini.

Hanno iniziato a chiamare parenti ed amici per venire a prendere il petrolio "gratis".

La polizia ha cercato di tenerli lontano ma non ci sono riusciti.

 La folla cresce.

Alcuni fumanvano.

Da mettersi le mani nei capelli.

E poi .... poi il camion e' scoppiato e ha incendiato se stesso, la gente, 75 motociclette e 4 macchine. Alcuni corpi sono irriconoscibili.

Si pensa che sia per colpa delle sigarette.



L'ospedale non ha un reparto ustioni.

Quello piu vicino e' a 150 chilometri.

Dicono che faranno venire gli elicotteri.

E' arrivato l'esercito intanto.

Altre storie di petrolio. 

Saturday, June 24, 2017

India: la ditta di carbone piu grande del mondo chiude 37 impianti. Vince il sole.














Le epoche passano, e noi anche se non se non lo sappiamo siamo nel bel mezzo di questo tempo di transizione dalle fossili alle rinnovabili.

Qualche partita la perdiamo, ci sono sempre i fossili dentro, da Trump fino a Descalzi, ma il futuro non e' piu' sottoterra.

Ed e' rimarchevole che i principali risultati arrivino dai paesi in via di sviluppo. Forse per la loro densita' demografica, o per il fatto di partire da zero e di non avere zavorra petrolifera, fatta di interessi, di lobbisti, di diritti acquisiti, che le cose qui sono piu facili. Fatto sta che le rinnovabili continuano a crescere come non mai in India.

Cosi tanto che la ditta principale di carbone del paese, la Coal India, la piu' grande del mondo e che produce -- o produceva --  l'82% del fabbisogno nazionale chiude 37 delle sue miniere.

Non sono piu competitive con il sole e con il vento.

Queste 37 miniere rappresentano il 9% delle operazioni della Coal India che risparmiera' ben 124 milioni di dollari dalla loro chiusura.
Nel solo mese di Maggio, l'India ha mandato in pensione l'equivalente di 14 gigawatt di stazioni energetiche a carbone. E' l'equivalente di tutto il carbone che usa il Regno Unito!
Le tariffe per l'energia dal solo sono arrivate a minimi record: cioe' costa cosi poco l'energia dal sole che il carbone non e' piu competitivo. 
All'asta nazionale del giorno 12 Maggio 2017 la Solar Energy Corporation of India (SECI) ha annunciato di vendere energia per 2.44 rupie per kilowatt-ora.
L'energia dal carbone invece e' stata offerta per 3.20 rupie per kilowatt-ora.
E' evidente cosa costa meno!

E cosi, grazie ad investimenti, crollo dei prezzi, migliore tecnologia, il paese non costruira' piu' impianti a carbone dopo il 2022.

Se tutto va come prgrammato, si arrivera' al 57% di energia da rinnovabili entro il 2027. 

Fra dieci anni in una nazione di un miliardo di persone e piu', e in via di sviluppo.

Friday, June 23, 2017

Le rinnovabili: il mondo e l'Italia





Il sole ed il vento crescono senza sosta, e la transizione verso le rinnovabili non e' piu' una questione di ambientalismo o di ideali.

E' una questione di economia.

Secondo il Dipartimento dell'Energia americano, dal 2008 ad oggi il crollo del costo dell'energia solare e' calato di circa il 64%, e del 41% per il vento, di modo che sole e vento sono ora competitivi con le fonti fossili.  E se si guarda ancora piu' indietro, negli anni settanta il costo dell'energia solare era di 150 volte di piu' rispetto ad adesso.

I progressi fatti nello stoccaggio dell'energia fanno si che diventa sempre piu' possibile pensare ad una rete elettrica fatta solo di fonti rinnovabili: il vecchio principio secondo cui quando piove o quando non c'e' vento restiamo senza corrente, non tiene piu'.

E questo lo si vede e lo si sente dai mercati internazionali. La Cina e 'ora il principale produttore di energia solare ed ha appena annunciato che investira' 325 miliardi di dollari nel sole e nel vento. L"India parla di target del 57% di energia elettrica dalle rinnovabili entro il 2027. Tesla annuncia la batteria Powerwall per stoccare l'energia generata di giorno e piu usarla di notte. 

Dal 2000 ad oggi la quantita' di energia solare e' settu-plicata; per il vento raddoppiata. 

Interessante che anche i prezzi del petrolio e del carbone e del gas calano, ma non abbastanza da far crescere investimenti e desiderio di aumentarne gli impianti. 

Ma la strada e' ancora lunga: solo il 20% dell'energia elettrica a livello globale e' rinnovabile e se si esclude l'idroelettrico siamo al 4%. 
Ed e' qui che giace l'opportunita' : si puo' fare, e siamo all'inizio. Siamo in un periodo di transizione, in cui il vecchio paradigma della centrale elettrica a fonti fossili lentamente muore.

Secondo lo International Energy Agency, ogni giorno si installano mezzo milione di pannelli solari e la sola Cina ogni mezz'ora installa una turbina a vento. 
Come per tutte le cose, i semi che si piantano ora, daranno frutti fra due, tre, dieci anni.

Ma occorre volerli piantare questi semi e curarli e non lasciare che le cose vadano avanti a casaccio. E questo vale per anche per l'Italia.

Occorre decidere di voler cambiare, di voler un sistema piu' efficente, piu' moderno, che guarda al futuro.

Occorre volere avere le basi affinche' possa un giorno comparire sulla scena un Elon Musk italiano, o in cui i nostri treni saranno a vento, o in cui decidiamo di non concedere piu' nessuna, ma proprio nessuna concessione petrolifera perche' il nostro obiettivo e' una Italia 100% rinnovabile.

Il futuro andra' avanti con o senza di noi.



Thursday, June 22, 2017

Boom del sole in California: regalata energia all'Arizona










Per due settimane di Marzo, l'Arizona ha ricevuto energia gratis dalla California. Anzi in alcuni giorni l'eccesso di solare prodotto dal nostro stato era cosi grande, che Sacramento ha dovuto pagare Phonenix per prenderla e non sovraccaricare le linee.

Era gia' successo a Gennaio e a Febbraio. 

Ovviamente tutto questo e' stata una manna per l'Arizona, che ha risparmiato milioni di dollari, secondo il gestore della rete elettrica di California, anche se i numeri esatti non sono stati annunciati.

Ovviamente questo e' anche un problema per la California.

Il regalo all'Arizona sarebbe stato ancora maggiore se non fosse stato che in alcuni giorni gli impianti al sole sono stati operativi solo parzialmente, appunto per non portare al sovraccarico.

C'era solo il sole? No, assolutamente no. Anzi, sebbene raddoppiata rispetto al 2016, l'energia prodotta dal sole che finisce in rete e' ancora solo il 10%.  E poi c'e' un altro 4% che arriva dai tetti e che viene usata in loco. 

Quello che c'era e che c'e' ancora a occupare lo scenario energetico e' il gas, e i gestori di questi impianti che cercano di proteggere i loro interessi, costi quel che costi.

Una piccola parentesi. La California e grande, e per molte cose disorganizzata. A volte veniamo presi in giro per essere troppo liberali (progressisti) e perche' ci sono mille e piu' enti a fare la stessa cosa.

E per l'energia e' la stessa cosa. Non c'e' un vero ente che coordina tutto, ma un potpourri di agenzie varie. Il risultato e' che sebbene abbiamo un surplus di energia in questo stato (e appunto paghiamo l'Arizona per prendersela!) i costi dell'energia sono ancora elevati.

Paghiamo qui il *doppio* di quanto paga l'americano medio, secondo il Los Angeles Times, appunto per una mal gestione.

Abbiamo l'obiettivo bellissimo di arrrivare al 50% di energia da sole e vento entro il 2030. E' una decisione che arriva da Sacramento. Oggi in totale siamo al 25%. Si prevede che il sole scoppiera' nei prossimi anni a causa del crollo dei prezzi, e della loro maggior efficenza.  L'obiettivo ulteriore e' il 100% entro il 2045.

Possiamo farcela.

Ma allo stesso tempo chi controlla e gestisce gli impianti per la gestione dell'energia lo fa in modo indipendente da Sacramento. E cosi, fino a pochi anni fa hanno continuato a fare le cose che facevano prima: approvare rinnovi ad impianti a gas, senza troppo accomondare la nuova realta' rinnovabile. 

Perche'?

Perche' come detto, tutto il mondo e' paese e pure il gestore californiano ha amici e connessioni e parenti da accontentare. La solfa e' che le rinnovabili sono imprevedibili a causa delle fluttuazioni climatiche, che non si sa mai con le batterie, e che per essere sicuri occorre usare le fossili. E quindi, approviamo il gas!

Spesso ci sono stati battibecchi fra i politici di Sacramento, questi gestori statali, e i gruppi ambientali.

Esempio? La ditta AES Southland propose nel 2012 di abbattere una vecchia centrale a gas a Redondo Beach e di ricostruirla per un costo stimato fra i $250 e i $275 milioni. Avrebbero pagato tutto i residenti, con un aumento del costo in bolletta. Inizialmente quelli della AES Southland la spuntarono, sebbene le rinnovabili continuassero a crescere e sebbene occhi indipendenti non ne vedesse veramente l'utilita' di questo vecchio-ma-nuovo impianto a gas.

Tutti sappiamo come andra' a finire: le fossili prima o poi spariranno, lo sappiamo tutti. Ma per adesso c'e' ancora questo periodo di aggiustamento, in cui la morte del fossile coincide con la maturazione delle rinnovabili.

Un segno di questa battaglia dal vincitore annunciato e' che di recente e' stato deciso, per la prima volta qui in California, che alcuni impianti a gas vecchi e bisognosi di essere rinnovati verranno demoliti e mai piu ricostruiti.  Altri sono sotto esame, per capire cosa farne.

Intanto occorre trovare armonia fra tutti i pezzi e capire come bene regolamentare il tutto. Le calibrazioni energetiche sono difficili, specie se contiamo l'energia generata dai tetti dei residenti.

Ma perche' non spegnere le centrali a gas quando il sole picchia forte? Perche' e' piu' facile spegnere un campo solare che non una centrale a gas.  E quindi si tengono accese le ultime e si spengono le prime.

Nonostante tutti questi balletti a volte i conti proprio non tornano e quindi occorre mandare l'energia in eccesso in Arizona o in Nevada. Quando gli serve la pagano, quando no, dobbiamo noi pagare loro. 

Un paradosso, no? Paghiamo Arizona e Nevada per prendersi la nostra energia e noi teniamo accesi gli impianti a gas, e nel frattempo le ditte del gas cercano di prolungare l'agonia finche' possono.

Ma un giorno tramonteranno, lo sanno anche loro.

Come e' finita a Redondo Beach?

Alla fine nel 2017, dopo anni di battaglie legali e di udienze, e' stato deciso che davvero la centrale a gas della AES Southland non serviva.

Quella vecchia chiudera' nel 2020 e poi sara' storia. 

Il buon senso ha vinto.

Wednesday, June 21, 2017

Dal Texas: il petrolio causa inquinamento e terremoti







E' considerato "lo studio" per eccellenza sullo stato delle trivelle in Texas. 

Le estrazioni di petrolio inquinano l'aria, erodono il suolo, contaminano l'acqua, causano terremoti.
Puo' bastare?

E lo dice un consorzio di scienziati dello stato piu' trivellato d'America, l'Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas. E non si parla solo di ambiente, ma anche di guai sociali.

Il petrolio che ha portato ricchezza a tanti in Texas ha anche portato alla degradazione delle risorse naturali, ha aumentato gli incidenti stradali, portato traffico a zone rurali.

Non che la gente normale non lo sappia: e' un dato di fatto che l'acqua e l'aria sono spesso soggette a contaminazioni vicino ad operazioni di petrolio e di gas, con o senza fracking.

Intanto, specie negli ultimi anni, si accellerano le operazioni di green-washing, mentre che si trivella sempre piu vicino alle citta', a zone naturali protette, a riserve idriche e in generale in zone dove e' meno indicato stuzzicare il sottosuolo.  Dicono di usare programmi di riclicaggio dell'acqua, di avere filtri e attrezzatura ultramoderna. Sara', ma nessuna di queste cose puo' veramente garantire che non succedera' mai niente. Anzi.

Ma cos'e' questo Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas? E' la crema della comunita' scientifica del Texas. Ci fanno parte tutti i premi nobel dello stato del Texas, i membri dell'accademia nazionale di scienza del Texas. Hanno iniziato a indagare due anni fa, assieme ad avvocati, geologi, seismologi, ingegneri e pure petrolieri.

Hanno analizzato centinaia di documenti e di studi.

Il Texas non ha un database comune dei danni dai petrolio, nessun protocollo statale per lo studio dell'ambiente, non tiene la lista delle perdite da renieizione. Non ci sono neanche dati presi in modo sistematico sulle tossine in atmosfera.  Non vengono presi dati su flora e fauna.

Alla fine sono state scritte 204 pagine, con una lunga lista di danni e di potenziali problemi.

Come il Texas, cosi la Basilicata.

Tuesday, June 20, 2017

Cambiamenti climatici: a Phoenix fa cosi caldo che cancellano i voli



Succede a Phoenix, Arizona: American Airlines cancella 50 voli perche' fa troppo caldo e gli aerei, molti dei quali di grandezza media, non possono partire.

Siamo arrivati a 49 gradi centigradi.

La densita' dell'aria e' piu' bassa e non e' sicuro per gli aerei decollare perche' si genera meno spinta verso l'alto. E siccome l'aereodinamica non e' sufficente, il motore deve essere piu' potente, la rincorsa piu' lunga, l'ascesa piu' graduale. La maggior parte degli aerei e delle piste di decollo non sono disegnate per queste temperature: gli aerei non possono avere cosi tanta benzina e le piste non sono lunghe abbastanza.

Ad esempio i Bombardier al massimo possono operare fino a 48 gradi. 

A volte vengono imposte limitazioni sul peso quando fa troppo caldo, ma quando la calura e' troppo elevata, i voli vengono fermati.

E' colpa dei cambiamenti climatici?  Non e' chiarissimo in questo caso specifico, ma di certo queste sono temperarture elevate e inusuali anche per Phoenix. Anzi, nel 2016 un report dell' International Civil Aviation Organization, ente internazionale che regolamenta il volo aereo, disse che i cambiamenti climatici possono avere gravi conseguenze per i decolli degli aerei, in quanto le ascese e le lunghezze delle piste di decollo possono non essere compatibili con il carburante stoccato o con il peso associato.

Fra l'altro e' per questo motivo che molti dei voli che partono dai paesi piu caldi del Sud America o dal Medio Oriente sono programmati per la sera, quando e' piu fresco.

Ora, non ci sono solo di mezzo i cambiamenti climatici. Gli aerei che non possono partire sono di grandezza media.  Negli scorsi anni le ditte aeree, per risparmiare, hanno iniziato ad usare aerei meno grandi per citta' non troppo grandi, fra cui Phoenix.  Questi aerei hanno limiti di tolleranza al caldo minori rispetto ai grandi jet transatlantici.

Fatto sta che e' stato a causa del caldo inaspettato che i voli non possono partire, e che in questo caso, tutto si mescola: la deregulation che ha consentito l'uso di aerei piu' piccoli, economie di scala, calura.
E di questo dobbiamo tenere conto: non e' solo la temperatura che aumenta, e' che tutto il costruito attorno e la normali attivita' che ne risentono. 

E siamo solo a Giugno.

Monday, June 19, 2017

Russia: il collasso della petrol-economia









 Calo esportazioni di gas dalla Russia


La Russia e' ufficialmente fuori dalla recessione, che la ingoiava da quasi tre anni.

A causa del collasso dei prezzi del petrolio, delle sanzioni dell'occidente e di una societa' stagnante perche' troppo dipendendente da oil and gas, le cose non andavano affatto bene. Il rublo era crollato,
la Russia non fu neanche invitata alla riunione OPEC del 2016.

Addirittura i profitti della Gazprom erano calati del 19% nel 2015 - e la Gazprom genera un terzo del PIL della Russia.

Oggi le statistiche dicono che l'economia e' tornata a crescere.

Putin dice che hanno usato il periodo della recessione e sopratutto delle sanzioni dell'occidente per transizionare verso un economia meno fossile: incentivando elettronica, l'industria aerospaziale, e l'agricoltura. 

Dice che adesso hanno “switched on our brains”e che hanno usato il talento delle loro persone per uscire dalla crisi.

Sara'.

Alcuni indicatori sono positivi, certo. La borsa e' in salita e Putin la racconta bene. Ma dentro il paese, le cose non sono cosi rosee. Intanto il 13% dei russi vive in poverta'. I salari continuano a scendere. L'inflazione aumenta. I consumi calano.  Gli analisti parlano della necessita' di riforme strutturali, su pensioni e flessibilita' del lavoro, la giustizia.

Paiono i problemi che affliggono l'Italia.

La differenza e' che in tutto questo il paradosso delle petrol-economie e' sempre in primo piano.

Come, con tutto quel petrolio che hanno e con anni di mercato europeo ai loro piedi prima delle sanzioni, non sono riusciti a mettere in piedi una economia sana e che potesse crescere e resistere indipendentemente dal petrolio?

No.

Il paradosso delle risorse -- the Resource Curse -- e' una teoria presentata per la prima volta negli anni ottanta e formalizzata da Richard Auty in 1993.

Descrive come le nazioni ricche di risorse naturali sono in generale incapaci di usare quelle stesse ricchezze per migliorare in modo costruttivo e duraturo le proprie economie. Paradossalmente, alla fine, i paesi con minor risorse naturali hanno una crescita economica superiore a quelli che invece ne hanno in abbondanza, specie per risorse minerali e fossili.

Petrolio in primis.

Di esempi ne abbiamo in tutto il mondo, dall'Italia che (a suo tempo!) ebbe una economia in enorme crescita nonostante non avesse materie prime, allo spettacolare fallimento di paesi come il Venezuela, la crisi in Brasile o in Nigeria, e adesso la Russia, tutte collegate al crollo dei prezzi di petrolio.

A suo tempo ci fu anche il "Dutch Disease" in seguito alla scoperta del campo di gas a Groningen nel 1959, che fra l'altro ha anche causato terremoti, danni e paura fra la gente nei suoi cinquanta anni di attivita', e che ha causato ugualmente lo stallo dell'attivita' economica manifatturiera in Olanda negli anni ottanta.

Perche' succede questo? L'idea e' che mentre un solo settore -- il petrolio in questo caso! -- cresce ed immette introiti nell'economia, tutti gli altri -- terziario, manifatturiero, agricoltura -- finiscono con il perdere in competitivita', creativita' e ammodernamento.

Della serie, c'e' il petrolio, tutto il resto diventa secondario, oppure e' incompatibile con il petrolio.

Spesso poi ci sono gli sperperi e istituzioni inefficaci di fronte a una bonanza che si crede essere infinita.

E poi c'e' la corruzione, visto che in questi paesi con ricchezza di materia prima e' piu' facile avere accesso a soldi, tangenti, e favoritismi, ed e' piu' facile imbrogliare.

Ovviamente, dulcis in fundo, si e' sempre alla dipendenza dei prezzi sul mercato globale - quando i prezzi sono alti, e' festa grande, ma quando i prezzi si abbassano, allora tutta l'economia ne soffre, visto che tutto il resto non e' all'altezza di trainare l'economia.

Ovviamente questo si applica a diversi paesi in modi diversi, ma se solo ci si focalizza sui paesi dell'OPEC, e si considera come indicatore il PIL, fra il 1965 ed il 1998, nei paesi produttori di petrolio, il prodotto interno lordo si e' abbassato dell' 1.3%, mentre nel resto dei paesi in via di sviluppo il PIL e' aumentato del 2.2%.
E per i petrol-paesi c'e' anche da ricordare che alla fine di tutto, quello che resta e' un paese al disastro ecologico. Vale per la Russia, vale per la Nigeria, vale per Groningen, vale per il Venezuela.